Angela Eleonora Calarco

I want to live forever

io voglio vivere per sempre

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Capitolo II

La sconosciuta poteva avere 16-17 anni, aveva corti capelli castani ed occhi azzurri.

Era leggermente più bassa di Laira, vestita con un paio di jeans neri ed una felpa bianca. «Ti ho trovato, finalmente! Sei tu, non posso sbagliarmi!» esclamò la misteriosa ragazza. «Cosa? Ma che stai dicendo? Mi vuoi spiegare?!» «Si, si, hai ragione, ora ti spiegherò tutto. Mi chiamo Cindy, ho 17 anni e sono americana, ma conosco molto bene la tua lingua perché mia madre viveva a Torino. Quei tre uomini mi inseguivano perché… ma forse è meglio che ti racconti tutto dall’inizio. Qualche giorno fa in Brasile, il mio Paese, mi trovavo nella foresta amazzonica per prelevare un campione d’acqua del Rio Negro da analizzare a scuola. Era quasi sera e mentre stavo per tornare a casa ho notato una costruzione un po’… diciamo fuori luogo per quel contesto. Così, mi sono avvicinata, ed ho subito capito che era un laboratorio: da una finestra ho visto dentro un gruppo di uomini in camice ed uno stregone di una delle tante tribù amazzoniche dietro ad un grande pentolone. Ebbene, ho sentito che questi… scienziati, penso che siano tali, intendono unificare le quattro forze che tengono insieme tutto l’universo. Lo stregone, però, continuava a ripetere che tutta l’operazione sarebbe fallita, e tutti loro sarebbero morti per opera di un italiano che in un modo o nell'altro aveva a che fare con Mao T-sung, il campione del mondo di arti marziali morto quindici anni fa, che fino ad oggi nessuno è mai riuscito ad eguagliare. Dunque, questo sconosciuto doveva essere assolutamente eliminato. Detto ciò fece uscire del fumo dal pentolone e dopo qualche secondo apparve prima la tua regione e poi la tua casa.

Laira

disegno A.E.Calarco

Disegno Angela  Calarco

Tuttavia non potei sentire altro: quattro uomini aprirono improvvisamente la porta del laboratorio e mi videro; uno ordinò agli altri di catturarmi ed io scappai subito, decisa a trovare quest'abitazione: sapevo dell’esistenza di quel progetto, non potevo fare finta di nulla. E poi, ero sicura di non riuscire a liberarmi di quegli uomini se non da morta. Sono partita quel giorno stesso, arrivata qua pensavo che non mi avessero seguito, ma li ho trovati all’aeroporto ad aspettarmi. Quasi per miracolo sono riuscita a scappare ancora e, dopo essermi nascosta varie volte, ed altrettante trovata, questa casa mi è apparsa davanti come... come per magia, sai quando sei alla ricerca di qualche cosa, ti distrai e ti dimentichi del tuo obiettivo... e poi te lo ritrovi davanti senza... senza averlo chiesto, senza aver sospettato minimamente che fosse lì... insomma, per concludere,  ho cercato di seminarli e sono entrata dalla finestra della cucina (a proposito: l'hai lasciata aperta, c'è una corrente che non ti dico!) ma mi avevano visto e sono entrati pure loro. Il resto lo sai già… ehi, mi stai ascoltando?» «Cosa? Ah, si, ti ho ascoltato, con un solo orecchio ma ti ho sentito. Dimmi, hai idea di che tipo di energia si genererebbe unendo queste quattro forze?» «Beh, no, non sono molto pratica di queste cose, ma da come ne hanno parlato mi hanno fatto spaventare. Perché, è molto elevata?»  «L’unico luogo dove è esistita questa forza è stato l’universo primordiale, dove per un attimo si è liberata una grande energia unificatrice» «Oh…» «Sicuramente quegli scienziati stavano parlando delle quattro forze fondamentali, e cioè quella gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte.

