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Castelli calabresi

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., fotografia. Con la collaborazione della dott.ssa Alessandra Porto, tour leader-guida locale

 

 

 

Su una sorta di belvedere naturale a 220 metri di altezza sul mar Tirreno, sonnecchia altero per l’importante funzione assunta nei tempi che furono, usurato dal tempo e dalle folli gesta umane, il castello di Fiumefreddo.

Questo castello era stato collocato a difesa dell'omonimo paese che si trova sulla costa tirrenica calabrese, fra i comuni di Paola e Amantea della provincia di Cosenza . 

Il sito, occupato dall'odierna cittadina, non poteva sfuggire agli occhi attenti dei romani  per l'ottima e strategica posizione sfruttabile ai fini militari soprattutto per quanto concerne la sorveglianza e il controllo sulla vasta area, che si perde a vista, sul mar Tirreno, teatro di importanti rotte e scambi commerciali marittimi e che, molto probabilmente, per tale motivo, hanno anche costruito una qualche opera difensiva. Infatti la loro presenza è accertata nella “contrada Saviano (dove) sono stati segnalati ‘resti di avanzi di mura’ appartenenti a una villa di età imperiale”(1) che si estendeva su un'area di almeno 1500/2000 mq, databile tra l'ultimo secolo a.C. e il IV sec. d.C.

Nessuna notizia si ha nei secoli V-VII dove, alla dominazione gotica, successe quella bizantina, mentre nei successivi due secoli circa nella regione è attestata la presenza dei Longobardi il cui governo venne retto da un gastaldo dipendente prima da Benevento e poi da Salerno(2).

Nel IX secolo tutta la regione rientrò nell’orbita bizantina. In questo periodo, anche a Fiumefreddo, l’arte religiosa lasciò qualche segno del suo passaggio e non solo religioso ma anche militare. I bizantini, infatti, furono sempre molto abili a sfruttare le vecchie opere difensive dei romani che qui, sicuramente, hanno lasciato qualcosa.

Le notizie storiche sul castello di "Fluminis Frigidi", forse inizialmente noto come "Castelfreddo”, sono piuttosto scarse(3). “Castel Freddo si nomina in carte dell'undecimo secolo e Briezio che scriveva nel 1049 lo ricorda col nome di Friddo”(4).

La presenza bizantina a Fiumefreddo finisce nel 1054 quando il paese fu espugnato da Roberto il Guiscardo, il quale ha fortificato il paese con cinte murarie, ha costruito la classica torre Normanna e “ricostruito … (il castello) su una preesistente fortificazione bizantina come ha messo in luce una campagna di scavi avviata negli anni Novanta”(5). Poi nel 1058 intento a conquistare il resto della Calabria affidò il potere su Fiumefreddo al fratello Ruggero e partì alla conquista di nuovi territori.

Pertanto, anche se precedentemente i bizantini avevano costruito una fortezza, si può dire che il castello vero e proprio ebbe i suoi natali con i normanni. Nel 1058, “Ruggero il Normanno assunse il potere del feudo che successivamente affidò alla figlia”(6) Flandria o Flandina, moglie di Ugone di Gozecta e in seguito del conte  Arrigo, fratello di Adelaide del Vasto.

Nel 1098, il feudo di Castelfreddo (all'epoca così veniva chiamato), passò al nobile Simone de Mamistra, “Domini fluminis frigidi”(7) governatore al servizio della Regina Costanza, vedova di Enrico VI. Il nobile assieme alla moglie nel 1201 fondò “il monastero di Fonte Laurato presso la chiesa di San Domenico … e da’ medesimi donato … al monastero florenze”(8).

Carlo I d'Angiò durante “l’opera di consolidamento della conquista … aveva provveduto a … donazione delle terre ai principali condottieri del suo esercito … (in questa fase, nel 1269, donò Fiumefreddo) a Giovanni de Fenis, Cavaliere francese al suo servizio”(9).

