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Il centro urbano |
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Nino Calarco: webmaster, fotografia - Veronica Aretini: testi. |
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Calamità, corruzione, crisi, peste
Foto/Immagini
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All'epoca dunque Reggio è una città umiliata, che ha visto vanificata ogni ambizione a potenziare le proprie funzioni urbane per ascendere al rango di capitale politico‑amministrativa della provincia più meridionale del Regno continentale.
Il ripiegamento in se stessa della Reggio di età barocca è leggibile anche nelle
ridotte dimensioni assunte dal suo impianto urbano e dalle stesse mura
cittadine, che ormai non superano i mille passi. La città, depauperata del proprio arredo urbano, si presenta di ristretta forma quadrata, protetta ad ogni angolo da una fortezza: il Castello aragonese in altura, il Torrione della Battagliola, il Forte di Lemos, dove si collocano la fonderia e l'artiglieria, e il Forte di S. Francesco. L'intera planimetria urbana si ripartisce dunque in quattro sezioni per mezzo di due linee trasversali, che tagliano virtualmente il quadrato cittadino in due parti. |
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La prima va dalla Porta detta Dogana, dove si colloca la maggior parte degli edifici pubblici, al Castello per prolungarsi poi sulla destra fino alla Porta Amalfitana, situata lato mare e dove si localizza la torre delle Carceri; la seconda, invece, va da Porta Mesa fino alla Porta di San Filippo.
Ai piedi del Castello, circondato da fossato e munito di torri, avamposti e
cannoni di bronzo, verso occidente si trovano il Palazzo Arcivescovile e la
Chiesa Cattedrale, gravemente lesionati e in stato di avanzato degrado (29). Il
rimanente patrimonio edilizio di Reggio, fatta eccezione per alcune chiese di
particolare prestigio e alcuni edifici di pubblica utilità, è per lo più
costituito da una serie di precarie costruzioni di terra e mattoni, coperte di
tegole e con strutture gravemente compromesse.
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