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Castelli della Calabria

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"A poco più di due miglia dal mare Jonio sopra un colle ergesi Ardore, che prima era un casale di Gerace e tassavasi insieme a quella città"1.  Infatti nel 1546 Ardore si era reso autonomo dall'oppressione delle famiglie feudali di Gerace, le quali avevano spadroneggiato sul territorio di Ardore commettendovi ogni sorta di violenze e soprusi.

Dal 1546 fino al 1626 nessuno dei tanti feudatari che si sono succeduti ebbe residenza nel feudo di Ardore per i quali tale feudo era ritenuto solo una fonte di rendita.

I primi feudatari ad insediarsi in Ardore furono i Gambacorta di Melicucca2. Don Carlo Papalia Gambacorta di origine messinese,  Barone di Potamia, acquista la signoria nel maggio del 16263.  I Gambacorta furono signori di Ardore fino alla morte dell'ultima discendente Maria Silvia4, quarta duchessa di Ardore, avvenuta il 24 settembre 1688.5

Sotto i Gambacorta la signoria di Ardore raggiunse un agiato sviluppo, acquistando importanza rispetto a Bombile e San Nicola, tanto che gli stessi nobili ritennero utile costruire un castello, un grande corpo di fabbrica di forma quadrata con quattro torri agli angoli, di cui due rotonde a nord e due quadrate.

 Le torri, oltre che strumento di difesa, alle loro base erano dotate di aperture segrete da cui si accedeva a delle lunghe gallerie sotterranee, che si dirigevano verso diversi punti sul territorio, molto lontani dal castello e che quindi permettevano, in caso di assedio, il passaggio di soldati e merci di sopravvivenza da e per il castello senza che il nemico se ne accorgesse.

Inoltre, lo spazio esistente tra il ponte levatoio e l'ingresso principale del castello era stato abbellito da un bel giardino.

Secondo il Naymo, nel 1677, il castello risultava in ottimo stato e perfettamente arredato4.

Intanto nel 1696 il feudo era già divenuto a ducato di Ardore, Bombile e San Nicola6.

Infatti a Don Carlo Gambacorta succedette il fratello Orazio e da questo, nel 1676, l'eredità  passò al figlio Carlo Saverio che, a sua volta, la trasmise al figlio Orazio.

Quest'ultimo assunse il titolo di Duca di Ardore e, secondo qualche cronista locale, si distinse per la sua tirannia, esercitando anche il famigerato « ius primae noctis », motivo per il quale sarebbe stato poi assassinato. Ma così non è in quanto lo stesso sarebbe morto di malattia a poco più di 15 anni di età.

Dal duca Orazio, rimasto celibe in quanto morto quindicenne, il ducato passò alla sorella Silvia, la quale a sua volta di salute cagionevole mori giovanissima a 18 anni di età. Da Silvia l'eredità passò al cugino Domenico Spina fino al 1694. Poi, per un paio di anni, la città cadde sotto il potere del principe di Roccella, Carlo Carafa.

 Nel 1696 Giovan Domenico Milano Franco d'Aragona, marchese di San Giorgio e Polistena, acquista all’asta il ducato di Ardore dall'allora duca Domenico Spina (cugino di Silvia). Lo stesso Giovan Domenico, nel 1731, chiese ed ottenne su Ardore il titolo di principe7.

Nel 1792 Ardore risultava in mano al principe Giovanni Maria Loreto Milano Franco d'Aragona, discendente di quel Giovan Domenico Milano. I principi Milano Franco d'Aragona ressero il principato di Ardore fino al 1806, anno di eversione della feudalità8.

Durante il periodo dei Milano, poiché questi risiedevano stabilmente a Polistena e non  ad Ardore, il feudo torna ad essere una semplice fonte rendita e lentamente scivolò in una inesorabile decadenza e lo stesso castello perse di importanza9.

Nel 1867 durante “fatti di Ardore” il castello, già sede di un distaccamento di diciotto militari, era già cadente, “Il castello non è che un ammasso di ruine e solo l’ala abitabile e composta da sette stanze e stanzoni al pianterreno, attualmente adibiti ai prigionieri”10.

Il grazioso giardino esistente tra il ponte levatoio e l’ingresso al castello fu espropriato nel 1882 per ingrandire l’attuale Piazza Umberto I.

Bibliografia:

01. Attilio Zuccagni-Orlandini, Coreografia fisica, storica e statistica del regno delle due Sicilie, vol. 11 Firenze, 1845;

02. Op. cit. Attilio Zuccagni-Orlandini, Coreografia fisica ...

03. Naymo. il grande inventario del castello di Ardore, in "Incontri Meridionali - rivista quadrimestrale di storia e cultura. n. 2/3 1994. ed.

       Rubbettino ed., Soveria M.;

04. Alessio B. Bedini, Famiglie storiche dello Jonio, Polaris, Roma, 2008;

05. Op. Cit. Naymo. il grande inventario ...

06. Op. Cit. Alessio B. Bedini, Famiglie .....;

07. Giuseppe Maria Galanti, Giornale di viaggio in Calabria (1792), Rubbettino ed., Soveria M., 2008;

08. Op. cit Giuseppe Maria Galanti, Giornale ...;

09. Op. Cit. Alessio B. Bedini, Famiglie .....

10. Filippo Racco, I Fatti di Ardore. Colera, untori, tumulti, crimini e vicende giudiziarie di una tragica colonna infame calabrese del 1867, ed.

      Corab, Goiosa J., 2001

 

 

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