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Un esempio di vitalità e di decadenza urbana nella storia calabrese |
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Nino Calarco: Webmaster, ideaz. prog. fotografia - Veronica Aretini: autore dei testi |
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parte 1
parte 2
L'età moderna Parte 1 L'età moderna Parte 2 u Immagini/Foto
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Il contesto economico-sociale in Età moderna
Per tutto il corso del XVI secolo la dominanza urbana è esercitata anche in virtù dei rilevanti benefici economici che derivano alla città dallo sviluppo di una fiorente produzione artigianale, destinata ad evolversi in vere e proprie forme di attività manufatturiera, capace di dar vita ad una fiorente produzione di manufatti di seta e di vino, destinata all’esportazione. |
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In tal modo, nell’arco di pochi decenni, Amantea s’impone come uno dei principali centri regionali di produzione serica e viticola traendo effettivi vantaggi dal “trend” economico positivo cinquecentesco (16). L’alto grado di remuneratività della sericoltura, unitamente a quello, sia pur più modesto, della viticoltura, favorisce l’accumulazione di capitale anche al di fuori dei ristretti ambiti della tradizionale aristocrazia amanteana, interessando direttamente anche quei ceti urbani più direttamente impegnati nelle attività agricole e nel commercio marittimo. |
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Difatti i primi segnali di recessione economica, quali il deprezzamento sul mercato regnicolo della “fronda” dei gelsi e la crisi dei commerci, nel destabilizzare la situazione economica dell’intera regione calabrese, in Amantea aprono la strada all’antagonismo di classe (17). Il processo di accumulazione di capitali introduce nuovi e importanti meccanismi di trasformazione sociale, che agiscono in direzione di una crescente articolazione in senso moderno della società locale. Si creano così le condizioni oggettive più favorevoli all’ascesa di un ceto medio, attivamente impegnato nell’esercizio delle attività produttive, nei commerci e nei traffici marittimi di medio-lungo raggio. |
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Questo ceto emergente, di chiara matrice borghese, imprenditoriale e mercantile, nel detenere il capitale va progressivamente affiancando l’antico patriziato cittadino nel governo della città e nell’amministrazione del demanio. Per tutto il corso della seconda metà del Cinquecento si assiste ad una vera e propria “corsa” all’acquisto fondiario da parte delle nuove famiglie borghesi amanteane, che ambiscono alla propria e definitiva ascesa sociale e vedono nella proprietà della terra l’unico mezzo per ottenere l’effettivo riconoscimento del nuovo “status” raggiunto. |
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Pur
tuttavia, con la crisi del Seicento, quando in Calabria vengono meno le
favorevoli congiunture di mercato, queste famiglie emergenti cittadine
che, nell’esercizio del potere locale, ormai affiancano la
tradizionale classe dominante, manifestano un deciso arroccamento
ripiegandosi verso posizioni di difesa dei privilegi appena acquisiti. Nell’incertezza e nella precarietà dei tempi, a fronte delle crescenti rivendicazioni dei ceti popolari colpiti dalla progressione del peso fiscale, il ceto medio amanteano, che mira a conservare il diritto di partecipare al governo della città, assume un atteggiamento sempre più rigido |
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contribuendo attivamente a restringere quegli spazi di mobilità e di dinamica sociale che, nel passato, gli avevano consentito di ascendere ai vertici del potere locale. In tal modo le nuove famiglie emergenti locali, nel difendere con estrema tenacia i privilegi acquisiti e il ruolo di primo piano da poco assunto in campo politico e sociale, si oppongono sempre più apertamente ai ripetuti tentativi d’inserimento attivo nella vita cittadina messi in atto dalla massa dei ceti popolari. |
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Allo sforzo intrapreso dalla nuova elitè amanteana per ottenere i vantaggi politici necessari a rafforzare il proprio potere contrattuale nei confronti del tradizionale patriziato cittadino, va inscritto anche il contributo offerto dalle nuove famiglie notabili locali, in termini di milizie armate, alla città, nel 1630 impegnata a respingere l’assalto delle milizie del principe di Belmonte Ravaschieri (18). |