Successivamente, nel 1291 ebbe il feudo un nobile del posto, un certo Guglielmo Sclavello, ex capitano del castello di Amantea. Nel 1337 il suo erede, lo vendette a Pietro Cossa o Salvacossa o Salva coscia, conte di Belmonte “Creato Ammirante della reina Giovanna I nel 1354”(10).

Nel 1405, signore di Fiumefreddo fu “Pier Paolo da Viterbo, detto Braca, rivestiva le cariche di ciambellano e maresciallo del Regno per Ladislao d'Angiò-Durazzo (sotto il quale lo stesso dal 1399) godeva di un annuo assegno di 50 once di carlini d'argento”(11).

Nel 1443, sotto il regno di Alfonso d'Aragona, la potestà sul feudo venne esercitata da Battista Caracciolo. Egli “morì verso il 1449 per un cancro che gli devastò il viso … Se però egli fu un signore liberale ed illuminato, non gli fu pari il successore, il figlio Tommaso … (definito) famigerato marchese”(12), al quale per le violenze e soprusi commessi, furono confiscati tutti i beni.

Ferdinando d'Aragona Duca di Calabria ed erede al trono di Napoli, nel 1457, in seguito alla confisca del feudo al Caracciolo lo assegnò al principe di Bisignano, Luca Sanseverino. Il quale si era adoperato “affinché la Calabria passasse alla casa d’Aragona”(13) .. e lo stesso “fu posto in Calabria come luogotenente del re di Napoli”(14). … “Da Luca e Cazzolina Ruffo nacque Girolamo, secondo principe di Bisignano; Carlo, conte di Mileto e Giannantonio (o Giovanni Antonio) Sanseverino, barone di San Chirico e possessore di Fiumefreddo e Viggianello”(15). A Giannantonio Sanseverino morto succede il figlio Alfonso 1°, Duca di Somma, Conte di Rende e Signore di Fiumefreddo.

Si è a conoscenza che Alfonso, ottimo guerriero, partecipò a tutte le guerre combattute nel e per il regno di Napoli.

Con l'avvento di Carlo V del Sacro Romano Impero avvenne una nuova ribellione di Alfonso Sanseverino, duca di Somma, che si era impadronito di Rende nel 1528, per motivi di eredità legata a Margherita di Poitiers, suocera del nonno Luca Sanseverino, la quale aveva dimorato nel castello di Rende per averne ricevuto nel 1459 la concessione in castellania da Ferrante I d'Aragona. Per cui nel 1528, dovette subire la confisca del feudo, come risulta da un documento dell'Archivio Generale di Simancas.

In seguito alla confisca “La baronia (di Fiumefreddo) assieme al ducato di Somma, … appare venduta per 24 mila ducati da Don Pedro de Toledo a don Fernando d’Alarçon, marchese della Valle Siciliana. Per questo motivo ‘Castel Freddo era meglio noto come palazzo della Valle" (16).

Una figlia di don Fernando la portò … in dote al marito Pedro Gonzales de Mendoza, viceré di Calabria”(17). Iniziò, così, il potere dei nobili d'Arlarçon, anche per il fatto che Pedro Gonzales godeva di ottimi rapporti con il principe d'Orange.

Nel 1536 Ferdinando d'Arlarçon Vicerè di Calabria apporta al vecchio e tetro castello una ristrutturazione radicale, dotandolo di un sistema di fortificazione adatto ai tempi, ed abbellendo la parte abitativa con sontuose e aristocratiche sale, tanto da divenire un’attrazione per i visitatori del tempo. Tale miglioramento è rimasto pressoché intatto fino al 1807.

Con la caduta della dinastia borbonica e l’avvento del regime napoleonico, nel quadro della conquista della Calabria da parte delle truppe francesi al seguito di Giuseppe Bonaparte, il 12 Febbraio del 1807, il castello è stato fatto oggetto di un pesante bombardato da parte del Generale francese Rejnier che lo ha quasi completamente distrutto.

L'ultima erede di questo casato fu Angelica di Arlarçon de Mendoza-Castilla-Caracciolo, principessa di Terella e Marchesa della Valle vissuta nel 1836.

