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www.maridelsud.com |
introduzione |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog. - prof.ssa Veronica Aretini: autore |
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L'economia nel cinquecento
Il
comprensorio reggino aveva conosciuto un discreto dinamismo economico a partire
dalla metà del XVI secolo, quando nuovi fermenti socioeconomici avevano
comportato la ripresa delle più remunerative tra le attività agricole
tradizionali.
La
città di Reggio, in questo felice contesto, aveva restaurato gli
antichi rapporti commerciali con la dirimpettaia Messina con conseguenze
positive sul piano della circolazione monetaria che, con l'avanzare degli anni,
va incrementandosi a beneficio non solo della classe dominante cittadina, ma in
qualche misura anche dei ceti subalterni urbani e rurali. Con l'avvicinarsi del XVII secolo, però, questo relativo benessere goduto dalla città viene in gran parte a cessare. |
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Il processo di "rifeudalizzazione" delle campagne reggine determina che in esse tornino ad instaurarsi sistemi economici di tipo autarchi. Ciò ha dirette ripercussioni anche in città, sia perché va a spezzare quel rapporto "città-campagna" che, nel Cinquecento, aveva visto quest'ultima soddisfare la domanda della prima grazie ad un surplus produttivo, sia perché Reggio, pur continuando a godere dell'antica demanialità, vede buona parte del proprio territorio di pertinenza gravato da "enclaves" feudali.
Nel
1543 la città di Reggio è incendiata dalla pirateria turchesca che, a partire
da quella data e per tutto il corso della seconda metà del secolo, si dedica al
sistematico spoglio, anche di capitale umano, dei litorali costieri, razziando e
depredando intere comunità.
La
nuova organizzazione produttiva comprensoriale risente gravemente di questo
clima di precarietà e di costante minaccia. Fertili terreni di lungocosta al
tempo sono abbandonati dai piccoli proprietari-contadini, che trasferiscono le
loro residenze in zone più interne e sicure, preferendo spesso il giogo feudale
al rischio di essere catturati e depredati
dai Turchi.
Ancora
alla fine del Cinquecento, pertanto, una parte del paesaggio costiero torna
lentamente ad assumere l'aspetto desolato del burrascoso periodo del conflitto
franco-aragonese, evidente nello sfacelo dei terreni abbandonati o lasciati alla
transumanza delle greggi. Impianti di crescente dimensione a colture povere,
quali cereali ed ortaggi, si concentrano al tempo nei pianori dell'immediato
entroterra e, fatta eccezione per alcune aree a forte specializzazione agricola,
tendono a sostituire l'antico orizzonte del "giardino mediterraneo". Veronica Aretini
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