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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

 

Il castello di Palizzi è situato su un enorme masso granitico rossastro che sovrasta il modesto abitato, localizzato lungo un'ansa del torrente omonimo a 272 metri s. l. m., tra il monte Jermanata e Grappidà. 

Non si conosce il periodo della prima fortificazione che, comunque, alcuni studiosi ritengono di origini medioevali.

Nell'XI sec. il borgo dovette essere un centro importante in quanto in "terrae Palitii" erano presenti due monasteri e una grancia.

Quindi è molto probabile che già in quel periodo sull'alta rocca del piccolo borgo era presente una qualche forma di fortificazione.

E' pur vero che "non si conosce l'origine del paese e non vi sono documenti che provino la sua esistenza prima del 1477, quando il vescovo di Bova, avrebbe conferito al monastero di Taranto, l'abbazia archimandritale di Palizzi1.

Occorre tener presente, sia anche a puro titolo di indizio, che una lapide, murata sopra l'arco dell'ingresso interno del castello, riporta che lo stesso nel 1580, era “cadente per vecchiaia” e che lo stesso veniva restaurato: "FRANCISCUS EX ROMANA, COLONNENSIUM  FAMILIA MESSANENSIS CASTRUM HOC VETUSTATEM COLLAPSUM RESTAURABAT AN. 1580".

Quindi è da ritenere che già a quel tempo il castello doveva avere alcuni secoli di vita.

Nel corso dei secoli, nella "terrae Palitii", al potere si alternarono le potenti famiglie Ruffo, Ayerba d'Aragona, Colonna, Arduino e De Blasio.

Nel 1866 il barone Tiberio de Blasio decide di ricostruire il castello di Palizzi ad un anno esatto della morte del padre avvenuta proprio nelle sue stanze.

Infatti dopo la ricostruzione il castello fu utilizzato come residenza estiva da Don Tiberio fino alla sua morte avvenuta nel 1873, all’età di soli 46 anni.

Durante la II guerra mondiale, don Carlo de Blasio, detto Caramella, si trasferì per alcuni mesi nel castello di Palizzi a causa dei bombardamenti americani sulla città di Reggio.

Tra gli anni 1950-1960 Ferdinando, detto Nandino, utilizzò il castello nei mesi estivi con la moglie donna Noemi e i suoi figli.

Don Nandino provvide a fare apportare dei piccoli restauri alla parte abitabile, che comunque risultarono insufficienti ad arrestare il progressivo deterioramento.

Oggi, anche quella parte abitabile restaurata, è quasi senza più copertura.

Edward Lear nel 1847 scrive: "... raggiunto il castello, mi sono ben presto trovato al centro delle sue rovine".

Poi, mentre si accingeva a fare uno schizzo del paese, così definì la rocca:"...l'alta torre quadrata della rocca di Palizzi sembra che riempia tutta la scena, mentre le case sono ammassate fin sul torrente in maniera tale da non potersi descrivere..."2.

Del castello rimangono oggi le torri: una cilindrica merlata sul versante est, e una angolare sul versante opposto che testimoniano le origini medievale del castello; il grande palazzo residenziale e avanzi di mura che sovrastano pittorescamente il borgo.

All'interno del castello vi sono ambienti scavati nella viva roccia tra cui le carceri.

Il castello era considerato un baluardo difensivo e per sfuggire alle incursioni dei nemici dei secoli della pirateria turchesca.

L'unica possibilità di accesso è la via Castello a riprova della strategica posizione difensiva.

Oggi il Castello è, fortunatamente, in fase restauro

 

 

Bibliografia

1. F. Nucera, Rovine di Calabria, Casa del libro ed., Reggio Calabria, 1974

2. Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi, a cura di E.De Lieto Vollaro, ed. Parallelo 38, Reggio Calabria 1973

 

 

 Sk

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