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L'Aspromonte |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., progett., testi e fotografia |
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Morfologia u
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Il
massiccio dell'Aspromonte è di formazione primitiva, precedente al
sollevamento appenninico, circondato da valli profonde che offrono uno
spettacolo morfologico convulso. Attualmente è la conclusione naturale del crinale appenninico. Esso è stato da sempre di decisiva importanza per la storia delle civiltà umane succedute sul suolo della penisola calabrese. La vetta del Montalto è la massima cima presente con un'altitudine di 1.957 metri s.l.m. |
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Da essa si dipartono a raggiera, come le dita di una mano verso le opposte direzioni, i crinali aspromontani. La morfologia accidentata dipende dal fatto che in breve tratto si sale dal livello del mare ad altitudini superiori ai 1.000 m. Al di sopra di tali altitudini invece, nelle pendici più elevate, il paesaggio si mostra più uniforme e meno disagevole, pur mantenendo gli aspetti peculiari dell'ambiente montano. I
pendii sono soggetti a processi erosivi accelerati per la velocità di
scorrimento delle acque durante i mesi piovosi che si riversano a valle.
Su queste fiancate scoscese, in breve tratto, precipitano dalle alte quote al fondovalle tutti i corsi d'acqua nei periodi di maggior piovosità, intagliando profondamente la superficie dei terreni percorsi. |
Un vallone eroso dalle acque |
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Inoltre il disboscamento irrazionale, che ha caratterizzato l'intervento antropico nel corso dei secoli, ha certamente aggravato la già difficile morfologia territoriale. Infatti
il costante venir meno del manto boscoso in questi terreni scoscesi, ha
certamente aumentato la capacità erosiva, anche se sporadica, dei corsi
d'acqua minori a regime torrentizio, favorendo frane e dissesti. Esempi significativi sono i profondi ed incisi valloni che si aprono a fondovalle. Dalla Punta Materazzi (1.889 m. s.l.m.) si origina una dorsale che comprende i Campi e i Piani d'Aspromonte, il Piano della Melia e di Matiniti, per giungere a Punta del Pezzo (Capo Cenide) presso Cannitello sullo Stretto di Messina. Questo crinale, oltre ad essere quello che, passando sulla cresta dell'istmo sottomarino attraverso lo stretto, va a continuare la linea di displuvia siciliana, e costituisce un vero spartiacque tra i due mari Ionio e Tirreno. |
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Le
aree pianeggianti (gli altipiani) formanti invece i Piani e Campi
d'Aspromonte sono prevalentemente costituiti da lembi residui di un
complesso sedimentario di origine forse continentale di colore
bruno-rossastro, ricoperti da uno strato pulverulento di colore bruno,
detto "pilla" (piddha): questo complesso sedimentario riveste
il cristallino di cui è costituita l'impalcatura di base del Massiccio. Qui i fenomeni di dissesto assumono generalmente carattere episodico e sono molto più lenti rispetto alla fascia dei terreni precedentemente descritti, grazie anche alla presenza della folta vegetazione boschiva che ricopre le fiancate montane che delimitano a monte questi terreni. |
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