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Ambiente Calabria

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Tra il mare e i monti, per circa 1/3 della superficie totale della regione, si estendono lembi di terra pianeggianti, troncati in alcuni punti da incantevoli promontori sul mare.

Una delle tre zone pianeggianti, la Piana di Sibari, si apre sullo Ionio, davanti al Golfo di Taranto, fra Capo Spulico e Capo Trionto e riporta alla memoria col suo nome l’antica città di Sibari, colonia della Magna Grecia, distrutta da una catastrofe naturale. Fondata da coloni Achei, tra il fiume Crati e il Sibari, fu nel VI secolo a. C., centro ricchissimo e potente, famoso per il suo splendore.

Dopo la sua distruzione, la Piana fu interamente coperta dalla palude. Circa mezzo secolo fa, è ritornata fiorente di colture grazie alle opere di bonifica, di interventi agricoli e di diboscamenti.

 Degli ormai remoti ambienti selvaggi, ricchi di olmi, frassini, salici e farnie, popolati di lupi e cinghiali, oggi restano poche testimonianze nel bosco delle Caselle, esteso per 10 ettari, o nella presenza di alcuni alberi scampati al taglio che si possono incontrare lungo la strada tra Doria, Lauropoli e Francavilla Marittima.

Uno dei centri agricoli e commerciali più importanti della Piana è Cassano Ionico, famoso per i rigogliosi agrumeti, per i vigneti e gli uliveti e per la presenza, nel suo territorio, del sito archeologico di Sibari.

La piana di Gioia Tauro vista dall'Aspromonte

 

Davanti all’ampio Golfo di Sant’Eufemia, la costa si apre per un tratto, nella Piana di Sant’Eufemia, un tempo sommersa dal mare e successivamente ricoperta dai depositi alluvionali di vari fiumi.

Si estende da Capo Suvero alla foce dell’Angitola, per 180 Km quadrati, sull’istmo di Catanzaro, su un lembo di terra largo appena 30 Km.

Chiusa tra due promontori che seguono i confini del golfo, la Piana ha uno sviluppo orografico ad anfiteatro, per cui numerose valli, del Bagni, dell’Amato, di Marcellinara e dell’Angitola, si affacciano su di essa, con corsi d’acqua che la bagnano in ogni verso.

In mezzo alla verdeggiante Piana, con un’estensione di 16.400 ettari, è situato il comune di Lamezia Terme, nato nel 1968 dall’unione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia, attraversato dal fiume Amato oltre che da numerosi corsi.

Il comune abbraccia quattro bacini: quello di Falerna Spilinga, quello di Bagni e Cantagalli, quello dell’Amato e quello del Turrino, tutte zone caratterizzate, nel passato, da una consistente franosità.

I lavori di sistemazione, non ancora del tutto completati, hanno dato un aspetto nuovo a tutta la zona. E’ sviluppato l’artigianato, soprattutto quello delle lane e delle stoffe; sono presenti anche numerose aziende di trasformazione dei prodotti agricoli.

Al margine della Piana sorge Nicastro. Sede vescovile, quasi sicuramente di origine bizantina, è il più sviluppato dei tre centri. Famoso il rione di San Teodoro che vanta i ruderi di un castello normanno-svevo. Qui si possono incontrare le donne che indossano ancora i costumi tipici del paese.

 

Il golfo nella piana di Gioia Tauro

La più ampia delle tre zone pianeggianti della Calabria è la rigogliosa Piana di Gioia Tauro, che si estende per circa 400 Km. Limitata da colli che risalgono a terrazzi, la Piana, un tempo sommersa dalle acque, ha la forma di un pentagono con un lato che si affaccia sul Golfo di Gioia.

 Emerse in epoca preistorica, in seguito al sollevamento del fondo del Golfo di Gioia.

Nel settecento, la piana si presentava come un immenso pantano, luogo di malaria e di branchi di lupi e cinghiali. Fu il marchese Vito Nunziante ad iniziare l’opera di bonifica.

Favorita dal clima mite, al riparo dai venti, è la zona più fertile della Calabria, grazie anche all’umidità del Tirreno che la bagna. Scendono alla Piana, da nord, il fiume Mesima ed altri torrenti che nascono dal monte Crocco e dal monte Seduto; da sud, scendono, invece, le acque provenienti dall’Aspromonte.

Purtroppo questo paesaggio, un tempo rigoglioso, quasi uno sconfinato mareggiare di uliveti, agrumeti e vigneti, ha dovuto, in buona parte, cedere il posto ad uno dei tanti complessi industriali sorti nella vana speranza di risolvere l’annoso problema dell’occupazione nel Mezzogiorno.

 

 

Il centro più noto della Piana è Gioia Tauro, che vanta un porto denso di traffico. Poco più avanti, San Ferdinando, fondato dal marchese Nunziante, che per aver bonificato la Piana, ottenne in compenso il territorio su cui fondò la cittadina. Sui colli che orlano la piana, verso nord, sorgono i centri di Rosarno, di Gàlatro e di Laureana di Borrello.

Risalendo da Gioia Tauro, ai margini della Piana, le due graziose cittadine di Taurianova e Cittanova, mentre, affacciate sulla Piana, più a nord, San Giorgio Morgeto, che domina pittoresco da un poggio coronato dai ruderi di un castello, Polistena con le sue chiese ricche di opere d’arte e Cinquefrondi, costituito da cinque borghi che si unirono per difendersi dalle incursioni saracene.

 

 Sk

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