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Castelli calabresi

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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia - Angela E. Calarco, committenza locale;

 

Le rocce del monte Consolino, da cui degrada la cittadina di Stilo, patria del celebre filosofo Tommaso Campanella, sono sovrastate dai resti di un castello, costruito da Ruggero il Normanno, sulle basi di una fortificazione bizantina, per meglio dominare la irrequieta cittadina.

per essere questo castello assai forte sopra tutti gli altri della provincia, era in quei tempi pregiatissimo a’ Re e godeva alcune prerogative e fra l’altre, che molti Baroni e feudatari, fossero obbligati alle di lui reparazioni.

Si evince, dunque, l’esistenza del Castello prima del XII secolo.

Lo confermano alcuni documenti dell’Archivio della Regia Zecca dell’anno 1821 che riportano il carico delle riparazioni e gli enti e le persone ad esse tenute. La prenotata fortezza quanto fosse stata onorevole, e di stima in que’ tempi, s’inferisce da’ molti feudatari, ch’erano tenuti a ripararla…”

Al castello si può accedere attraverso il sentiero accanto al quale si trova la Cattolica, tempietto bizantino, la cui fama ha offuscato quella dello straordinario capolavoro dell’architettura militare del Medioevo.

Altri accessi sono tre faticosissimi ma pittoreschi sentieri che attraversano a zig zag il monte Consolino, offrendo panorami di meravigliosa bellezza che si estendono tra il golfo di Squillace e il Capo Spartivento.

Rimane, comunque, un luogo dove è estremamente rischioso giungere, anche perché la vegetazione nasconde fino all’ultimo gli improvvisi strapiombi di roccia del monte Consolino che si erge per circa 700 metri.

Un tempo questi vertiginosi bastioni naturali erano collegati da mura e torrette di guardia in un unico sistema che si chiudeva in basso  con  le fortificazioni  del borgo e  in alto, sul versante di Stilo, con le poderose difese dell’acropoli; l’opposto versante su Bivongi era, invece, protetto da 500 metri di pareti a picco. Altre opere di difesa erano le possenti mura addossate a ripide pareti e rafforzate da  torri  triangolari che rendevano impraticabili i pochi

valichi agevoli del monte; sparsi ovunque, posti di guardia, difese singole e sbarramenti per impedire l’accesso al nemico.

Il castello vero e proprio era formato da un complesso di fabbriche di forma rettangolare il cui ingresso era difeso da due torri, una delle quali era detta Altavilla.

Tutte le torri erano provviste di feritoie da cui venivano lanciati rudimentali mezzi di offesa come i sassi o l’olio bollente.

Sulla torre quadrata vi era un’ampia sala; un’altra più grande e delle camere su tre piani erano sulla torre maggiore; non mancavano altre stanze annesse alle cucine e al forno.

 

Al centro del Castello vi era una chiesa con un altare maggiore e quattro altri altari, due per ogni parete.

Lo spazio sotterraneo al centro dell’edificio era occupato da una cisterna dove confluiva l’acqua piovana attraverso condutture di tegole o tubi di coccio.

A sinistra del Castello, una cintura merlata, interrotta da torri semicircolari, chiudeva la cima del monte. Anche da questo lato, una porta difesa da corpi di guardia permetteva l’accesso al Castello.

Un passaggio sotterraneo conduceva all’estrema roccaforte, sicuro sistema difensivo in caso di crollo dell’intero sistema: da qui gli ultimi difensori si sarebbero gettati nel vuoto piuttosto che arrendersi.

Sotto il castello, ricavate in una caverna naturale, vi erano le prigioni: esse non avevano neppure una porta, perché si poteva entrare o uscire soltanto se si era calati dall’alto attraverso un paranco.

 
 

Luoghi questi che testimoniano crudeli avvenimenti di un tempo. Quando, infatti, Stilo fu domata da Carlo D’Angiò, vi furono rinchiusi molti prigionieri politici, ai quali furono mozzati piedi e mani, per aver tentato la fuga.

Il Castello ha subito più di un rifacimento allo scopo di rafforzare la difesa, soprattutto durante la dominazione sveva e angioina.

Sicuramente la parte più antica è quella situata sul punto più alto del monte.

Nel 1520 subì ingenti danni nel corso delle battaglie tra Francesco I e Carlo V, imperatore di Spagna e Germania, per il dominio dell’Italia meridionale. Venne distrutto dal sisma del 1783.

Danneggiate furono anche le mura di cinta. Di esse rimane, oggi, la porta Stefanina o di San Domenico, mentre la porta regia fu demolita nel corso del XX secolo.  Rimangono tratti di mura e di bastioni cilindrici.

 
   
   

 

 SK

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