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Il Periodo normanno

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     - Il palazzo reale

    - La torre di Catona

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    - Carlo V a Catona

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Intorno al 1044 comparvero in Calabria i primi normanni. Nel 1050 Roberto il Guiscardo, con metodi simili a quelli dei Saraceni, iniziò la vera e propria conquista del territorio calabrese.

Catona fu immediatamente occupata e depredata mentre Reggio cercò di resistere fino al 1058, quando Ruggero con altri soldati, accorso in aiuto del fratello, costrinse la città nel 1061 a capitolare.

Dopo la conquista della Calabria, Ruggero rivolse le sue attenzioni alla Sicilia e, sgominati i Saraceni, nel 1072 fu nominato conte di Sicilia.

Nel 1086 Benavert, capo dei Mussulmani di Sicilia, sbarcò in Calabria alla ricerca di una rivincita sui Normanni e dopo aver creato scompiglio a Reggio, saccheggiò Catona.

Il conte Ruggero, per vendicarsi dell’accaduto, cinse d’assedio Siracusa e dopo una sanguinosa battaglia in cui rimase ucciso Benavert, battè definitivamente i Mussulmani.

A Roberto successe Ruggero II, che si fece proclamare re di Calabria e di Sicilia in un momento in cui la presenza di indigeni, di Greci, di Longobardi , di Saraceni, Ebrei e Normanni dalle idee e modi di vivere diversi, richiedevano un ordinamento giuridico che valesse per tutti, che amalgamasse le genti per meglio assoggettarle.

In pieno Feudalesimo i Normanni capirono subito che solo la religione poteva fare di tutte quelle razze una sola Nazione.

Iniziò, così, una politica di avvicinamento alla Chiesa di Roma, che fu segnato da veri capolavori di architettura: furono costruite moltissime chiese e numerosi monasteri.

A Catona sorsero il monastero di S. Nicola, che figura tra i 14 monasteri calabresi dipendenti da Messina e quello di S. Gerusalemme, posto sullo Stretto.

Nel 1080 fu fondato l’ospizio di San Lazzaro di Catona, alle dipendenze di San Pancrazio di Scilla.

Per il mantenimento di esso fu “concessa” tutta la pianura che oggi ne conserva il nome ed è una contrada di Catona.

Anche le attività industriali fiorirono rigogliose sotto il dominio normanno: ebbe inizio nella contrada Cannameli la produzione della canna da zucchero, con conseguente diffusione delle attività lavorative legate all'estrazione dello zucchero ed al suo commercio; si sviluppò la produzione del cotone introdotto dai Saraceni e la coltura dei bachi per la produzione della seta.

Lo sviluppo di queste attività diede avvio ad una serie di rapporti commerciali con Messina, che fecero di Catona la più importante località dopo Reggio.

E’ di questa epoca il famosissimo porto, sulla cui esistenza non ci sono dubbi poiché di esso sono state reperite prove in epoche diverse.

Secondo alcuni si trovava sotto la contrada Fontanelle, secondo altri dalla parte opposta, dove sfocia il torrente Catona.

Si sa per certo che nel 1691 non esisteva più, poiché in un testo di Giovanni Fiore si accenna al porto, ormai ricoperto dalla terra trascinatavi dalla fiumara di Catona.

Fu questo il punto più popolato poiché la gente, che dopo le invasioni saracene scese al mare, seguiva il corso del fiume e, quindi, sulla costa, proprio dove il fiume sfociava, costruiva le abitazioni.

Le alluvioni, che si sono succedute negli anni, ingrossando il fiume, lo hanno fatto straripare a danno dell’abitato che veniva inondato, mentre il porto veniva riempito di detriti che lo affossavano e il mare si addentrava nella parte centrale del paese e, in seguito, alle tre fontane.

Comunque quel porto, nel periodo normanno, era stato il passaggio obbligato per chi doveva recarsi in Sicilia o in Africa o, viceversa, verso l’Italia e, quindi, il perno del commercio marittimo: ogni ora partivano navi cariche di ogni mercanzia, che garantivano benessere a tutta la popolazione.

 

 

 

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