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Castelli calabresi

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 Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia;  Angela E. Calarco, committenza locale.

 

La fortificazione di questo castello è su di uno scoglio di Punta della Castella presso Isola Capo Rizzuto.

Lo scoglio era alle origini la sede di un piccolo borgo marinaro.

All'inizio degli anni '70 una mareggiata che danneggiato il castello, ha messo in luce, all'interno dello stesso, i resti di una fortificazione di età greco­ellenistica.

Due mura, inglobati successivamente nelle fortificazioni medievali, uno di circa 40 metri nei pressi della chiesa e l'altro, di breve tratto, in prossimità della torre circolare.

Queste mura, costruiti con una doppia cortina di blocchi di arenaria, sono disposti a scacchiera con una tecnica detta "a telaio" già utilizzata in altre città della Magna Grecia.

Le due cortine sono legate a distanza regolare da muri trasversali, il cui spazio è colmato con emplekton di ciottoli.

L'esame delle caratteristiche dei frammenti ceramici rinvenuti in questo riempimento consentono una datazione  di inizio III sec. a.C.

Molto probabilmente queste mura facevano parte di una fortificazione (phrourion) posto a difesa del territorio in quel periodo molto turbolento.

 

Successivamente durante la seconda guerra punica, nel suo continuo peregrinare, Annibale stazionò in questi territori per un certo periodo facendovi edificare una torre.

Nel duecento in questo tratto di mare vi erano diverse isolette tutte con costruzioni militari; infatti nel 1444 Alfonso d'Aragona  conquistò queste  isolette e, in seguito, vista l'importanza strategica che il posto rivestiva, anche per la presenza del porto e al fine di contrastare le incursioni operate dalla pirateria turchesca, vi costruì la fortezza.

Nel 1496 passò ad Andrea Carafa, fu saccheggiata nel 1536 da Barbarossa, e nel 1544 e nel 1548 dal corsaro Dragut.

Nel 1507 in questa fortezza nacque Giovanni Dionigi Galeni detto Uccialì, soprannominato dai turchi Kilige-Alì (La spada). Uccialì venne catturato dal Barbarossa durante l'assalto al castello e venduto come schiavo in Turchia. Dove per le sue doti di stratega divenne ammiraglio della flotta turca, corsaro e pascià di Tripoli e Tunisi.

Della fortificazione del periodo aragonese l'unica parte superstite  è l'alta torre cilindrica nel cortile, inglobata in uno dei bastioni cinquecenteschi.  

 

La torre a tre piani, collegati da una scala a chiocciola, è coperta all'ultimo piano da una volta a crociera che svetta sulla fortificazione cinquecentesca a pianta grosso modo quadrangolare, con due puntoni sul lato orientale.

Questo  nucleo  fortificato  posto sul  vertice dell'isolotto più vicino alla terraferma, era infine difeso da altri due bastioni a punta, posti lateralmente all'ingresso.

Questo complesso sistema di fortificazione rappresenta una delle innovazioni. 

Nel corso dei secoli la fortificazione fu completamente abbandonata all'incuria del tempo e del mare che ne  hanno fatto scomparire la cortina di muro sul lato Ovest, verso il mare aperto.

Anche le strutture del mastio sono state completamente distrutte dal mare sul lato Ovest. 

Negli anni Settanta è stata realizzata una scogliera di massi naturali tutt'intorno alla fortezza, per difendere il complesso dall'erosione marina. 

Si è provveduto, inoltre, al consolidamento tramite opere murarie e  platee rigide tra la base della muratura e la scogliera. 

Nel 1982 furono effettuati restauri alla torre cilindrica e lavori di consolidamento alla cinta esterna. 

Le strutture in elevato sono state parzialmente restaurate con cortine laterizie.

 

 

 

 Sk

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