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Letture: I manieri di Ruggero

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 G.B. Galeni "Occhialì"

 

I manieri di Ruggero in Calabria

 Il duce Ruggero, con la discesa in Calabria nella ricerca di una sistemazione logistica, pensò opportuno di scegliere un luogo adatto dove porre i suoi accampamenti, che fosse al tempo stesso in una posizione che garantisse una adeguata e facile difesa e che permettesse di dominare il territorio per un vasto raggio intorno, al fine di incutere, con la sua presenza, timore alle città e castelli dei dintorni.

Infatti a questo scopo si prestava perfettamente la sommità del terreno sovrastante la attuale città di Vibo Valentia, e precisamente la zona dove venne in seguito costruito il Castello, che domina l'attuale città.

Correva l'anno 1056, il luogo risultava completamente deserto e disabitato, esistendo tutto intorno solo i ruderi della antica Ipponion.

La popolazione si trovava interamente raccolta intorno ad alcuni casali del vicinato e soprattutto nella poco distante città di Bivona, posta più a valle in prossimità del mare.

La posizione si presentava strategicamente importante anche perché consentiva il controllo della valle delle Saline, attuale valle del Mesima, che a quell'epoca rivestiva notevole importanza sia dal punto di vista militare che commerciale.

Ruggero il normanno

 La  presenza del duce in quel luogo causò una generale e repentina sottomissione delle città che si manifestò col mandare da ogni dove legati con offerta di pace, atti di sottomissione di interi e ben muniti castelli.

Il successo sembra fosse dovuto più al demerito degli abitanti che al merito dei nuovi venuti, dei quali, fra l'altro, la popolazione non conosceva neppure il carattere e le intenzioni, cosa che, invece, solo in seguito ebbe modo di apprezzare.

In conformità ai costumi tipici dei normanni che fin dall'inizio avevano manifestato una spiccata tendenza alla spoliazione delle popolazioni sistematicamente depredate, anche in questa occasione, Ruggero mandò al fratello i primi e cospicui frutti di tale fortunata spedizione.

Nel frattempo Ruggero,  a conclusione di questa prima fase, pensò ad una sistemazione definitiva e quindi non ritenne più sufficiente  il mantenimento degli accampamenti sulle sommità del colle di Vibo, ma, pensando a qualche cosa di più stabile e permanente, elaborò la realizzazione di un nuovo progetto: la fortificazione di Rocca Nicefora.

Con la fortificazione di questa città si entra in una nuova fase della campagna di Ruggero in Calabria: dalla fase dell'accampamento militare si passa a quello più stabile della sistemazione in una ben munita fortezza, quale si conveniva al nuovo dominatore che si accingeva a prendere stabile dimora nei territori occupati.

Rocca Nicefora evidentemente era l'unica città che si prestava ad una condizione di sicurezza, in vista soprattutto del viaggio che stava per intraprendere in Puglia.

Il desiderio di congratularsi col fratello per l'insperato successo ottenuto in quella parte della Calabria indusse il Duca di Puglia a convocare a sè Ruggero.

Questi, poichè aveva sistemato convenientemente la sua fortezza nella città di Rocca Nicefaro, potè tranquillamente intraprendere il viaggio per le Puglie, con solo sei uomini di scorta e lasciando il resto della guarnigione a tutela del castello che aveva costruito.

Le fortificazioni fatte per rafforzare le difese di Rocca Nicefora consistevano in opere di rifacimento della torre e dei bastioni di difesa, la cui costruzione evidentemente risaliva ad una epoca anteriore, e precisamente alla iniziativa dello stesso fondatore di cui la città portava il nome.

Fu una opera accuratissima di restauro e di rafforzamento. L’avverbio “studiosissime” ci rende perfettamente l'idea della cura con cui furono eseguite queste opere di manutenzione.

Ruggero partì lasciando il presidio a tutela del castello che aveva costruito ed all'occorrenza pronto, «ad provinciam premendam», fidando molto sulla funzione deterrente che tale imponente castello, ben a ragione denominato Rocca, esercitava nell'area calabrese.

Quindi la Rocca Nicefora aveva una funzione di grande prestigio nel sistema di difesa apprestato da Ruggero. In pratica, essa svolgeva un ruolo di capitale in loco di tutte le terre conquistate e già soggette al dominio normanno.

Di fatto la Rocca fu la prima capitale del dominio normanno in Calabria, e precedette nel tempo il ruolo che successivamente avrebbe svolto la città di Mileto, nella quale, Ruggero avrebbe trasferito successivamente la sua dimora ufficiale.

Anche a Mileto fu un castello, che dominava la pianura sottostante, a decidere del destino regale di questa nobile città.

Infatti la pianura dominata dal castello si prestava al concentramento di un notevole numero di truppe i cui movimenti potevano svolgersi sotto il controllo di chi deteneva la fortezza.

Nel 1058, la terra di Calabria, a partire dalla linea di demarcazione che idealmente congiungeva Rocca Nicefaro e Squillace fino alla città di Reggio, veniva divisa a metà tra i due fratelli.

Da questo momento fu compromessa la funzione di Rocca Nicefaro, poiché, in virtù della predetta ripartizione la città veniva a trovarsi proprio sul confine del nuovo stato; quindi era giocoforza trovare per la residenza del conte una nuova sistemazione di controllo localizzata più a sud, all’interno del nuovo territorio.

Entra così in gioco la città di Mileto, munita di un importante castello posto in posizione elevata.

 

 

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