Negli anni 70 del secolo scorso Salvatore Fiume innamoratosi del paese pone qui la sua dimora smanioso di dare il suo contributo alla cittadina e vedendo quel castello “abbandonato e insultato” dall'incuria decide “di regalare mesi e mesi del suo lavoro affrescando tutte le pareti utili del castello anche se, purtroppo, i relativi locali mancando di adeguate coperture, gli affreschi furono soggette alle intemperie, andarono completamente persi. Verso la metà degli anni novanta  in seguito ai lavori di restauro, tra cui la copertura di alcuni locali, decise di rinfrescare il famoso salone "La stanza dell' eden" che raffigura Fiumefreddo da lui considerato un piccolo paradiso terrestre. L'opera é stata realizzata in soli 10 giorni annotandolo di suo pugno accanto alla sua firma. Sta di fatto che oggi una grande sala dell'antico maniero ha le pareti meravigliosamente affrescate”(18) da questo famoso e generoso artista .

 Il grandioso seicentesco portale manieristico in pietra lavorata la cui datazione oscilla tra la fine del VI e l’inizio del VIII secolo, segnalato dal Frangipane “per il carattere romano in cui elementi sono permeati da un possente vigore architettonico”(19) e per il quale è stata proposta un’attribuzione a Jacopo del Duca, ci dà l'idea della sontuosità del complesso dell'importanza che esso ebbe nei tempi ormai remoti.

Infine il castello è stato di proprietà dei discendenti del Barone Del Giudice di Belmonte Calabro finché non è stato espropriato dal comune di Fiumefreddo B. il quale, tramite un primo finanziamento, ha apportato importanti interventi di recupero di tipo strutturale. Il successivo finanziamento per "Lavori di recupero e rifunzionalizzazione del Castello...".

Con delibera comunale del 26 novembre 2006 il castello viene dichiarato “Monumento Contro Tutte le Guerre”,

 

Bibliografia:

01.

Simona Accardo, Villae Romanae Nell'Ager Bruttius: Il paesaggio rurale calabrese durante il periodo romano,  L’erma di Bretschnaider,Roma, 2000 ... che cita A. Sangineto. Altri autori citano la località di contrada Cuture o Piano della corte

02.

Luca Addante, Cosenza e i cosentini; un volo lungo tre millenni”, Rubbettino ed., Soveria Mannelli, 2001.

03.

Rosa Fiorillo, Paolo Peduto, Congresso nazionale di archeologia medievale, Edizioni All'insegna del giglio, 2003;

04.

Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Vol. 19 - 22, 1950:

05.

Mario Bevilacqua, Maria Luisa Madonna (a cura di), Il sistema delle residenze nobiliari: Italia meridionale, ed De luca, Roma, 2003

06.

Vincenzo Condino, I castelli della provincia di Cosenza, Luigi Pellegrini editore, Cosenza, 1996;

07.

Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri …, tip. Emiliana, Venezia, MDCCCLVI;

08.

Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Volumi 21-23

09.

Il sistema delle residenze nobiliari op. cit;

10.

Alessandro Cutolo, Re Ladislao d'Angiò Durazzo, A. Berisio Editore, 1969; 

11.

Enzo D’Agostino, Da Locri a Geraci, Rubbettino ed., Soveria Mannelli, 2004;

12.

Napolillo Vincenzo, San Marco Argentano, ed. Nuova Santelli, Cosenza, 2009;

13.

Napolillo Vincenzo op. cit.;

14.

Napolillo Vincenzo op. cit.;

15.

Giuseppe Galasso , Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida ed., Napoli, 1992;

16.

Giovanni Baptista Pacichelli, Il regno di Napoli in prospettiva, Napoli, 1703;

17.

Vincenzo Condino, op. cit;

18.

Emilio Piervincenzi, Affreschi Fiume in un castello, articolo su D-Repubblica, Dmemory, Nov. 1998, Sommario 125

19.

Gaetano Moroni, op. cit;

   

 

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