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L'amministrazione dell'Università

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L'amministrazione dell'Università è affidata ad un Consiglio di 18 membri, cinque nobili e quattro onorati o civili, cinque maestri e quattro massari o villani.

Sotto l'apparenza di una pariteticità nel Consiglio tra i 9 membri dei primi due ceti e i 9 dei secondi due ceti, in realtà si spezza definitivamente la rappresentanza popolare tra artigiani e rurali e si rende possibile il definitivo controllo sulla stessa.

In tal modo si argina la conflittualità di classe portando a conclusione quel processo di chiusura oligarchica del Comune messo in moto a Reggio ancora a partire dal 1503, con notevole anticipo rispetto alle maggiori municipalità calabresi, ma non ancora concluso per le particolari contingenze che avevano segnato l'area dello Stretto nel corso di quel secolo.

La conclusione secentesca di tale processo rende possibile un compromesso tra classe dominante reggina e clero locale in quanto, mentre è garantita a questo ultimo la piena riaffermazione dei tradizionali privilegi gravemente minacciati, al tempo stesso è assicurato al patriziato reggino il controllo sul potere esecutivo.

Il nuovo Regolamento municipale, discusso dal Parlamento ed approvato dal Regio Collateral Consiglio e dal Viceré, è messo definitivamente in vigore nello stesso anno 1638 con il nome di "Capitolazione".

L'anno 1638 segna, dunque, una tappa fonda mentale per la storia della città, che sancisce l'avvio di una nuova età segnata da un procedere dei clero locale sempre più a fianco della classe dirigente reggina.

Le modifiche apportate al Regolamento municipale riguardano anche l'elezione dei sindaci, che per consuetudine è preceduta da faide tra potenti famiglie rivali.

Pur restando i sindaci nel numero di 3, due nobili e un civile, l'annua elezione degli stessi, spostata dal 23 aprile al 24 giugno, è ora regolata da leggi e da nuovi regolamenti atti, almeno in teoria, a frenare la corruzione dilagante (40).

Nonostante i tanti espedienti attuati dagli amministratori locali per fronteggiare lo stato debitorio in cui versano le casse del Comune, a metà dei secolo l'indebitamento dell'Università di Reggio ha raggiunto livelli insostenibili.

Ciò dipende anche dal fatto che la città, nel 1649, si trova a dover riscattare la terra di Sambatello e i suoi casali al duca di Bruzzano per l'ingente somma di 52.000 ducati. Successivamente, per incapacità dei suoi stessi amministratori, Reggio è ulteriormente gravata per altri 10.660 ducati.

Contemporaneamente Reggio, ormai indebitata e prostrata dagli eventi, si trova a dover sborsare la somma di ben 19.302 ducati e 4 grana quale tassa di spettanza della città per il Donativo promesso all'epoca dal Viceré di Napoli al sovrano spagnolo.

 

 SK

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