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Terremoti, corruzione, crisi economica e peste |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog. - prof.ssa Veronica Aretini: autore dei testi |
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Calamità,
corruzione, crisi, peste Foto/Immagini
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Le sorti della città di Reggio sono destinate a precipitare ancora, a partire dal 1599 e soprattutto con il 1603, quando i frequenti terremoti, che si susseguono in Sicilia e nella sezione più a nord della Calabria, sono avvertiti con particolare intensità anche in tutta l'area dello Stretto, provocando gravi lesioni, se non il crollo, a quei pochi edifici pubblici e privati cittadini scampati alla furia devastatrice dei Turchi (16). Al
degrado ambientale si aggiunge il progressivo, ma inesorabile, declino
dell'economia comprensoriale basata sulla produzione serica, schiacciata dal
fiscalismo vessatorio del governo. La nuova politica fiscale, che è diretta a colpire uno dei settori più vitali dell'economia regnicola, è avviata dal nuovo Viceré, conte di Lemos, che nel luglio dei 1599 è inviato a Napoli come Governatore dal re Filippo III, succeduto al padre Filippo Il sul trono di Spagna. |
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Immediato provvedimento adottato dal nuovo Viceré è la "Regia imposta sull'industria serica di tutto il Regno", pari a grana 15 a libbra sulla seta prodotta, cui si aggiungono ulteriori imposte sullo scarto del prodotto. Il nuovo gravame fiscale, che toglie competitività alla produzione serica di
tutto il Regno, è fattore involutivo determinante agli effetti di quella
reggina, che si avvale dei metodi tradizionali di produzione ad alto costo di
manodopera. Difatti in breve tempo si assiste al fallimento di molti produttori di seta reggini, incapaci di far fonte ai nuovi oneri". Al tempo la seta locale, soggetta alla bilancia del "Regio arrendamento", ogni giorno è pesata dal Regio pesatore e tassata secondo la nuova imposta governativa. |
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Ad aggravare la situazione concorre la decisione, presa dal nuovo sovrano Filippo IV di Spagna, di concedere per privilegio l'ufficio della pesatura della seta reggina a Salvo Minardi e alla sua farniglia in perpetuo, con "gaggi ed emulamenti annessi", per un annuo versamento alle casse dello Stato di 24 ducati. Il
privilegio, e gli stessi termini della concessione gravosi anche per l'arrendatore,
è motivo di comportamenti illeciti da parte dello stesso, che garantiscono
un incremento delle entrate derivanti dall'esercizio della carica pubblica a
danno di molti piccoli produttori locali. Mentre
il degrado raggiunto da Reggio non trova riscontro negli altri centri calabresi
dei tempo, il governo municipale è gestito da uomini senza scrupoli, mossi più
da tornaconti personali che non da ragioni d'etica comportamentale.
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Costoro,
per accaparrarsi il potere della città, non esitano a dar vita a gravi
conflittualità sociali, scatenando la lotta tra fazioni rivali a danno dei ceti
urbani più deboli. Per alleviare lo stato di prostrazione in cui è caduta la città di Reggio la corte viceregnale si fa al tempo promotrice in loco di alcune attività economiche. Nel 1612, infatti, tutto il comprensorio reggino è interessato da una
produzione agricola "sovvenzionata" dall'intervento pubblico e
destinata all'approvvigionamento degli uomini arruolati sulle navi che sono
impegnate a scoraggiare gli ultimi tentativi di saccheggio portati avanti dalla
pirateria turchesca lungo le coste del Viceregno. |
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La produzione locale è supportata anche mediante l'importazione dalle regioni limitrofe, e in particolare da Crotone, dalla Sicilia e dalle Puglie, di merci quali farine, formaggi, olio, vino e carni suine che sono acquistate con denaro regio". Ciò consente a Reggio una certa vivacità economica che si evidenzia anche attraverso la produzione artigianale di vasi di creta contenenti alcune qualità di pesce, come le "melondrine" e le "trichie" conservate sotto sale, che sono immagazzinati in città per ordine dello stesso Viceré (20). Pur tuttavia la situazione reggina è destinata a precipitare di li a poco. Difatti il 20 luglio 1621 si abbatte sulla città una violenta tempesta di grandine e di pioggia, accompagnata da fortissimo vento di ponente, che è causa dello straripamento delle fiumare nelle strade pubbliche, con gravi danni alle stesse abitazioni urbane meglio costruite e di proprietà delle famiglie abbienti cittadine 21. |
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Il 23 marzo del 1622 una forte scossa sismica del tipo ondulatorio, ripetutasi
l'11 luglio successivo, nel danneggiare ulteriormente le strutture edilizie
della città, è diretta causa di un lungo periodo di carestia. La
storiografia tradizionale ci dice che nel reggino, a causa dello stratificarsi
sui campi coltivati delle ceneri vulcaniche, si ammalano e si essiccano molti
alberi da frutto, compresi i gelsi per l'allevamento del baco da seta, così
come i pochi cereali dislocati lungo i terrazzamenti di monte, con drastica
contrazione nella produzione agricola delle campagne. |
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In
tali avversità la grave crisi monetaria del 1622, con la conseguente
svalutazione del carlino attuata dalla Corona, dà il colpo di grazia
all'economia reggina ed è motivo di grave depressione per la locale vita
finanziaria 21. Le difficili condizioni in cui versano i ceti subalterni, sia urbani che dell'immediato entroterra rurale, si aggravano ulteriormente soprattutto all'indomani della terribile pestilenza dei 1636.
L'intensità dell'evento epidemico, che in breve tempo dilaga in tutto il
reggino, ci è testimoniata dalla stessa storiografia del tempo che indica la
peste del '36 come uno dei principali fattori responsabili della sensibile
involuzione demografica che caratterizza la città di Reggio per tutto il
Seicento". |
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Alla peste fa seguito la diffusione nel 1638, di una malattia al tempo sconosciuta, che è causa di morte repentina tra la gente.
La malattia, che sappiamo colpire alla gola impedendo l'ingestione di cibi e
bevande e provocando il soffocamento soprattutto nei bambini e nelle persone
anziane, sembra importata a Reggio da Napoli attraverso il continuo via vai
delle truppe destinate al presidio della città. Nel quarto decennio del secolo la popolazione urbana, ridotta a circa settemila unità, non conta più di un migliaio di fuochi, contro i seimila fuochi censiti ancora nel 1595.
In questo contesto la conflittualità sociale si spinge fino a raggiungere toni
assai aspri, rendendo sempre più urgente l'adozione di misure di controllo delle
masse popolari.
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