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Artisti e personaggi: Antonio Pepe, scultore

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Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog.

 

        

Lo scultore Antonio Pepe, nato a Pagani (SA) parecchi lustri fa, vive a Catona di Reggio Calabria. Docente teorico-pratico nell'ambito dei vari processi della saldatura ferrosa. Ha insegnato presso le scuole aziendali: Alfa Romeo di Milano; Dalmine di Bergamo; Ancifap di Genova-Sestri; C.I.A.P.I. di Catona (RC) e Regione Calabria. Per la realizzazione delle sue sculture utilizza una tecnica particolare: assemblaggio di singoli pezzi di acciaio tenuti assieme utilizzando la saldatura e con riporti di saldatura.

Ha partecipato a parecchie manifestazioni in varie località, tra cui: Napoli, Salerno, Pompei, Milano, Nocera Inferiore, Catona, Villa S. Giovanni, Scilla. Ha allestito diverse personali: "Number One" di Catona; "Panorama " di Piale di Villa S. Giovanni; "C.S.I.T.S." di Catona; " Macef' di Milano; "Punto Einaudi" di Nocera Inferiore (SA). Lo stesso, inoltre, ha partecipato a diverse mostre: "Artisti dell'Area Mediterranea"; Mostra itinerante Castello Ruffo di Scilla (RC);  "Utopia" Mostra d'arte Ente Fiera di Bergamo. E' presente con una sua opera alla " Pinacoteca di Arte Moderna del Centro Studi “Colocrisi".

 

 "Ho conosciuto Antonio Pepe durante un corso di scultura che ho tenuto presso il Liceo Artistico di Reggio Calabria

Abbiamo scoperto, subito, che ci accomunava la passione per la poesia napoletana ed il dialogo in lingua partenopea: lui napoletano Doc, io da sempre amante di tutto ciò che è napoletano: la canzone, il teatro il suono e le inflessioni del linguaggio.

Con il trascorrere del tempo ed intrecciato con le nostre discussioni a schermo aperto, in parte durante le attività del corso, ma soprattutto nel mio studio, che Antonio ha preso a frequentare, ho cominciato a conoscere la natura più profonda dell'uomo e delle sue vocazioni artistiche.

Infatti, durante le sue visite, ormai divenute di lavoro, presso il mio studio, Antonio, con i modi gentili che lo distinguono, ha chiesto il mio parere sulle sue sculture, quasi nascondendo il suo talento, dietro il pudore che solo le persone di valore possiedono.

Sono così apparse nel mio studio le sculture raffiguranti: equilibristi, figurine ricavate da vecchi utensili ormai irriconoscibili, ritratti di donna o di santi, totalmente ideate e realizzate in ferro saldato.

Sulle prime sono stato, come sempre accade, prodigo di complimenti, ma quasi subito mi sono reso conto che quelle sculture meritavano più dei semplici complimenti.

Dentro quelle forme era celata una potenzialità espressiva incontenibile, proprio perché il dato espressivo era ottenuto attraverso la forza fisica e l'applicazione di una tecnica operativa di cui Antonio è vero maestro: "la saldatura".

Ho cominciato ad osservare con attenzione l'elemento emergente di quelle opere ed a considerarle il frutto di una rielaborazione espressiva unica, proprio perché personale.

Posto che le soluzioni elaborate sono la risultante di una sua "accondiscendenza" culturale al linguaggio figurativo, esse divengono condizione mediate, in linea decisiva, da una "virtù" che rende l'opera di Antonio Pepe unica e per certi versi, universale, in quanto è legittimo riconoscerla e riconoscersi in essa.

Tale è lo spazio "allusivo" per chi la osserva, da essere ricondotta e riposizionata nel proprio immaginario.

Le figurine filiforme, che rievocano in qualche modo le forme spaziali e quasi spettrali di Giacometti, in Antonio Pepe perdono connotazioni strutturali ed anatomiche per incedere con una autonoma potenza trasmessa dall'uso dei fuochi e delle smeriglio; i volti dei busti, dalle espressioni attonite dei freddi, sembra vogliano svelare all'astante gli esiti di avvenimenti vissuti in una vita passata o viceversa, si pongono come monito per l'umanità, in attesa di possibili ripieghi sulle condotte della vita universale.

Queste opere contengono una forza espressiva umanizzata proprio perché discendono dal subconscio di un artista che , oltre a stabilire una dimensione estetica della scultura, sembra quasi volere cogliere l'ultima istanza offerta all'uomo, per restituirlo alla vita attraverso una sua immagine "ricomposta" e condivisa.

Di quell'uomo, che rievoca le antiche immagini Apotropaiche, create per proteggersi dalle profezie che in tempi passati avevano il dominio sulla ragione!

In questa scultura, dunque, convive la tensione spirituale dell'immaginazione formale con il dato tecnico che rappresenta la "condizione prima " perché ciò sia possibile.

L'utilizzo di materia da risulta, ferro, acciaio, materia vissuta per altre funzioni, Antonio le recupera le rivitalizza e le restituisce con nuova "dignità originaria" di scultura.

E' facile, pertanto, rintracciare nelle sue sculture, pezzi di utensili, posate, rondelle sfere e quant'altro egli riesce a riconoscere come materia prima per il suo lavoro.

Lavoro di immaginazione, dicevamo, certo, di creazione, evidente, ma soprattutto "lavoro "; è questa la connotazione che rende le sculture di Antonio Pepe "Opere" vere. Il lavoro di creazione e di produzione, come dicevo prima, che lui preordina e realizza.

Nella vita professionale di un'artista, lo è sempre stato, ma ora più che mai è impossibile lavorare da soli, lo scultore per realizzare le sue opere, ha bisogno del fonditore o della cava ed insieme a queste l'opera di assistenza delle maestranze.

Antonio Pepe attraversa il panorama delle attività operative in prima persona e le vive intensamente e da solo: è lui il solo ideatore e produttore delle sue creazioni: dal pensiero al progetto alla realizzazione Antonio Pepe rappresenta l'essenza della operosità che vive dentro l'arte, dentro la scultura".

 

Gennaro Garresi,

docente di scultura

presso il Liceo Artistico "Mattia Preti"

di Reggio Calabria

 

 

 

 SK

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