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Ambiente Calabria

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I fiumi della Calabria, a parte i maggiori, hanno per lo più carattere torrentizio e vengono chiamati “fiumare”.

Esse, tristemente famose, hanno letti incavati e ripidi che si fanno via via più ampi, scendendo a raggiera, dai fianchi delle montagne, verso il mare.

Solo poche di queste fiumare sono ammantate di splendida vegetazione: la maggior parte di esse ha ampi greti biancheggianti, aridi e sassosi.

Nei periodi di pioggia si gonfiano causando rovinose alluvioni, trascinando nel fango i campi coltivati sui fianchi delle montagne e causando paludi e interramenti sulle coste.

Dalle falde silane scende il fiume più lungo della regione: il Crati. La sua valle è un vasto corridoio che s’inoltra fino alla bella conca di Cosenza, fra due ali montuose: quella della Catena Costiera, ad ovest, e quella della Sila, ad est.

Adiacente alla foce, un’ampia spiaggia, delimitata dalla duna sabbiosa, coperta da vegetazione mediterranea. Segue una fascia artificiale di rimboschimento con pini ed eucalipti e, poi, acquitrini limitati da canne, tife e tamerici.

Nei pochi tratti forestali, una grande varietà di pioppi bianchi e neri, salici bianchi e rossi, olmi, ontani, frassini e molte piante rampicanti, come l’edera, la vite selvatica, la vitalba e il rovo.

Numerosissime le specie di uccelli, per i quali la zona è un passaggio obbligato, e i mammiferi che si riproducono regolarmente, come la volpe, il tasso, ma anche specie rare come l’istrice e la lontra.

Tra i rettili, i più comuni, come la lucertola e i ramarri, ma anche quelli più caratteristici, come la tartaruga d’acqua e la vipera.

Oltre al Crati, dai monti della Sila, scendono numerosi corsi d’acqua che, percorrendo suggestive vallate, raggiungono i due mari.

I più importanti sono il Neto e il Tàcina, che sboccano nello Ionio attraversando la zona del Marchesato di Crotone, ed il fiume Savuto, che sfocia nel mar Tirreno, tra la Catena Costiera ed il gruppo del monte Reventino.

Dalla Sila scendono anche il Simeri e il Corace, che affluiscono allo Ionio, e il Lamato e il Mesima che affluiscono al Tirreno insieme ai vari torrenti che nascono dal monte Crocco e dal monte Seduto.

Il Neto, lungo 84 Km, è famoso per lo sbarco presso la sua foce, dei fratelli Bandiera, provenienti da Corfù, nel giugno del 1844.

La sua foce, tra Crotone e Cirò Marina, non contaminata dal progresso, è uno dei luoghi più ricchi di fascino del litorale calabro, dove sono fusi elementi ripari, fluviali, palustri e litoranei, che costituiscono un’ oasi di protezione estesa 1500 ettari, destinati sicuramente a diventare una vera e propria riserva naturale.

La vegetazione è, infatti, rigogliosa e lussureggiante: sono diffusi fioriti tamerici, fitti canneti, pioppi, salici, ontani, gigli d’acqua, da cui prorompono enormi ramarri, grandi lucertole campestri, tartarughe d’acqua e, tra i canneti, anche qualche gallinella d’acqua.

Ma la vera attrattiva faunistica sono gli uccelli: i piro-piri, gabbiani, codoni, monachelle, averle, saltimpali.

Presenti anche alcune specie insolite, come l’elegante albastrello, la pernice di mare o la superba albanella minore.

 

 Sk

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