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Le chiese calabresi: Stilo

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 Nino Calarco: webmaster, ideaz., progettazione, testi, fotografia

 

La Cattolica è la chiesa più famosa di Stilo ed una delle più belle della Calabria.

Mirabile flore, sbocciato tra le rocce del Consolino mille e più anni fa: questa, la gemma più preziosa…che armoniosamente incastona le rocce azzurrastre di un luogo sacro alla solitudine ed alla meditazione…”

E' una piccola costruzione a pianta quadrata, il cui lato non supera i 6 metri, "sorta nella terra santa del Basilianismo e del Bizantinismo…abbarbicata sulle aspre rocce dei monti calabresi”. Alcuni studiosi fanno risalire questa piccola chiesetta al VII secolo, altri invece al X.

Essa ha conservato l’originale nome bizantino che vuol dire universale, titolo che veniva attribuito alle chiese parrocchiali.

E come in tutte le chiese parrocchiali di un tempo, sotto il pavimento furono trovati numerosi resti umani.

Questo conferma che non poteva essere una chiesa eremitica officiata da qualche solitario basiliano, come riportano alcuni documenti, né una semplice cappella, come hanno ipotizzato alcuni studiosi.

La Cattolica è stata riconosciuta, da tutti i critici d’arte, un’opera unica nella particolarità della sua costruzione e del suo meraviglioso equilibrio architettonico.

 

Nonostante il tempo abbia offuscato lo stupendo tripudio di colori bizantini, è facile pensare come l’interno, completamente affrescato e illuminato da giochi di luce e di ombra provenienti da più di trenta finestre, sia stato davvero un gioiello del tesoro di Bisanzio.

Le tracce più consistenti degli affreschi si conservano nelle absidi, sia nelle due laterali, che in quella centrale, tutte rivolte ad oriente, dove risaltano gli sguardi pensosi e supplicanti, tipici dello stile bizantino, di molti santi e della Vergine in trono avvolta in un mantello azzurro cosparso di gigli gialli.

Un bellissimo affresco, ormai sbiadito dal tempo copre la volta a botte: un Cristo, sereno e paterno, seduto su un trono e sorretto da quattro angeli, che benedice i fedeli, mentre sta per abbandonare la terra, quasi a voler lasciare la sicurezza della sua eterna protezione.

Alla molteplicità degli affreschi fa da contrasto l’assenza di sculture, fatta eccezione per qualche capitello e qualche frammento romano.

Anche il corpo di fabbrica, a forma di cubo, è estremamente privo di articolazioni e decorazioni, che, al contrario, trovano spazio nella copertura costituita da quattro tamburi cilindrici, con aperture monofore, situati attorno a quello centrale, di uguale diametro, ma differente sia per la decorazione che per l’altezza e la forma delle aperture, non più monofore ma bifore.

Il gioco delle luci provenienti dalle monofore e dalle bifore, incontrando la penombra del vano sottostante, creano l’illusione di una maggiore dimensione spaziale.

I tamburi sono decorati con piastrelle quadrate in cotto, disposte a losanga e con due cornici di mattoni posti a “dente di squalo”. La cornice centrale segue l’andamento delle aperture, descrivendo un arco nei tamburi laterali e due archetti in quello centrale. La cornice superiore, invece, simile a quella che si trova nelle absidi e sopra la porta di ingresso, segue l’andamento della copertura con i coppi, i quali hanno sostituito le lastre di piombo che in origine proteggevano le cupole.

All’interno la Cattolica è divisa in quattro volte, sorrette da quattro colonne, provenienti dalle rovine di un tempio antico, che poggiano su un capitello corinzio rovesciato e dividono l’interno in nove spazi uguali, delineando una croce greca.

Secondo un’antica leggenda, le colonne furono trasportate da quattro giovani donne del luogo che, senza accusare il grave peso, avevano effettuato tutto il percorso cantando.

Anche i gradini della porta, ormai inesistenti, erano stati ricavati da frammenti di colonne antiche.

A sinistra della porta di ingresso e nella parete di rimpetto alla porta sono ancora visibili i segni di due aperture, che, probabilmente, sono state delle antiche tombe.

Il tempio, fino agli inizi del 1900, ha mantenuto la sua struttura originaria, nonostante qualche piccolo intervento.

La chiesetta danneggiata da sovrastrutture medioevali, dall’incuria del tempo era ormai ricoperta di erbe e di sterpi. Si devono a Paolo Orsi, ricercatore e studioso del passato della Calabria e della Sicilia, una serie di interventi nel 1914 e nel 1927, che hanno riportato la chiesa al suo antico decoro.

Dal 1948 al 1950 il Martelli ha ripristinato sul tetto i coppi che l’Orsi aveva sostituito con calotte cementizie. Altri lavori sono stati eseguiti agli inizi degli anni ’70 dal Degani, che tra l'altro ha portato alla luce altri affreschi.

Struttura analoga presenta la chiesa di San Marco di Rossano, in provincia di Cosenza.

 

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