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castelli calabresi

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Nino Calarco, webmaster, testi  -   Angela E. Calarco, committenza locale.

 

 

(foto Maurizio Marzolla)

 

 

 

Ad Amendolea, paese situato nella zona centrale dell'area grecanica di Reggio Calabria, distante 5 chilometri dal mare, sulla sinistra dell'omonimo fiume, l'antico Alece, a quota 352 m., sorgono le imponenti mura di una fortezza medievale.

Dell'esistenza del borgo, situato davanti al castello, si hanno notizie storiche nel 1084 in epoca normanna, per una lite tra Guglielmo figlio di Framondio e Riccardo di Amigdalia, circa i confini dei tenimenti di Bova e “Amigdalia”.

Mentre le origini del castello sono incerte. Gli studi circa le tecniche di costruzione degli elementi più antichi sembra risalire al periodo normanno, mentre le monete ritrovate, i resti delle chiese che sorgevano nei suoi pressi riportano la datazione al periodo bizantino, "Alcuni parti del castello ... offrono significative testimonianza sulle modalità costruttive impiegate dai Normanni nella fase in cui è in atto un consolidamento del loro potere"5.

Diversi storici riportano che Bova è stata fondata da una regina locrese venuta dalla Grecia. La forma di repubblica di questo popolo era la stessa di quella degli altri locresi sulla stessa costa. Poichè il fiume Alece (oggi Amendolea) segnava il confine del territorio di questi locresi di Bova con quello dei popoli reggini, loro nemici, al fine di impedire le loro escursioni sul proprio territorio trovarono molto comodo fortificare un monte su tale fiume distante da Bova due miglia costruendo "un castello superbissimo e di gran lunga maggiore di quello della città di Bova. Sotto tale castello fecero una forte abitazione, che servisse di albergo al presidio del gran castello ... la quale (era) situata sopra l'ultimo monte (prima del confine con il territorio di Reggio), fu chiamata Peripoli la quale poi fu la patria del famoso Prassitele, ed oggi si appella Ammendolia"9.

"Questo castello ... si opponeva ai loro malvagj disegni (dei reggini), impedendogli il passaggio nelle città locresi. Non però potè resistere una volta all'assalto fattogli dagli Ateniesi, che ritornando da Messina, sdegnati contro i locresi, per averli da tal città discacciati, inopinatamente entrarono nelle prime contrade della Repubblica , passando il Fiume Alece, ed assediarono la prima fortezza, cioè Peripoli, quale batterono, e presero, dopo sparso molto sangue, contuttocchè corressero a porgergli ajuto le truppe Locrefi da Bova. Tutto questo apertamente Tucidide l'apporta nel lib. 3°. Atenienses, qui circa Siciliam agebant, cum in Locridem navigassent Peripolim Oppidum in congressa quodam, Locros, qui loco auxilium ferebant, fu perantes- caeperunt : ma dopo poco tempo, vedendo di non poter fare altri acquisti, sì perché i Locresi con un grosso esercito venivano ad incontrargli, sì perché avevano innanzi il gran castello di Bova, che faceva loro la maggior resistenza, abbandonarono tal castello di Peripoli, ritirandoli in Atene"9.

Il castello "benchè oggidì diruto, sembra ancora maestosissimo, cinto di triplicato muro di somma larghezza, e fortificato di varie Torri"9, in posizione strategica dominante, è stretto attorno da muraglioni di cinta di largo spessore amalgamati alla roccia e rotti a metà altezza per una sicura demolizione avvenuta.

Infatti, verso il 1230, Federico II dispose l'abbattimento dei castelli compreso quello di Amendolea le cui mura mostrano un vero e proprio martellamento.

Più tardi ci dovette essere una ricostruzione delle mura diroccate perché vi si notano sovrastrutture più recenti.

Queste nuovi muri lunghi circa 800 metri, infatti, differiscono dai fabbricati della torre centrale per stile e per epoca di costruzione.

