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  Nino Calarco, webmaster,  ideazione, progettazione.

 

 

 

 

 

 

 

Il paesaggio rappresenta una tematica pittorica molto ricorrente nella quale molti si provano interpretandone cromie e suggestioni le più diverse. E' riscontro oggettivo il fatto che artisti meridionali usino colori accesi molto più che non artisti abituati a climi più freddi e più umbratili ma, in ogni caso, quel che più attrae in tali soluzioni pittoriche è la ricerca delle atmosfere.

Quest'ultime sono facilmente riscontrabili ma non altrettanto semplice ne risulta il loro "rinascere" sulla tela che diventa buona testimone del tutto se l'operazione è mediata da una vera sensibilità.

Tutto questo si riscontra nelle opere di Immacolata Surace che della bellezza paesaggistica meridionale ha fatto tematica di ricerca da diversi anni.

Le sue tele, infatti, riproducono scorci di territorio calabrese i cui dati strutturali risaltano chiaramente nell'impianto costruttivo fino a farne riconoscere luoghi e caratteristiche.

L'Autrice di queste opere risulta essere a perfetta conoscenza delle peculiarità geografiche di un paesaggio che non serve a promozione della bellezza locale ma, piuttosto, come traccia di una memoria territoriale di cui si vuole fermare l'immagine.

La pittura della Surace risulta così essere quasi fotogrammi di scorci in cui il vissuto è un tutt'uno con la scenografia di una rappresentazione che tende a dichiararsi spontanea e reale.

Buona risulta, nell'insieme, la cromia delle opere che non ricaricano il colore naturale tant'è che diventa facile riscontrare, specialmente per chi conosce bene i colori del sud, la stessa cromia di quel mare o di quella vegetazione naturalmente mediterranea.

Sono queste della Surace, delle apprezzabili prove di una pittrice che rimane fortemente ancorata ad una tradizione pittorica paesaggistico-figurativa che, comunque dimostra una personale interpretazione dei tutto in cui si evidenzia una vera semplicità narrativa che non è dovuta a scarsa capacità interpretativa ma, piuttosto, ad un semplice linguaggio proprio di chi apprezza la realtà naturale libera da sovrastrutture narrative e di impianto.

La Surace dimostra così di essere interprete del paesaggio in cui non si attarda a cercare le possibili connotazioni sentimentali come fossero altro dalla stessa immagine ma è proprio quest'ultima a proporsi come poetica soluzione. Tutto ciò non meraviglia se si pensa che il territorio cui guarda la pittrice è saturo di colore e di suggestione che per storia e tradizione gli appartengono.

 E non guasta, in fin dei conti, che una giovane esponente della pittura reggina, sia memore di tradizioni, storia e suggestione di una terra che, all'apparenza impervia, si dispiana in accese distese di mare .

                                                                             Maria Antonietta Mamone, artista

 

 

 

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