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castelli calabresi

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi -  Foto Maurizio Marzolla

 

 

 

 

 

 

Nei pressi dell'odierna Motta San Giovanni, rimangono i ruderi di una notevole fortezza, le cui mura recingevano la sommità di una collina, già di per se difficilmente raggiungibile.  Essa costituisce un raro esempio di complesso militare normanno-angioino.

Tale posizione naturale rendeva questa fortezza inespugnabile.

Alcuni studiosi ritengono che essa sia stata costruita dagli Angioini. Secondo una tesi più accreditata, invece, pare che il kastron venne costruito dai bizantini durante l'ultimo periodo della loro dominazione e cioè tra la seconda metà del X secolo e i primi decenni dell'XI, con il fine di difendere la città di Reggio dalle incursioni arabe, assieme all'altra fortificazione di Motta S.Agata.

Quindi esso faceva parte di un sistema di avvistamento e difensivo assieme alle altre Motte dislocate nei dintorni di Reggio. Il suo raggio di azione spaziava un grande arco che andava "verso Reggio da un parte e Capo delle Armi dall'altra e l'entrata sud dello Stretto di Messina.

Attorno al forte di Sant'Aniceto vi era un agglomerato di abitazioni che i documenti indicavano come "libera università". Sempre nei pressi del forte di recente è stata accertata l'esistenza di una chiesetta bizantina "con un grande catino  frammentato in due pezzi ed i resti dell'abside cui apparteneva" su questi resti "si intravedono affreschi del XIII sec. fra cui un Pantacratore, una madonna e figure di santi ..."

Sicuramente fu ristrutturata e ampliata da Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia, tra il 1263 e il 1282, nell'ambito delle mire espansionistiche  francesi di conquista del regno di Napoli e infine del più grande regno di Bisanzio, poichè la fortezza era ritenuta un punto strategico per il controllo dell'ampio tratto dello Stretto di Messina che va da Taormina sino a Capo d'Armi e da qui fino a Reggio e dove accasermò parte delle truppe di terra per la conquista della Sicilia.

Nel febbraio del 1283, "il fatto che Reggio avesse aperto di buon grado le porte a Re Pietro, fece si che man mano gli si rendessero senza difficoltà le prossime castella tra cui Sant'Aniceto ..."1.

Nel 1304 con la pace di Caltabellotta la fortezza torna sotto la bandiera angioina, ma ancora per poco. Infatti nel 1312 il forte fu ceduto a re Federico d'Aragona per due anni per via del tradimento di Leone Protopapa, per poi, nel 1315, ritornare di nuovo sotto i d'Angiò2.

In seguito alle rivalità dei vari rami della famiglia d'Angiò le fortezze della zona ionica calabrese passarono sotto il dominio del duca Giovanni d'Angiò Provenza il quale, tramite il vicerè Giovanni Grimaldi, nel 1464 apre le porte a re Ferrante.

Nel 1465 i cittadini di Reggio, poiché i "montanari" di Sant'Aniceto, con le loro continue razzie avevano causato loro dei danni, si rivolgono a Re Ferrante per avere giustizia, il quale autorizza loro di distruggere il forte2.

Si narra che i reggini, vista l'impossibilità di prendere la fortezza con la forza, ordirono una trama per trarre in inganno i difensori del forte. Nottetempo i soldati reggini si sarebbero nascosti nelle vicinanze della porta d'ingresso del forte, dopo aver posto dei lumini sulle corna di una mandria di capre e facendole deviare nella vallata opposta. I difensori del forte uscirono in massa per attaccare i nemici lasciando il forte quasi sguarnito e ... in mano ai reggini.

Con questa azione la fortezza venne bruciata e mai più utilizzata.

Secondo alcuni storici re Ferrante, con questa azione, decretò la fine di Motta Sant'Aniceto, poiché troppo vicino al mare per costituire un caposaldo difensivo, sostituendola con Motta San Giovanni secondo lui in posizione più arretrata. Questo, a mio avviso, non regge perché Motta S. Giovanni è sempre vicino al mare in quanto poco distante da Motta Sant'Aniceto.

Il sisma del 1783, distrusse le mura di sud-ovest. Di recente è stato in gran parte restaurato e montato un nuovo portone tra le due torri quadrate che i visitatori trovano sempre chiuso.

Nel 1949 scrive Vittorio Rossi che il vecchio fortilizio si ergeva su di una imponente cinta di mura che fino ad allora erano quasi intatte e salde; la sua superficie interna era quasi un ettaro e nella parte più alta si profila la torre principale.

Si accede da un unico lato e si arriva ad una tozza e bassa porta di accesso, protetta da due torri normanne a base quadrata ben conservate. L'opera comprendeva oltre la cinta muraria con due torri ed una terza centrale, anche altre due minori: cinque in tutto. All'interno delle torri vi erano delle spaziose camere, ed in quella centrale anche una cisterna ben conservata. Il perimetro interno era diviso in tre cortili: il primo, il più grande si apriva all'ingresso; quello centrale, diviso da un muro sormontato dalla torre maggiore, misurava circa 600 mq.; il terzo, era compreso tra il muro centrale ed una torre.

"A nord del mastio in posizione centrale ... all'interno del secondo settore della fortificazione vi era la chiesa del castello ... di forma all'incirca rettangolare ... con l'abside .. che occupa circa la metà del lato orientale ... l'ingresso si apriva sul lato meridionale"3. La chiesa oggi è anonima

Bibliografia

1. D.Spanò Bolani- Storia di Reggio Calabria, stab, tip. la voce di Calabria, 1957 

2. Giovanni Azzarà, La baronia di Sant'Aniceto, Historica, fasc. 2 anno 1972.

3. Domenico Minuto, Le chiese di tradizione bizantina, in "Santo Niceto nella Calabria medievale", a cura di Francesca

     Martorano, L'Erma di Bretschneider, Roma, 2002.

 

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