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Veronica Aretini: autrice dei testi  -  Nino Calarco webmaster, ideaz., prog.,fotografia

 

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Introduzione

Laboratorio d’indagine è il territorio di pertinenza della piccola comunità rurale di San Roberto, situata nell’immediato entroterra del versante aspromontano che guarda al Tirreno e allo Stretto.

L’area è oggi interessata da un sensibile processo di rivalorizzazione, che sembra in grado di porre rimedio alla marginalizzazione plurisecolare che ne ha caratterizzato la storia.

Si tratta di una storia caratterizzata da una serie di occasioni mancate di riscatto, tra le quali non ultima è la breve esperienza decennale di governo francese durante la quale il sovrano aveva affidato ad un corpo di solerti ed efficienti pubblici amministratori il difficile compito di accertare l’esatta consistenza dei beni fondiari del regno, valutando la natura e l’estensione della proprietà stessa e l’effettivo ammontare della rendita imponibile dei terreni.

Sebbene scopo prioritario di governo fosse, all’indomani dell’eversione della feudalità, impinguire le casse dello stato assogettando le rendite già feudali a tutti i tributi ordinari e dando applicazione alla legge sulla quotizzazione dei demani, l’intera operazione fu condotta in modo rigoroso e capillare.

 
 

 I periti furono inviati personalmente nei luoghi di rilevazione per evitare frodi e sottostime, tant’è che i dati catastali francesi sono ritenuti da più parti largamente attendibili. Dalla rilevazione catastale alla riforma agraria il passo sarebbe stato breve, se nuovi drammatici eventi bellici non avessero interrotto sul nascere il radicale programma di riforme avviato da Gioacchino.

Analizzando l’età del Decennio francese s’intende dimostrare come, nelle cosiddette aree in via di sviluppo, le condizioni economiche, politiche e sociali oggi come ieri sono fortemente influenzate dalle scelte fatte dai vari regimi di governo che si succedono sul territorio e vi dominano.

Quest’affermazione, che certamente ha una validità planetaria, ci sembra trovare conferma allorquando si esamini una realtà come quella delle campagne calabresi, in tal senso particolarmente indicativa per i molti insuccessi collezionati dal potere pubblico e per le diverse e profonde impronte storiche che ne hanno modellato lo spazio, conferendogli caratteri di discordanza e di disequilibrio.

Nel nostro paese gli studi degli spazi periferici a tutt’oggi non hanno raggiunto i punti di sofisticazione cui, invece, sono giunti quelli sulle grandi città e sulle aree metropolitane.

 Il privilegio di operare su un terreno solo di recente oggetto di sistematici studi da parte degli operatori culturali, ha lasciato larghi margini alla scelta personale sulla via da intraprendere per realizzare concretamente l’obiettivo che ci siamo proposti mediante questo studio.

 

 

L’approccio del tipo utopico, libero dai vincoli che s’impongono nella stesura del saggio storico-sociale, c’è parso il più idoneo a far comprendere una realtà del territorio nazionale tra le più misconosciute.

 In virtù delle diverse suggestioni tematiche che l’immaginario prospetta, riteniamo che questo particolarissimo approccio conoscitivo possa avvenire in modo innovativo e, al tempo stesso, profondo e complesso.

Lungi dal portare ad un’evasione dalla realtà, il ricorso all’immaginario ci sembra meglio richiamare l’attenzione degli ambienti culturali sulla necessità improrogabile di riorientare le scelte d’intervento sul territorio, per garantire un’organizzazione economica, sociale e culturale rispondente alle effettive esigenze delle diverse comunità d’appartenenza.

Nello studio che andiamo presentando, tra saggio storico e utopia, non abbiamo rinunciato alla rigorosa descrizione storico-geografica ed economica della realtà esaminata.

Difatti il ricorso all’utopia avviene per immaginare, agli inizi del XIX secolo, una rivalorizzazione dello spazio rurale calabrese che non ha precedenti e non può trovare conferma nei fatti storici.

 Uno spazio rurale i cui elementi essenziali sono colti attraverso la lettura dei dati relativi al nostro territorio-laboratorio d’indagine.

 

 
 

La deludente esperienza storica che ha portato l’intero entroterra aspromontano di cui la comunità di San Roberto è eclatante esempio, alla svilente condizione di area marginale in campo economico, sociale e culturale, non soltanto rispetto alla gerarchia territoriale esistente alla scala nazionale, ma anche al sistema territoriale di riferimento, diventa così metafora di un agire umano dissennato e il suo assumere un significato fortemente simbolico è misura della natura critica di questo contributo

 

SK

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