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Il periodo angioino

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Dopo la battaglia di Benevento, nel 1266, a Manfredi successe sul trono di Napoli Carlo I d’Angiò, il quale mandò a Reggio il notaro Nicandro di Santo Niceto, con l’incarico di controllare le operazioni dei dazi in favore della Corte e di prendere minuziosa nota dei commercianti che a Catona importavano ed esportavano.

Da ciò si deduce lo sviluppo delle attività commerciali e l’importanza che Catona aveva raggiunto nei rapporti con l’Europa del tempo.

Tuttavia l’assedio posto da Carlo I a Reggio nel 1268, che stremò la città per fame e malattie, fece crescere nella mente della popolazione l’avversione nei confronti di un re considerato un sanguinario.  

E mentre  il re francese cercava di  riordinare il Regno, sia dal  punto di vista amministrativo, che dal punto di vista militare, ingraziandosi anche il grande potere della Chiesa, l’odio nei suoi confronti cresceva.

Così nel famoso lunedì di Pasqua del 1282 la rivoluzione, passata alla storia sotto il nome di “ Vespro Siciliano”, scoppiò improvvisa a Palermo.

La reazione del re fu immediata e, intenzionato a soffocare nel sangue la rivolta della Sicilia e della Calabria, diede ordine a Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, di recarsi a Catona, vincerla e farne il luogo per tutte le successive operazioni militari.

Catona, assediata, capitolò per fame, senza mancare di atti di eroismo, di fronte alle truppe del Ruffo, di gran lunga superiori a quelle preposte alla difesa della cittadina.

Nel frattempo Carlo I dalla sua residenza romana preparava l’esercito, raccogliendo un gran numero di milizie feudali, un esercito formidabile alla cui costituzione avevano contribuito un gran numero di città italiane, la Francia e il Papa.

Da Catona Carlo I cominciò, il 25 luglio, l’assedio di Messina, ma vi dovette rinunciare subito grazie all’intervento di Pietro d’Aragona, che, sbarcato in Sicilia, fu nominato re dell’Isola. Abbandonata l’idea di conquistare l’isola, Carlo I partì per Roma, lasciando a Catona una parte del suo esercito e suo figlio Carlo, principe ereditario, ripromettendosi di ridiscendere a Catona nella primavera successiva.

Intanto Pietro d’Aragona, saputo che Catona non era ben difesa, decise di occuparla, prendendo di sprovvista la cittadina e i suoi difensori.

Diede l’incarico al figlio Giacomo che all’alba del 6 novembre 1282 passò in Catona, cogliendo di sorpresa il paese, uccidendo in maniera incontrollata soldati e civili, bruciando, saccheggiando, tanto da far passare alla storia il sanguinoso episodio come “La strage di Catona”.

L’occupazione della nostra cittadina servì al re aragonese per aprirsi un varco verso Reggio, che fu costretta ad arrendersi insieme ad altre terre vicine. Il principe Carlo tentò una resistenza, ma fu fatto prigioniero e condotto a Messina.

Questa notizia fece rientrare subito dalla Francia il padre, che, pur di stargli vicino, decise di fermarsi a Catona, alloggiando nel Palazzo reale che là vi sorgeva e dirigendo da quella dimora l’assedio di Reggio e le operazioni militari.

Ma la resistenza della città calabrese lo portò a vari spostamenti finchè nalla notte dell’8 dicembre non ritornò di nuovo a Catona con l’intenzione di passare in Sicilia.

Una mareggiata, però, durante la notte, si abbattè sulle coste di Catona, causando alle navi di Carlo, anche a causa dell’ingente numero in un porto troppo piccolo, danni gravi tanto da costringerlo a rinviare la battaglia. Il giorno dopo, lasciato a Catona una parte dell’esercito, il Re decise di partire col resto della flotta dirigendosi verso Napoli.

In prossimità di Catanzaro, però, la flotta angioina, comandata da Pietro Ruffo, fu assalita e quasi distrutta da Ruggero di Lauria. Carlo I morirà a Foggia il 7 gennaio 1285, senza riuscire a placare la rivolta e a liberare il figlio Carlo II, il quale, alla morte di Pietro d’Aragona, avvenuta nel 1286, venne trasferito in Aragona.

A Pietro successe il figlio Giacomo, il quale si prodigò, con l’aiuto della Chiesa, per la pace tra angioini ed aragonesi senza però riuscire a trovare un accordo che venisse accettato da entrambe le parti.

Le ostilità continuarono incessantemente e Catona, per la sua posizione geografica e per lo stanziamento dell’esercito angioino, continuò ad essere teatro di quelle operazioni militari che arrecarono grandi lutti e ne bloccarono il florido commercio. Nel 1372, la fine dei conflitti ad opera del papa Gregorio XI, lasciò profondamente mutilate le coste calabresi e soprattutto Catona che tanta parte aveva avuto durante le operazioni militari.

Il dominio francese degli Angiò finì definitivamente nel 1440 con la sconfitta degli Angioini che videro Alfonso d’Aragona entrare vittorioso in Napoli nel 1440. Tre anni dopo fu proclamato Re di Sicilia e di Calabria. 

 

 

 Sk

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