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Castelli Calabresi

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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia

 

La fortificazione di Melissa non è un vero e proprio maniero, ma non è neanche una vera e propria torre, forse potrebbe essere una via di mezzo: cioè una grande torre o un piccolissimo castello.

Probabilmente è stata costruita all'inizio del secondo millennio quando le incursioni dei saraceni si fecero sempre più frequenti sulle coste calabresi e, poiché, la meta preferita dei saraceni erano appunto le popolose città della costa queste ultime molto presto rimasero spopolate.

Gli abitanti, infatti, spinti dalla necessità di stabilirsi in luoghi sicuri e meglio difendibili dove potersi dedicarsi all'agricoltura, all'allevamento e impiantare nuovi traffici, emigrarono dalla costa all'interno del territorio e  precisamente, lungo una fascia di territorio p osto tra la  montagna e il mare

Questa fascia viene riconosciuta dagli studiosi moderni  come "linea bizantina", dove si trovano ancora oggi i resti dei migliori gioielli dell'architettura di quel periodo.

Molti signorotti, nobili e religiosi, per far fronte alle minacce sulle coste furono costretti a impiantare in proprio costruzioni di fabbrica a difesa.

Nacque così nel tempo un sistema, più o meno organico, di piccole e grandi torri di difesa o di avvistamento, dislocate lungo tutte quelle coste dalle quali partivano le segnalazioni dei pericoli che apparivano all'orizzonte.

Sicuramente fu in questo periodo che venne costruita una prima torre, la cui struttura molto probabilmente risalirebbe al periodo normanno o svevo.

In seguito col diminuire del pericolo delle incursioni dei pirati saraceni, diminuì pure la cura per le torri, sino al completo abbandono e al loro disfacimento. Vennero curate solo quelle poche che occupavano uno spazio strategico.

All'inizio del XIV sec., così come era già avvenuto durante il periodo saraceno, sulle nostre spiagge apparvero sempre più spesso i legni (navi) della pirateria turchesca.

Col crescente intensificarsi delle incursioni si cominciò a riconsiderare la funzione delle vecchie torri.

Nel 1480 re Ferrante, al fine di limitare i danni e nello stesso tempo per opporre una certa resistenza alle incursioni, decise di "fortificare le riviere più esposte alle minacce di quei barbari.." con  "la costruzione o ricostruzione od

ampliamento di manieri a Reggio e a  Nicotera, a Cotrone, a Cariati, a Corigliano, a Belvedere, a Pizzo .." e in genere sulle coste calabresi. 

Per finanziare questa vasta opera di fabbrica tassò di un carlino ogni fuoco del regno. (Un fuoco equivaleva ad una famiglia, ed "il focatico" era un imposta sul fuoco cioè famiglia, introdotta dalla riforma aragonese del 1443). Tale tipo di tassazione arrecò enorme difficoltà nella riscossione.

Tra il 1532 e il 1533 la Regia Corte ordinava ad alcune Università di finanziare con proprie risorse le opere di fortificazioni.

Vista l'inadeguatezza delle opere eseguite da tale iniziativa privata, il vicerè, Don Pedro di Toledo, predispose la costruzione di torri marittime molto ravvicinate tra di loro.

Seguì costantemente i lavori e fece effettuare numerose ispezioni data l'importanza che lo stesso re attribuiva loro. Infatti Carlo V, al ritorno da Tripoli, impartì precisi ordini su come fortificare Reggio e numerose altri siti.

E' da tenere presente che sulle coste calabresi sorse il più alto numero, in assoluto, di torri costiere che altrove.

E' in questo periodo che venne ricostruita o riparata la nostra torre, posizionata su una piccola altura rocciosa ".. in località ora detta Torrazzo".

Essa presenta una struttura circolare interrotta da otto piccoli corpi avanzati e un ponte levatoio che assieme alle misure diametro/altezza della torre, conferiscono un aspetto imponente e robusto di piccolo castello.

