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Letture: Statua minore di San Francesco

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L'episodio della statua minore di San Francesco.

Catona, la cittadina del miracolo di san Francesco da Paola, ha dedicato al Santo, in segno di devozione, un santuario.

Pochi sanno che nei pressi del lungomare, esiste un’altra chiesetta nel cui interno è conservata una statua del Santo che vanta origini alquanto rocambolesche e avvolte in una strana e curiosa storia.

Nel 1938, alla stazione ferroviaria di Catona, arrivò una grossa cassa intestata ad un certo Don Giuseppe Squillaci.

In paese nessuno conosceva tale destinatario: gli impiegati delle ferrovie, di conseguenza, decisero di lasciare l'ingombrante cassa nel deposito bagagli.

Dopo qualche settimana un prete sconosciuto arrivò allo sportello della stazione chiedendo notizie della suddetta cassa.

Tale prete si presentò come don Giuseppe Squillaci. Gli addetti alla stazione furono ben felici di informarlo che la cassa giaceva da parecchio al deposito e, comprensibilmente incuriositi, gli domandarono quale fosse il contenuto.

Don Squillaci informò che si trattava di una statua di San Francesco di Paola che lui stesso aveva commissionato proprio per collocarla a Catona.

Intanto, in attesa di trovare una sistemazione definitiva, il prete aveva chiesto al parroco della cittadina una momentanea collocazione nella chiesa parrocchiale.

Il parroco del paese, don Agostino Ciccone, la cui parrocchia aveva giurisdizione anche sul santuario di San Francesco, fortemente perplesso della strana richiesta del suo sconosciuto confratello arrivato, improvvisamente, a Catona senza alcun preavviso e per giunta con una statua di San Francesco, non ci pensò due volte a rifiutare il permesso.

Don Squillaci, irritato dal rifiuto del confratello, si avviò verso la stazione cercando di trovare una risoluzione al suo problema.

Strada facendo il sacerdote incontrò la vecchia postina del paese la quale, avendolo riconosciuto, si fermò a salutarlo.

La donna si accorse che qualche preoccupazione tormentava il sacerdote e ne chiese il motivo.

Don Squillaci, fortemente innervosito dalla situazione, fu ben lieto di sfogarsi con la postina, la quale, dopo aver riflettuto qualche istante, gli disse che un suo concittadino, proprietario di un grande magazzino vicino al mare, avrebbe sicuramente acconsentito a tenere provvisoriamente la statua.

I due quindi, si avviarono verso l’abitazione di don Peppino Gangemi, che come previsto, acconsentì alla richiesta del prete.

 Nel frattempo la gente, incuriosita, chiedeva notizie sul contenuto di quella strana cassa: a questi Don Squillaci dava appuntamento al magazzino di don Peppino Gangemi. In poco tempo, davanti all’edificio si radunò una piccola folla.

Il sacerdote aprì dunque la cassa e mostrò a tutti la statua di San Francesco. La gente presente cominciò a darsi da fare per rendere quel vecchio magazzino degno di tale ospite.

Quando tutto fu pronto la statua, circondata di lumini e fiori, fu collocata sopra la stessa cassa. Così, pian piano, quel vecchio magazzino fu trasformato in Chiesa.

Da allora, ogni anno, si svolge la festa dedicata al Santo con relativa processione.

 

  

Bibliografia

- Liberamente tratto da "Città Futura" anno 1, n. 1: "Storia di una statua capitata per caso" di Marcello Condorelli

 

 

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