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L'Aspromonte

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

Vegetazione

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La vegetazione dell'Aspromonte è molto varia:  vi sono, infatti, tutte le piante tipiche dell'area mediterranea, ma sono presenti anche molte piante che normalmente crescono nei grandi boschi continentali.

Questo è dovuto alla differenza di clima che varia continuamente man mano che si risale dal mare verso la montagna. Inoltre differisce anche sui tre versanti: quello ionico con un clima caldo e spesso umido; quello tirrenico più fresco e ombroso e, infine, quello dello Stretto, una via di mezzo ma più ventilato.

L'Aspromonte è caratterizzato da boschi di enorme dimensione. Infatti la sua superficie boschiva è di oltre 41.000 ettari, nonostante nel corso dei secoli abbia subito un grande depauperamento causato, dapprima, dal fabbisogno di legno e pece per costruire navi utilizzate nelle guerre combattute  tra le città magnogreche: Reggio, Locri, Siracusa, nelle guerre romane, e in quelle più disastrose del periodo angioino.

In seguito, con il pericolo delle razzie saracene, le coste divenute ormai insicure, costrinsero le popolazioni rivierasche a spostarsi verso l'interno in cerca di zone sicure e quindi sulle montagne che in questa occasione subirono il primo grande incremento demografico.

Questo incremento ha posto la necessità di aumentare i terreni da mettere a coltura per il loro sostentamento e quelli necessari al pascolo degli armenti a discapito dei boschi preesistenti.

Negli ultimi secoli, in modo direttamente proporzionale all'aumento demografico si aggiunse la produzione di carbone,  una aumentata richiesta di legname da parte della nascente industria e, infine, la grande richiesta da parte delle ferrovie di traversine per le sue linee, infine la piaga più dolente dei nostri giorni: quella degli incendi dolosi che causano ogni anno danni sempre più ingenti.

I boschi aspromontani si presentano a macchia degradante, si estendono prevalentemente in tutte le zone interessando così tutte le propaggini montane fin dalle più alte quote, dove si trova quasi tutta la vegetazione tipica dell'Appennino meridionale.

Scendendo, man mano, verso le quote medie, vi vegeta l'abete bianco e rari esemplari di abete rosso, il frassino, il faggio, il pino laricio o calabrese, l'ontano nero e quello napoletano, l'acero, il castagno, e una curiosa forma di pioppo tremolo, capace di raggiungere 30 metri di altezza con fusti diritti.

Una considerazione a parte spetta all'erica calabrese: infatti il legno della sua radice viene unanimamente considerato il più pregiato al mondo per la produzione di pipe.

Nelle quote tra i 1000 e i 500 metri la vegetazione cambia a seconda dei versanti: su quello tirrenico troviamo  castagni, faggi, querce, lecci; su quello ionico, invece, prosperano querce, farnie, farnetti, roveri, roverelle, lecci e castagni domestici con bellissimi esemplari da frutto.

Da 500 metri troviamo ancora :

la quercia, presente anche con maestosi esemplari secolari;

l'ulivo, la cui origine si perde nella notte dei tempi tra miti e leggende, che venne portato in Calabria dal primo popolamento ellenico, diffondendosi rapidamente in tutto il territorio regionale.

Tuttavia, è da considerare che anticamente le olive erano conosciute e utilizzate come frutto, mentre la trasformazione per ricavare olio avvenne soltanto più tardi;

L'altitudine limitata dell'Aspromonte crea un ambiente insolito in quanto favorisce la commistione fra elementi vegetali di climi diversi come roverella, leccio, pungitopo, agrifoglio, rovo, edera, erica, calicotome, robbia, smilace, dafne.

Una menzione a parte merita una vera rarità presente sull'Aspromonte è la Woodwardia radicans, una felce tropicale riuscita a sopravvivere da oltre 60 milioni di anni (foto a lato).

 

 

 

 Sk

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