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cura di
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Angela
E.Calarco: Webmaster, ideaz., prog., elab. graf., testi. |
Simona
Valeriani: coautore, ricerche |
La
storia Da Froid al 1980 L'equipe
Nuovi campi L'azione
La nuova equipe Prospettive
Intervista
L'equipe
psichiatrica
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Il
fisiologo russo I. P. Pavlov (3° da sx) divenne celebre per i
suoi esperimenti sui riflessi condizionati. |
La
storia
La
psichiatria (cura dell’ anima) è quella branca della medicina che
studia le alterazioni delle funzioni psichiche siano esse semplici
anomalie oppure vere e proprie malattie mentali (psicosi).
Nel
mondo occidentale i medici iniziarono ad occuparsi dei malati mentali a
partire dal diciannovesimo secolo in cui si pensava che essa fosse
causata da influenze sia psicologiche che sociali.
Durante
la seconda metà del secolo gli psichiatri spostarono l’attenzione
esclusivamente sui fattori biologici: era comune l’impiego di farmaci
ed altre forme di terapia fisica. |
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Da
Freud agli anni '80
All’inizio
del XX secolo, la scoperta, a opera di Freud, dell’esistenza di
componenti inconsce che agiscono sul comportamento modificò l’impostazione
del pensiero psichiatrico: l’attenzione si spostò sui processi
interni alla psiche individuale.
A
metà degli anni Cinquanta si introdussero i primi farmaci efficaci
contro i sintomi psicotici; insieme alla terapia farmacologica, negli
ospedali psichiatrici vennero introdotti trattamenti più attenti agli
aspetti umani.
Con
gli anni Ottanta la psichiatria spostò nuovamente l’attenzione sui
fattori biologici, diminuendo l’interesse per gli influssi dell’ambiente
psicosociale sulla salute mentale degli individui. |
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Nascita
dell' equipe
Negli
ultimi anni le modalità di lavoro della psichiatria sono ancora
cambiate: nella cura della malattia mentale, infatti, oltre lo
psichiatra hanno un ruolo centrale anche altri operatori professionali:
l’infermiere psichiatrico, lo psicologo clinico, l’assistente
sociale, il terapista della riabilitazione, gli agenti e le agenzie di
volontariato.
In
tale modo si viene a realizzare, da parte dello psichiatra, una
assunzione di responsabilità nei confronti del paziente che si può
definire parallela e complementare a quella del medico di reparto. |

Sigmund
Freud, ideatore della psicoanalisi. |
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I
nuovi campi dell'equipe
Il
lavoro di equipe è un grande strumento di aiuto per le persone
mentalmente disturbate, soprattutto quelle ricoverate con patologie
mediche come infarto, ictus, ustioni, cancro, sieropositività, che
comportano un forte stress e chirurgiche che richiedono trapianti o
interventi di varia natura.
Questo
punto di vista ha cambiato e ampliato il campo di interesse della
psichiatria: dal semplice diagnosticare le malattie mentali essa volge,
ora, la sue attenzione alle cosiddette patologie psicosomatiche trovando
così una maggiore collocazione nell’ospedale generale. |
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Carl
Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, collaboratore
di Freud, in seguito si stacco dalla concezione freudiana , dando un
nuovo contributo al dibattito psicoanalitico in cui si annovera la
distinzione fra l'inconscio personale, e l'inconscio collettivo. |
Modalità
dell'azione
In
effetti il modo in cui l’uomo oggi esprime il proprio disagio
psicologico è cambiato profondamente comunicando attraverso il corpo le
proprie emozioni e così si sfocia in disfunzioni mestruali,
gastroenteriche, ecc. Inoltre l’ansia e la depressione riscontrate
frequentemente in ospedale, condizionano il decorso di una qualsiasi
patologia somatica.
Ad
esempio l’opportunità di una ragazza anoressica, ricoverata per i
preliminari accertamenti medici, di rendersi consapevole dell’origine
psichica del suo disturbo può essere fondamentale per evitare una
cronicizzazione ed un peggioramento del quadro clinico.
Così
il riconoscimento di una struttura delle personalità dei pazienti che
sono spesso ricoverati in reparti medici o chirurgici in seguito di
ebbrezza alcolica, esiti di traumatismi, tentato suicidio, può fornire
l’opportunità di iniziare un percorso terapeutico. |
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Collocazione
della nuova equipe
Il
grande fermento del settore è riscontrabile in quanto sta avvenendo sia
negli USA sia nei paesi europei dove si è stabilita la collaborazione
clinica e di ricerca per migliorare l’assistenza psicologica e
psichiatrica nelle strutture sanitarie.
