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Letture: la torre

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 La torre di Catona

 Le varie incursioni atterrirono gli abitanti del litorale, i quali cominciarono a supplicare il Re affinché fortificasse le coste.

In merito alle pressanti richieste il viceré Toledo ordinò la costruzione di fortezze a Reggio, S. Caterina e Catona, affinché servissero di avvistamento in caso di nuove incursioni per potere quindi avvertire in tempo le Motte interne.

Per quanto riguarda la Torre di Catona  credo che non si trattasse di una costruzione ex novo, poiché una testimonianza in tal senso la offrì frà Leandro Alberti notando già nel 1525 una vecchissima torre adibita ad osteria.

"... veggonsi le roine d'una Torre sette miglia  appresso Reggio, ove al presente vi è una assai mal ordinata hostaria, si addimanda Catona di rinfaccia a Messina"1.

A questo punto è possibile che accanto a questa vecchia, del periodo Angioino o addirittura di epoca romana, vi sia stata costruita una nuova di cui noi parleremo.

Per capirne di più sulle torri è utile farne la storia.

La costruzione delle prime torri risale ai tempi antichi quando queste venivano usate sulle coste quale sistema di avvistamento e difensivo dei pirati nelle guerre contro i Romani.  L'allarme veniva dato tramite fuochi durante la notte e dal fumo nelle ore diurne.

Una testimonianza sulle torri di questo periodo ce la offre Plutarco in «Vita di Pompeo».

Il sistema dei falò accesi di notte sulle torri per avvisare del pericolo di un'incursione è molto antico. Pare infatti che Ibraim, sovrano dell'impero islamico dall'875, avesse ordinato la costruzione di torri costiere con segnalazioni di fuochi per le comunicazioni.

Lo stesso uso ne fecero i Bizantini, poi gli Svevi ed infine gli Angioini, sotto i quali le torri divennero un organico e permanente piano di difesa.

Dopo la guerra del Vespro, essendo diminuite le incursioni dal mare, le torri subirono una certa decadenza essendone venuto meno il motivo del loro utilizzo.

Le scorrerie della pirateria turchesca dal quarto decennio del XVI secolo, spinse i feudatari ad organizzare sulle coste un sistema capillare di avvistamento e difensivo di torri, con maggiore incidenza in quelle zone che erano ritenute vulnerabili e strategiche.

Al quasi fallimento di questa iniziativa privata, seguiva nel 1538 un provvedimento governativo per l'istituzione lungo le coste di posti di guardia per avvertire dell'arrivo di eventuali navi nemiche.

La lentezza dei lavori ordinati dal viceré don Pedro de Toledo, permise però la costruzione solo di poche torri rispetto a quelle previste.

Nel 1563 il nuovo viceré don Perafon de Rivera potenziò il progetto del predecessore, requisendo le torri costruite da privati e affidandole alle autorità governative, disponendo il completamento delle costruzioni mancanti in tutte le coste della Calabria. Così l'11 marzo del 1565 ufficialmente veniva comunicato il completamento delle costruzioni al viceré.

Detto questo vediamo di spiegare le differenze tra una torre e l'altra.

Esse si distinguevano in due tipi: quelle di allarme o «Cavallare» e quelle di difesa.

Le prime furono fornite di uomini e di cavalli, cui era affidato l'incarico di avvistare il pericolo e di correre poi a darne l'allarme al più vicino Presidio militare; le seconde erano invece dotati di cannoni per la difesa vera e propria delle coste.

Col tempo poi, aumentando le spese per il loro mantenimento e la continua manutenzione, il governo decise di abbandonarle ed in alcuni casi di venderle.

Ecco allora che l'antica torre di Catona, adibita ad osteria poté essere venduta a dei privati. Scrive L. Alberti che ad otto miglia di Siglio (Scilla) si trovano le rovine di una torre e che "al presente vi è assai mal ordinata hostaria, addimandasi questo luogo Catona".

Ma non fu la sola torre esistente, anche perché come dissi avanti, si trattò forse di una costruzione Angioina o addirittura ancora più antica.

Mentre si sa che nel 1538 circa, sotto gli spagnoli, se ne costruì un'altra della quale alleghiamo la pianta a livello dell'intersuolo che ci illustra com'era fatta.

Unitamente alla pianta a livello dell'intersuolo, secondo la linea AB, è leggibile il (popolo) che consente d'accertare l'esistenza di una scala che doveva condurre al terrazzo, caratterizzato da feritoie idonee alla difesa.

Si tratta quindi di una torre del secondo tipo da noi descritto, adibita alla difesa e certamente dotata di cannoni.

" ... 1571 era affidata al torriero caporale Andrea Caravascial, e nel 1616 ai due caporali Giovanni gomez e Giovanni Antonio Genovese. uscita indenne dal terremoto del 1638, nel 1714 era bisognevole di riparazioni"2.

La torre in seguito allo smantellamento di queste costruzioni, venne venduta ai fratelli Antonino e Felice Caracciolo.

Oggi delle torri, a causa del tempo, il totale abbandono, e l'utilizzo del materiale da parte della popolazione locale per la costruzione di case, non rimane nulla.

 

   Bibliografia

 

(1) Fra Leandro Alberti, Decrittione di tutt' Italia et isole, appresso Giò Battista Porta, Venezia, 1581

(2) Gustavo Valente, Le torri costiere della Calabria, ed. Frama's, Chiaravalle, 1972.

 

 Sk

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