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     - Il palazzo reale

     - La torre di Catona

     - San Franceschello

     - Carlo V a Catona

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Alcune descrizioni fanno pensare che Catona visse agli inizi del 500 un periodo di tranquillità, che la vide fiorente, grazie soprattutto al commercio con Messina.

Il centro abitato doveva essere costituito da numerose costruzioni antichissime, da vecchie fontane, dall’importante porto, dalle sue torri antiche e da chiese imponenti.

Ma la tranquillità non durò a lungo poiché nell’agosto del 1532 tentò di sbarcare a Catona Airedeno Barbarossa, con l’ausilio di un rinnegato napoletano e con una flotta di 80 navi.

L’eroica popolazione, con l’aiuto di molti Fiumaresi riuscì ad impedire lo sbarco.  

Il gesto di eroismo e il coraggio della nostra gente, guidata dall’eroico capitano Pietro Ruffo, fece notizia nell’Europa del tempo e colpì l’imperatore Carlo V, il quale di ritorno da Tunisi e diretto a Messina, volle conoscere da vicino l’eroica cittadina.

Fu così che Carlo sbarcò a Catona per rendere omaggio alla popolazione; da Catona andò in visita a Reggio, quindi, a cavallo, arrivò a Fiumara e poi nuovamente a Catona, nel cui porto l’attendeva la nave per condurlo a Messina.

Accanto alle incursioni saracene, anche le catastrofi naturali, in questo periodo, si scagliarono contro la nostra cittadina: il 16 dicembre del 1560, a causa di un tremendo terremoto, la contrada di Nacareri fu vista sprofondare in mare con le sue case e i suoi abitanti. Questa contrada "... finiva in promontorio in quel punto dove oggi è la contrada Cannameli1"

Nel 1595 i turchi ricomparvero e distrussero Reggio, quindi si avvicinarono a Catona sotto bandiera maltese e, prendendo alla sprovvista gli abitanti che li credevano amici, riuscirono a sbarcare massacrando quanti incontravano e derubando Catona di tutte le sue imbarcazioni.

Questi avvenimenti atterrirono gli abitanti del litorale, i quali supplicarono il Re affinché fortificasse le coste.

Fu così che il viceré Toledo ordinò la costruzione di fortezze a Reggio, S. Caterina e Catona, affinché servissero di avvistamento in caso di nuove incursioni.

Una torre fu costruita in località Spontone, in vista di tutto lo Stretto e di essa, distrutta nel XIX secolo per eseguire una nuova costruzione, resta solo la base.

Le incursioni di questo periodo costrinsero gli abitanti di Catona ad abbandonare il paese e a rifugiarsi nei paesi dell’interno, ritenuti più sicuri.

Per lo stesso motivo i monaci basiliani, agli inizi del secolo XV, lasciarono l’abbazia di San Dionigi e l’ospedale di San Lazzaro.

Ma le acque dello Stretto furono nuovamente teatro delle scorrerie saracene nel secolo XVII. Nel 1638 la flotta mussulmana, guidata da un rinnegato conoscitore della zona, ritornò nel mare di Catona, ma uno scalpitio di cavalli e un suono di tromba fece  pensare ai mussulmani di trovarsi di fronte ad un gran numero di avversari e si affrettarono a prendere il largo.

Era stata soprattutto la presenza dei gelsi e di altri alberi ad impedire ai mussulmani di rendersi conto che si trattava di alcuni cavalieri al comando di Diego Strozzi e di un trombettiere, suo servitore a cavallo.

Allontanato il pericolo delle incursioni Catona visse un periodo di ripresa civile e religiosa e, nel 1701, l’arcivescovo Monreale ampliò la parrocchia di Catona, che dal torrente di Gallico si estendeva fino a comprendere una parte del territorio di Salice e di Acciarello con una popolazione di 800 abitanti.

 

 

 

 Sk

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