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Storia di Catona: le origini

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     - Il palazzo reale

     - La torre di Catona

     - San Franceschello

     - Carlo V a Catona

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Catona, pittoresco borgo situato di fronte a Messina, proprio al centro dello Stretto, vanta una storia gloriosa e ricca di tanti eroismi e altrettante sofferenze.

Ha conosciuto la ricchezza derivante dal suo leggendario porto e dal commercio, così come le tristezze che tanti cataclismi le hanno causato, facendole, comunque, conservare sempre una tradizione ben diversa da quella di Reggio, che le ha permesso in ogni tempo autonomia e prestigio in tutta Europa.

Per la sua posizione geografica e l’amenità del sito è stata apprezzata da molti autorevoli storici e geografi e citata dal sommo Dante; dai Greci e dai Romani fu  scelta quale stazione marittima  per i loro viaggi;  è stata  teatro di

intrighi di corte e battaglie sanguinose ma anche di particolari privilegi per essere stata scelta quale abituale residenza di un Re, durante la guerra del Vespro.

Una ricostruzione puntuale delle origini di Catona è resa impossibile non solo dalle distruzioni subite, ma anche dai mutamenti che avvengono nell’arco di tanti secoli, soprattutto in un luogo soggetto alla potenza catastrofica delle acque dell’omonimo fiume.

Alcune grotte individuate lungo le valli di San Roberto e Calanna, fanno risalire all’età del ferro le prime presenze umane stabili.

Erano popoli giunti in seguito alle grandi migrazioni che in epoca protostorica avevano popolato i fianchi dell’Aspromonte. Gli albori della vita di Catona non possono certamente diversificarsi molto da quelli di tutti i territori compresi nell’area dello Stretto.

Di conseguenza è certa la presenza dei primi navigatori elleni, apportatori di conoscenze e tecnologie estranee all’ambiente locale.

Il suo toponimo compare nei documenti intorno all’anno 1000, ma da alcune fonti storiche si evince che Catona era conosciuta e popolata anche in periodi antecedenti e che non fu mai risparmiata dal susseguirsi delle incursioni che molestarono le coste calabresi: la prima distruzione si fa risalire all’anno di Roma 540.

Fu Annone Cartaginese che, non riuscendo ad espugnare Reggio, si vendicò distruggendo tutti i paesi che sorgevano in prossimità della città. Il ripopolamento delle coste è confermato dalle notizie relative alle guerre tra Cesare e Pompeo, che videro quella zona teatro di cruente battaglie alle quali si aggiunse una terribile mareggiata.

Alla caduta dell’Impero Romano, cominciarono ad imperversare, con la loro ferocia, i barbari che non risparmiarono nessuna terra. Catona, rappresentando il famoso Trajectum Siciliae, ossia punto di transito per la Sicilia, fu probabilmente totalmente distrutta.

Di sicuro subì le ire del re goto Alarico, che, non potendo traghettare per la conquista di Messina, a causa delle tempeste marine, distrusse tutti i paesi del litorale e soprattutto Catona. Fino all’anno 800 d. C. fu un avvicendarsi di invasioni barbariche e, quindi, di assedi, saccheggi e distruzioni che costrinsero gli abitanti a cercare posti elevati e ad abbandonare le coste.

Nacquero così sui monti nuovi paesi. Tuttavia i pirati riuscirono a raggiungere ed attaccare anche questi luoghi. Solo l’intervento di Costantino VIII, che inviò un potentissimo esercito, mise in fuga i Saraceni e le popolazioni che si erano rifugiate sui monti scesero a ripopolare le vecchie coste.

Man mano che scendevano al mare, fondavano piccoli villaggi lungo il fiume Cenisio, diventato poi fiumara di Catona.

Sorsero così Rosalì e Salice, quali alberghi per una eventuale nuova fuga verso le montagne, ossia come punto di raccordo tra le zone fortificate sui monti ed il nuovo paese sul mare: questa nuova località fu chiamata Catona, e dall’anno 1000 in poi diventerà  importantissima tanto da costituire in più epoche meta di re, imperatori, grandi condottieri e famosi navigatori.

 

 

 

 Sk

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