La
collocazione della psichiatria, degli psichiatri dei pazienti con
sofferenza psichica a pieno titolo all’interno della medicina, non è
tuttavia un obiettivo completamente raggiunto.
Di
fatto i pazienti con malattie medico-psichiatriche ricevono raramente un
trattamento adeguato, siano essi ricoverati o no. Ciò accade
principalmente per la mancanza di appropriati strumenti di screeming e
per la scarsa propensione dei medici ad individuare i problemi
psicosociali dei loro pazienti. |
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Prospettive
Questo
cambiamento culturale, oggi più che mai necessario se si considera la
crisi di fiducia fra pazienti ed operatori, può favorire forme di
collaborazione fra psichiatra e staff curante più continue e
strutturate, aprendo le porte alla cosiddetta attività di collegamento
o “liaison”. |
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Intervista
al Dott. Gianfranco Suraci psichiatra |
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D.
Quali sono le sue esperienze di
lavoro?
R.
Sono laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di
Messina e specializzatomi nel ’94 in neuropsichiatria infantile presso
il Policlinico della stessa città. Lavoro da sempre presso strutture di
riabilitazione psicomotoria per minori e coordino un servizio di
sostegno a famiglie multiproblematiche patrocinato dal Comune di Reggio
Calabria Inoltre lavoro con un rapporto di convenzione privata con
alcune scuole. |
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D.
Durante la sua carriera le è mai capitato di lavorare insieme ad
altri operatori professionali (come l'infermiere psichiatrico, lo
psicologo clinico, l'assistente sociale, il medico di reparto, ecc.) per
la cura di una malattia psicosomatica? Se si, ci potrebbe
raccontare brevemente come si sono svolti i fatti e se il contributo dei
suddetti collaboratori è stato essenziale? Inoltre, quest'esperienza le
è stata utile per sviluppare una sua personale metodologia nella cura
del paziente?
R.
Proprio nell’attività riguardanti il sostegno alle famiglie
multiproblematiche ho l’opportunità di lavorare assieme ad una
psicologa ad a due assistenti sociali, il che mi permette di dilatare l’intervento
realizzando programmazioni che oltre l’aspetto prettamente medico,
nella fattispecie psicologico o psichiatrico,
curano l’aspetto socio-relazionale. Inoltre obiettivo di
primaria importanza è quello di essere collegati ad una rete di servizi
con Istituzioni, a carattere sanitario, educativo e socio-economico che
appunto offre un sostegno a 360°all’utenza. |
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D.
I pazienti con comorbidità medico-psichiatriche ricevono raramente un
trattamento adeguato. Secondo lei, perchè ciò accade, e come si
potrebbe risolvere il problema?
R.
E’ vero che non sono rari i casi di inadeguato
trattamento e, secondo me, ciò avviene principalmente poiché sono
scarsissime le strutture che possono accogliere le esigenze che 24h su
24h i pazienti psichiatrici e
le loro famiglie presentano. L’esempio principe potrebbe essere la
chiusura degli ospedali psichiatrici, che nell’intento voleva essere
un tentativo di creare delle condizioni di vita più dignitose dei
pazienti , ma ciò è stato
fatto senza aver creato contemporaneamente strutture adeguate, per cui i
cosiddetti ex O.P. sono spesso rimasti a carico delle famiglie. Ora si
stanno creando strutture e personale adatto, ma tutto ciò risente
principalmente delle “iniziative” politiche con la conseguenze che
una ormai lunga esperienza da cittadini italiani (ed in particolare per
noi del sud) ci lascia intuire. |
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D.
Nel nostro lavoro di ricerca ci siamo imbattute in un articolo di
giornale in cui si afferma che, attualmente, esiste una crisi di fiducia
tra pazienti ed operatori. Cosa ne pensa riguardo a ciò?
R.
Non potendo conoscere nel particolare l’articolo di riferimento non
posso addentrarmi, però tornando a quanto detto prima è facile intuire
come le difficoltà politico-sanitarie influiscano sul rapporto tra
medico e paziente. |
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Responsabile:
Nino Calarco
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