Il Castello, anche se costituito da un aggregato di abitazioni civili costruite in diverse epoche, era abbastanza compatto.

Su tutto si erge la grande torre-mastio completamente spaccata in due parti in seguito al sisma del 1783; tale lesione la percorre in verticale: dalla merlatura sino alla base tanto da essere denominata la "torre spaccata". "costruita nella seconda metà del XII secolo, dove i cantonali sono realizzati, seguendo una tecnica presente in edifici di culto greco-normanni di Calabria..."6. "Gran parte degli edificj di questo Stato furono rovesciati, e il resto fu reso inabitabile. E' degno d'essere qui notato, che la rocca su cui poggia Amendolea si aprì"7.

Accanto si evidenzia una grande sala rettangolare con  finestre esterne e,  addossati a questa, ruderi di altri ambienti.

Essendo il castello un aggregato di più parti e per di più costruite in diverse fasi e in epoche diverse la parte più antica del castello sembra essere riscontrabile nella torre quadrangolare accanto alla grande sala.

Essa è riconducibile alle prime fortificazioni normanne.

Oggi rimangono solo due lati mentre gli altri due emergono appena dal terreno.

In una seconda fase, riconducibile intorno al XIII - XIV  sec., è stata costruita dal lato est un'altra torre  a tre piani.

Al piano terra è visibile una cisterna per la raccolta delle acque piovane; al secondo piano vi era la cappella riscontrabile per un'abside con un arco a sesto acuto, una finestrella centrale e da tracce di affreschi; il terzo piano, diviso da un solaio in legno, aveva una nicchia con finestra sulla parete est ed un sedile.

Nella stessa fase è stata costruita la grande sala rettangolare su due piani: il piano superiore comunicava con la cappella della torre tramite un portale ed era dotata di cinque finestre molto grandi; il piano inferiore, parzialmente interrato, era illuminato da aperture  ricavate sopra la linea di terra.

Sempre in questa fase si può datare la costruzione della grande torre centrale che si innalzava su tre piani e per motivi di sicurezza il piano terra non aveva aperture. Si accedeva dal secondo piano attraverso un ponte levatoio. La torre aveva una copertura ed era merlata.

Al primo piano, era situata la porta di entrata: la luce vi penetrava da una grande finestra ornata da una doppia ghiera di mattoni. 

La torre era tramezzata da pavimenti lignei come si evince dagli incassi praticati lungo le pareti per la sistemazione delle travi.

 In questa fase sono stati aggiunti gli edifici più residenziali infatti nell'angolo ovest della terza torre si nota un grande caminetto tipico della raggiunta agiatezza.

In una terza fase successiva venne aggiunto il muro poligonale di Nord-Est, il muro esterno e quelli sul lato ovest di esiguo spessore.

 

Bibliografia:

1. Domenico Minuto, Catalogo dei monasteri e dei luoghi di culto tra Reggio e Locri, ed. di storia e letteratura, Roma, 1977;

2. Vincenzo Promis, Miscellania di storia italiana, tomo IX, Torino, MDCCCLXX;

3. Giuseppe Spata (a cura di ), Diplomi greci inediti ricavati da alcuni manoscritti della Biblioteca ..., Torino, 1870;

4. Francesco A. Cuteri (a cura di), I Normanni in finibus Calabriae, Rubbettino ed., Saveria M., 2003;

5. Op. cit. Francesco A. Cuteri ..

6. Giovanni Vivenzio, Istoria de' tremuoti, Vol, I, Napoli, MDCCIXXXVIII;

7. Raffaele Mastriani, Dizionario Geografico-Storico-Civile del regno delle due Sicilie, Tomo III, Napoli, 1858;

8. Vito Teti, Il senso dei luoghi: memoria e storia dei paesi abbandonati, Donzelli ed., Roma, 2004;

9. Cesare Orlandi, Delle città d'Italia e sue isole adiadenti ..., tomo IV, Perugia, MDCCLXXV

 

 

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