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Incursioni turchesche

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Pur tuttavia di li a poco, dopo appena dieci anni dalla decisione governativa di stabilire a Reggio la residenza del Preside, il verificarsi di una nuova e drammatica scorribanda turchesca in città vanifica ogni sforzo diretto alla crescita nello sviluppo della città dello Stretto.

Nel 1594, infatti, l'imperatore ottomano Murad III (1574-1595) nel lanciare una controffensiva all'Europa cristiana invadendo l'Ungheria, da Costantinopoli invia in Italia meridionale il suo ammiraglio Hassan, detto Sinan Cicala (rinnegato messinese di nome Scipione Cicala), per distruggere, con 96 navi e numerose truppe da sbarco, le città marittime quivi dislocate.

La notizia dell'imminente assalto turchesco giunge a Reggio con un certo anticipo. Non esistendo in città un presidio adeguato alla difesa, la gente terrorizzata si prepara alla fuga.

Lo stesso Preside della Provincia posto a capo dei presidio di Reggio, Diego Aiala`, ordina a tutti gli abitanti del comprensorio di

 

abbandonare le abitazioni e di ritirarsi verso l'interno collinare, portando la maggior quantità possibile dei propri averi.

Difatti quando, il 2 settembre del '94 il terribile Hassan giunge con la sua flotta sullo Stretto, trova la città praticamente deserta.

Temendo un'imboscata, il rinnegato messinese per tre giorni costeggia con le sue navi i litorali reggini senza attaccare ma poi, resosi conto che la città è realmente imbelle, sferra l'attacco con tutte le sue truppe.

Una volta sbarcato a Reggio, però, non trovando il bottino sperato e rabbioso per l'onta subita, il Cicala dà il via ad un'opera di distruzione che non trova precedenti nella storia della città. In questa occasione, infatti, i Turchi si mostrano particolarmente brutali

nei confronti della città assediata, mettendo a ferro e a fuoco gran parte degli edifici urbani, civili e religiosi,  senza risparmiare razzie e deportazioni ai danni soprattutto di quei cittadini per i quali il grave stato d'indigenza non aveva consentito di mettere in salvo le proprie cose.

La ferocia delle azioni turchesche in città trova conferma al tempo nella concessione del titolo di Pashà fatta dallo stesso Sultano a favore del rinnegato messinese che aveva guidato l'offensiva come premio per l'energia con la quale aveva diretto l'operazione a Reggio (13)

I Turchi non si limitano soltanto al saccheggio, ma incendiano anche migliaia d'edifici cittadini, profanando e distruggendo quasi tutte le chiese dislocate sul territorio urbano. La furia devastatrice turchesca non risparmia neppure il Duomo, dove è profanata la tomba del defunto Arcivescovo del Fosso e sono dati alle fiamme gli archivi del Palazzo arcivescovile (14) .

Anche la chiesa bizantina degli Ottimati, allora indicata come la cripta di San Gregorio e "curata" dai Gesuiti, che è ritenuta il più moderno edificio ecclesiastico della città, subisce gravissimi danni.

La chiesa non viene totalmente distrutta, come invece accade per quella ad essa sovrapposta di età normanna, soltanto in virtù della sua collocazione sotto terra dove le fiamme non trovano le condizioni idonee per divampare.

Anche gli edifici pubblici della città subiscono gravissimi danni, tant'è che è data alle fiamme anche la gran parte dei regi archivi della Provincia.

Sicché, all'indomani del drammatico assalto, il Viceré, conte di Miranda, non ritenendo più sicura la permanenza a Reggio del Preside e della Regia Udienza, dopo soli dieci anni dal l'insediamento, sposta dalla città gli archivi e i tribunali provinciali per garantirli da nuove azioni piratesche.

Nello stesso 1594 questi sono trasferiti prima a Seminara e poi restituiti definitivamente a Catanzaro con grave danno per la città della Fata Morgana, che vede sfumare l'occasione di una sua definitiva promozione ai ranghi superiori della locale gerarchia urbana.

Pur tuttavia il Viceré, in considerazione dello stato di prostrazione in cui è caduta Reggio, promette alla città di organizzare al più presto un presidio militare atto a difendere la cittadinanza dalla rinnovata minaccia proveniente dal mare.

Seppur la presenza costante di un presidio militare in Reggio è causa di gravi conflittualità sociali, tuttavia grazie ad esso sono scongiurati i nuovi assalti alla città tentati dal Cicala ancora nel 1598 e nel 1602.

Questo ultimo tentativo di sbarco, pochi mesi prima della morte del Cicala a Costantinopoli, segna la conclusione dell'azione piratesca ottomana ai danni di Reggio, che ha lasciato la gente in uno stato psicologico di grave smarrimento.

Con il diradarsi delle incursioni piratesche in tutto il territorio costiero si avverte una rinnovata espansione della gelsicoltura, ma gli effetti positivi che i nuovi fermenti colturali inducono nella vita locale si avvertono soltanto nei primi decenni del '600.

All'epoca, però, le nuove contingenze internazionali hanno ormai decretato la crisi del settore serico e la gelsicoltura, quale produzione altamente specializzata prevalente nel reggino, è sottoposta ad un aspro gravame fiscale e non si rivela più redditizia.

 

 SK

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