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Comunità rurale -  parte II

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Veronica Aretini: autrice dei testi  -  Nino Calarco webmaster, ideaz., prog.,fotografia

 

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Comunità rurale parte II

La classe dei proprietari, in prevalenza residenti in loco, s’individua a partire da una rendita minima di 22 ducati annui, con terreni coltivati di limitatissima estensione come quelli situati in Contrada S. Roberto di proprietà delle famiglie Musolino e Calarco, fino ad una rendita massima che si aggirava intorno ai 240 ducati.

 In questo caso si tratta, però, di terreni localizzati in Contrada S. Peri, di estensione pari a 60 moggi, ossia pari a circa 20 ha, di proprietà di Antonino Griso residente in Reggio.

 Tale proprietà si costituisce come la più estesa del fondovalle, se si escludono le terre di proprietà del cav. Antonio Melissari, localizzate nelle contrade di Acquacalda e di Serro del Mulino.

 Quest’ultima proprietà, infatti, seppur compresa nella sezione di fondovalle del territorio comunale, è da annoverare tra le notevoli estensioni di terra che il cavaliere possiede nella sezione comprensoriale più propriamente montana.

 
 

Invece l’estensione più modesta dei fondi di proprietà della famiglia Griso ci autorizza a definire i titolari come medi proprietari, al di là dell’effettiva consistenza della rendita annua dei terreni.

Tra i limiti estremi della piccola e media proprietà fondiaria si colloca una serie di terreni di più modeste dimensioni, come quelli situati in Contrada Favani, di proprietà di Pasquale Cama, residente in Salice.

Questa proprietà di estensione pari a 9 moggi, ossia pari a circa 3 ha, dà una rendita annua complessiva pari a 205 ducati.

Intermedia sembra potersi definire anche la più estesa proprietà fondiaria della famiglia Abbadessa, i cui membri risiedono a Reggio, anch’essa concentrata in Contrada Favani.

 Difatti questa proprietà, con un’estensione di 24 moggi, pari a circa 8 ha, dà una rendita di soli 123 ducati annui.

In tutte le contrade esaminate gli impianti colturali vanno dagli agrumeti lungo il corso della fiumara, ai vigneti, uliveti e alberi da frutto intramezzati da ortaggi, lungo i primi terrazzamenti di monte, fino a comprendere i boschi, da legname e fruttiferi, collocati sui terreni più impervi del fondovalle comprensoriale.

 
 

Completamente diverse si presentano, invece, le condizioni della proprietà fondiaria rilevate dai periti francesi nella sezione propriamente montana del comprensorio comunale.

 Qui si concentrano le proprietà fondiarie di notevole estensione presenti all’interno dei confini comunali, che si possono considerare come latifondo.

Queste grandi proprietà si localizzano soprattutto nell’area dei Piani d’Aspromonte, dove si collocano le terre di proprietà dell’ex feudatario duca della Bagnara e principe di Scilla, all’epoca francese residente in Napoli.

In Contrada Pidima e in Contrada d’Aspromonte l’estensione delle terre di proprietà del duca raggiungeva i 3500 moggi, pari a circa 1177 ha, prevalentemente adibiti a bosco da legname, a pascolo e, in parte minore, ad aratorio, con una rendita complessiva pari a circa 6000 ducati annui.

A cavallo tra il latifondo e la grande proprietà si collocano le terre del già menzionato cav. Antonino Melissari, residente in Reggio, localizzate in Contrada Donica e in Contrada Forini.

 

 

I fondi di estensione pari a 101 moggi, ossia pari a circa 33 ha, sono mantenuti prevalentemente ad aratorio, con impianti alborati a vigna.

A questi fondi si devono aggiungere quelli adibiti al pascolo che il cavaliere possiede sparsi un po’ ovunque sul territorio comunale, come le terre localizzate in Contrada S. Tecla, di estensione pari a 8 moggi, ossia circa 3 ha, dove si rileva la presenza dei gelseti, unico e ultimo retaggio della ben più vasta produzione antica, le terre in Contrada Sant'Angelo, di estensione pari a 130 moggi, ossia circa 43 ha, a prevalenza di castagneto.

Alla proprietà fondiaria della famiglia Melissari fanno capo anche i fondi di limitata estensione precedentemente individuati nella sezione comprensoriale di fondovalle.

Dall’insieme delle terre di proprietà Melissari deriva una rendita complessiva pari a 818 ducati annui, calcolata su un’estensione fondiaria che raggiunge i 360 moggi, pari a circa 122 ha.

Se si escludono queste grandi proprietà a prevalenza boschiva ed a pascolo, gli appezzamenti di terra residui nell’area montana si presentano molto simili, per frazionamento e dimensioni, alle proprietà fondiarie collocate nel fondovalle comprensoriale.

 
 

Laddove non esiste la grande proprietà, né quella media, diviene numerosa la schiera dei proprietari-contadini, che lavorano personalmente fondi di estensione non superiore ai due ettari.

Pur tuttavia la maggior altitudine dei terreni si traduce, nella sezione montana del comprensorio, in impianti colturali prevalentemente tenuti ad aratorio, coltura assai meno redditizia di quelle pregiate di lungo fiume.

 

SK

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