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castelli calabresi 

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a cura di: Nino Calarco, webmaster,  fotografia, testi;  Angela E. Calarco, committenza locale.

 

 

 

 

"Entrando fra Terra della marina un miglio, alla costa de'l Monte si scorge Rocca Imperiale, così nominata (secondo che se dice) per essere stata fatta da Federico Re di Sicilia & Imperadore romano. Vi fece quiui Alfonso secondo Re di Napoli essendo Duca della Calauria, una forte Rocca"1.

Il castello domina l'abitato in cima al paese.

Rocca Imperiale trae origine da un castello che Federico II costruì, tra il 1220 e il 1225, per difendere il paese dalle incursioni dei barbareschi. La sua costruzione diede sicurezza e incoraggiò la gente a costruirvi cosicché, nonostante la scomodità del luogo, vi è sorto un paese di tremila abitanti, edificato in tal guisa che ogni via si trova sempre a livello dei tetti delle case di un'altra via. Un paese molto originale dall'esterno, ma molto scomodo internamente"2.

Alla "costruzione (del castello)... concorre la popolazione sul territorio circostante tra cui gli abitanti del casale di Sancti Ananie... il nuovo centro del potere politico a Rocca Imperiale (ha) determinato il trasferimento... della popolazione alle pendici del colle su cui sorgeva il castello... un regio provvedimento del 1268 restituisce agli Ospedalieri il castrum di Rocca Imperiale o ”Castrum Licarcari” o “Ricarcari”, che era stato espropriato da Federico II"3.

"Iacopo di Tarsia... benche Caualiero Gerosolimitano possede già per soccessione paterna la Terra di Ricarro in Basilicata, ma spogliatone dall'imperadore Federico, il quale fornitola e fortificatala d'vn bel Castello, la Rocca Imperiale chiamolla, ne riebbe il dominio da Re Carlo. Egli fu Iacopo Prior di Messina..."4.

Il castello di Rocca Imperiale pare sia stato progettato dall'architetto dello stesso imperatore, Nicola Cicala.

Al maniero si accede mediante due ponti levatoi: uno esterno piuttosto piccolo; l'altro interno molto più grande.

Presenta una forma perimetrale quadrangolare con otto massicce torri di cui cinque circolari a speroni.

Sul lato sud il maniero è fortificato da un muro di cinta che forma un fossato largo e profondo.

Particolari locali della rocca erano stati tecnicamente strutturati per permettere la buona conservazione di una grande quantità di vettovagliamento.

Un ottimo approvvigionamento idrico, inoltre, era garantito da cinque enormi cisterne dove, tra l'altro, veniva convogliata l'acqua piovana.

Lo spostamento e il ricambio di truppe avveniva tramite numerose gallerie sotterranee tutt'oggi esistenti.

Per queste caratteristiche il maniero era ritenuto inespugnabile.

L'ampliamento e la definitiva fortificazione avvenne in pieno periodo aragonese, nel 1487, sotto Alfonso II d'Aragona, duca di Calabria. Queste trasformazioni hanno "profondamente alterato il suo aspetto"5 nascondendo di fatto la struttura del vecchio maniero svevo.  

Scrive il viaggiatore francese Dominique Vivant-Denon durante il suo viaggio in Calabria compiuto nel 1778: "In questo territorio si trovano, ogni giorno, monete romane. Quattro miglia più in là, andammo a ritrovare il nostro battello, venuto ad aspettarci nella rada di Rocca Imperiale".

 Durante il periodo francese nel 1806 il castello si rese protagonista di alcuni scontri nella guerra tra francesi, Borbonici e la popolazione locale6.

"Nel 1463 si possedeva da Roberto Sanseverino principe di Salerno. Nel 1504 da Antonio Guevara. Nel 1568 fu venduta sub asta S.C. con Torre di Mare per ducati 82000 alla casa Caraffa de' principi di Stigliano. Passò poi a Marcantonio Floccaro. Dal Carafa nel 1596 fu venduta altra volta a Giò Antonio Carbone per ducati 43000"7.

Nel 1700 i Duca Alfonso e Francesco Crivelli, apportarono nuove opere murarie al castello relativamente ai vani abitabili. "...il castello ha del magnifico e del grande. E più riguardevole l'han reso con nuove fabbriche il Duca D. Francesco Crivelli, e'l Duca D. Alfonso di lui padre... originarj Milanesi..."8.

Con l'avvento dell'eversione feudale ebbe inizio anche la decadenza del castello. La sua manutenzione non era nelle priorità del nobile che lo possedeva in quel periodo in quanto risiedeva a Napoli anzi dapprima vendette l'arredamento e, in seguito attorno al 1835, vendette persino le coperture dei tetti e infine gli infissi, Abbandonato a se stesso venne fatto oggetto di devastazione. 

In una relazione del febbraio 1907, in seguito a un dissesto idrogeologico così vengono descritte le condizioni in cui versa il castello: "lesioni al muro di cinta... Un muro del vecchio castello Aragona, ... è squilibrato. Occorre puntellarlo... Il detto castello poi è lasciato in completo abbandono e le altissime mura hanno urgente bisogno di sottofondazioni... Il muro di cinta del detto castello verso mezzogiorno è rimasto... senza piede e minaccia di rovinare sui sottostanti ortalizi"9.

Il Sig. Nicola Cappa acquistò il castello nel 1913 dal vescovo di Tursi. Infine una sua erede ha fatto donazione del castello alla cittadinanza. L'amministrazione comunale  ha avviato una buona ristrutturazione, per cui oggi il maniero è in gran parte visitabile.

Per molti del mestiere è il più bel maniero del meridione. 

Bibliografia

1. F. Leandro Alberti bolognese, Descrittione di tutta Italia..., Bologna MDL;

2. Dominique Vivant-Denon, Calabria felix, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2002;

3. Sauri Gelichi (a cura di), Atti del IX Congresso Internazionale sullo Ceramica Medievale nel Mediterraneo, Venezia, ed. All'insegna

    del giglio, Firenze, 2012;

4. Ferrante della Marra, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne' seggi di Napoli, Napoli, MDCXLI;

5. V. Condino, I castelli della provincia di Cosenza: itinerari tra i paesaggi castellani, L. Pellegrini ed., Cosenza, 1996;

6. Conte Gennaro Marulli, Ragguagli storici del Regno delle due Sicilie dal 1879 al 1815, Napoli, 1845; 

7. Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, 1840;

8. G. Antonini, La Lucania, Napoli, MDCCXCVIL;

9. O. Petrucci - G. Versace, Frane e Alluvioni in Provincia di Cosenza agli inizi del '900, ed. Bios, Castrolibero, 2005.

 

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