La scienza ha sempre cercato di riuscire in questa unione, da quando Newton ha scoperto la forza di gravità ad oggi, ma è un’impresa che può essere definita disperata» «E perché?» «Perché l’energia che richiede questo tipo di unione è tale che, con i più sofisticati acceleratori di particelle di oggi, ne servirebbe uno pari alle dimensioni della nostra galassia» «E’ sempre più incredibile…» «Comunque, stavo pensando... io non ho mai combattuto... ma ora, improvvisamente mi ritrovo a saperlo fare come un’esperta...» «Vuoi dire che tu non pratichi le arti marziali?!» «Beh...no» «Ma... ma come hai fatto prima a... Santo Cielo, è da un pò di tempo a questa parte che non ci capisco più niente!» Laira rimase assorta nei suoi pensieri. «Tu, per me, hai sognato» decretò alla fine. «No, ti giuro, è tutto vero! Neanch’io ci avrei creduto se qualcuno l’avesse raccontato, ma ho visto tutto con i miei occhi!» «Devi avere qualche rotella fuori posto» «Perché non mi vuoi ascoltare?!». Laira fece uno sbuffo, e disse con una punta di irritazione: «E va bene: tu non hai sognato, né sogni tuttora, gli scienziati esistono e vogliono distruggere l’universo…» «Distruggere l’universo?!» «Certo! Se le quattro forze venissero unite, il protone, di cui è fatta la materia dell’universo, risulterebbe instabile e potrebbe degenerare. Conseguenza: l’universo si disgregherebbe progressivamente… dov’ero rimasta con la storiella?

Disegno Angela  Calarco

Ah, si, vogliono distruggerci tutti quanti ed io sono l’eroina che deve salvarli. Ok. E a questo punto che dovrei fare?» «Partire per l’Amazzonia!» «Tu sei pazza, e te l’ho già detto» «Bene, io ho sognato, dici? Ok. Vieni in Amazzonia così pure tu fai un bel sogno!». Laira non fece in tempo a rispondere perché squillò il telefono. Fissò per alcuni secondi Cindy.  «Fuori dai piedi! Quando torno non voglio più vederti qua dentro». Detto questo andò a rispondere. La brasiliana era tentata di obbedire, perché quella ragazza le faceva paura: il colore dei suoi occhi, uno splendente quanto insolito rosso rubino, contrastava con l’impressione di terribile gelo che infondeva a chi aveva il coraggio di fissarla apertamente in viso. Ma non poteva andarsene! Doveva tentare anche l’impossibile per convincerla!

Intanto Laira aveva risposto al telefono. Erano i suoi zii.

«Ciao, cara, come stai? Sono la zia! Tutto bene? Ti manca niente?» «No, zia, sto perfettamente. E voi?» «Abbiamo trovato una casa a basso prezzo, è piccola, ma almeno non dovremo spendere soldi ogni mese. Ti passo lo zio!» «Va bene, ciao zia!» «Laira, stai bene? Penso che ci stabiliremo qua noi» «Beh, spero che stiate bene!» «Oh, ci puoi giurare! Se ti manca qualcosa non hai che da chiamare, questo è il numero: 8563871 Capito? Ora ti saluto, fai la brava. La zia ti bacia» «Grazie, zio, ma non penso che avrò bisogno di qualcosa. Ciao, a te e alla zia!» e così chiuse il telefono. «Bene, i zietti mettono i conservanti nel formaggio! Carino, da parte loro, l’interesse a non farmi marcire!» e così si incamminò verso la sua stanza. «Sarò sola» pensò. «Bene».

Entrata nella camera, vedendo che l’intrusa era ancora seduta su una sedia vicino alla scrivania, disse: «Ancora sei qui?» «Non me ne andrò» rispose Cindy «è troppo importante che io riesca a convincerti a partire!». Laira rimase in silenzio per alcuni minuti. Alla fine, tirò un lungo sospiro e disse: «Ok, partiamo. A me non interessa. La delusione sarà tutta tua. Io non so combattere, quei colpi li avrò visti in televisione e me li sarò ricordati. Tanto ora a scuola abbiamo le vacanze» «Ero sicura di riuscire a convincerti! Avanti, partiamo subito!» «A proposito» continuò poi la ragazza «Penso ti possa interessare il fatto che Mao T-sung era mio zio». Cindy la guardò sbalordita: «Mao T-sung era tuo…!».

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