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castelli calabresi 

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a cura di: Nino Calarco, webmaster,  testi;  Angela E. Calarco, committenza locale.

 

Il Castello di Tropea in un disegno acquerellato di una stampa di II metà '800.

Attualmente il corpo di fabbrica è a base quadrangolare, impostata sulle rupe che domina il piccolo porto; presenta due torri cilindriche orientate verso l'abitato, con l'ingresso che conserva le tracce del ponte levatoio. 

Il Castello è caratterizzato dai due torrioni; al centro vi sono le mura con la porta fortificata della città, e a destra i bastioni della seggiola costituiti da due alti torri cilindriche su base scarpata, probabili avanzi delle opere difensive di epoca angioina che, in epoca aragonese, sussistevano anche nel luogo del Castello. 

Qui il primo intervento aragonese riguardò la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica che si innestò sulla torre angioina e con una torretta più in basso a strapiombo sulla marina. 

Il Castello è noto oltre che per il tragico epilogo della vita di Giacomo Murat, che qui aveva cercato di iniziare la riconquista del regno, anche per il fatto che esso  fu un carcere famoso di prigionia politica di importanza nazionale. 

Nelle sue carceri vi furono rinchiusi anche prigionieri illustri come Antonio Centelles, il Re di Napoli e Alfonso D'Aragona.

Pare che il castello di Pizzo sia stato costruito per volere di Ferdinando II intorno al 1488, con l'intento di presidiare un territorio il cui feudatario, Carlo Sanseverino, si era a lui ribellato  partecipando alla nota Congiura dei Baroni. 

Infatti le torri sono quasi del tutto piene, tranne stretti cunicoli che conducono alle piccole aperture quadrate e ai fori delle archibugiere rivolte verso il lato della montagna.

Di recente è stato completato l’intervento di restauro.

 

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