Lato mare, una costruzione di fabbrica quadrangolare costituisce un corpo avanzato aggiunto in un secondo momento. All'interno della torre un piccolo cortile, anch'esso di forma circolare, e quasi al centro un piccolo pozzo per l'acqua che lo rendeva autosufficiente.

La torre è strutturata su tre livelli:

un primo livello costituito dal cortile interno attorno al quale si trovano tanti piccoli locali adibiti a stalle, magazzini, sale d'armi e alloggi per i militari di guardia.

Dal cortile una scala esterna conduce al secondo livello dove si trovano alcuni locali molto signorili che hanno costituto, nel corso dei secoli, ora abitazioni, ora dimore per la caccia per i tanti signorotti che si sono avvicendati. Infine il terzo livello costituisce il coronamento.

Nulla è pervenuto circa l'esistenza della prima torre. Dopo la sua ricostruzione o ristrutturazione, essa appartenne ai principi di Strongoli e conti di Melissa per molto tempo, che la usarono ora come residenza ora come dimora di caccia ora come avamposto a guardia e difesa del territorio.

In seguito divenne proprietà di nobili latifondisti per finire poi nelle mani della famiglia Berlingieri. Attualmente è di proprietà comunale che ne ha curato la ristrutturazione e la valorizzazione ai fini turistici. La torre ospita un piccolo museo della tradizione storica contadina.

Le notizie storiche sulla torre giunte fino a noi sono poche e frammentarie.

Il 9 settembre 1598 Sinan Cicala, un rinnegato messinese rajs della pirateria turchesca, fallita la presa di Castervetere, fallita anche quella del 10 settembre di Isola e il successivo tentato sbarco di Capocolonne, continuava a

risalire lo Jonio bordeggiando  al  largo  della costa.  Due giorni dopo, Giovan Battista Campitelli, Conte di Melissa, nelle vesti di tenente, dislocava un folto gruppo di soldati, di cui era al comando, sulle colline attorno alla torre di Melissa, per fronteggiare un eventuale sbarco di Bascià Cicala.

Nel 1761 scrive l'Abate di Saint Non, durante il suo viaggio compiuto in Calabria, in merito all'ospitalità da parte di Francesco Pignatelli, principe di Strongoli, vicario generale del regno che usava la torre quale sua dimora ordinaria: "Nulla assomigliava di più a un vecchio castello gotico di questa torre di Melissa, poggiata su un'eminenza isolata da tutte le altre abitazioni e attorniata da qualche vecchia fortificazione assai male in ordine  ... dopo una buona cena, e una vivissima e brillante conversazione, andammo a dormire".

 

Nel 1778, Dominique-Vivant Denon, durante il suo viaggio effettuato in Calabria, in un passo del suo libro così descrive la torre: "Andammo a dormire nella torre di Melissa dove il caso ci fece trovare il principe di Strongoli, che ne è il signore. Ritornava dalla caccia con tutto il suo seguito, proprio quando noi giungemmo sul ponte levatoio con il nostro; benché numerosi, fummo tutti alloggiati nella torre. È impossibile essere trattati meglio di come fece il principe con noi, leale signore castellano che ebbe la bontà di farci accompagnare il giorno dopo a Strongoli, dove ci aveva fatto preparare il pranzo"

Il 27 luglio del 1803 i pirati turchi, con l'ultimo colpo di coda, assalirono la torre dopo aver fatto dei prigionieri nelle vicine campagne.

Bibliografia

Dominique-Vivant Denon, Calabria Felix, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli CZ, 2002.

Jean-Claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, 1786

Gustavo Valente, Le torri costiere della Calabria, Ed. Frama's, Chiaravalle, 1972

Gustavo Valente, Calabria, Calabresi e Turchestelli nei secoli della Pirateria, Ed Frama's, Chiaravalle C.le, 1973.

N. Cortese, Memorie di un generale della Repubblica e dell'Impero. Francesco Pignatelli principe di Strongoli,

    Bari, Laterza, 1927;
 

 

 

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