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Le chiese più belle della Calabria: Cosenza

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In pieno centro storico, sul pittoresco corso Telesio, sorge il Duomo, in arenaria rosata, di fattura romanico-cistercense, una delle costruzioni religiose più significative.

Pare che la prima costruzione sia del quinto secolo, ma è stata completamente riedificata in forme gotico-provenzali in seguito ai danni subiti da un disastroso terremoto del 1184.  

Il 30 gennaio del 1222 il cardinale Niccolò Chiaromonte, Vescovo di Tuscolo,  Delegato Apostolico, consacrò il ricostruito Duomo di Cosenza alla presenza dell’imperatore Federico II di Svevia. Il monaco  Luca Campano sedeva sull'allora cattedra arcivescovile

Nel 1276 il tempio, composto da tre altari, riusciva a  contenere i 2901 abitanti di Cosenza .

In seguito subì notevoli trasformazioni specialmente dal 1750 e al 1831, sotto gli Arcivescovi  Mons. Giuseppe Maria Sanfelice,  Domenico Narni, dei Conti Mancinelli di Napoli; mentre l'arcivescovo Michele Capece Galeota,  fece radicalmente modificare in stile barocco l'interno della cattedrale quando  fu riconsacrata  nel 1759 .

Dell'antico tempio medioevale oggi rimangono:  i poderosi contrafforti esterni, i tre portali d’ingresso, le ogive che sostengono il peso delle volte sui pilastri.  

Il campanile risale alla metà del 1600.

La facciata è in stile ibrido barocco, con tre portali a ogiva, tufacei romanici, sormontati dal rosone centrale e dai due più piccoli quadrilobi.

L'interno è a tre navate con otto campate. Le navate sono coperte da un soffitto a capriate, divise da grandi pilastri rettangolari con capitelli che hanno una fascia di foglie scolpite. La parte absidale è adorna di affreschi di Morelli e di vetri. 

Nel transetto sinistro si trova il sepolcro gotico di Isabella d'Aragona, moglie di Filippo III, l'Ardito re di Francia, di ritorno dall’Oriente, morta per una caduta da cavallo  nel 1271. L'opera, creata da un artista francese raffigura la vergine con il re e la regina.

 La regina inginocchiata alla sinistra della Madonna ha gli occhi chiusi, e questo particolare attesta che si tratta di una morta.

Colpiscono inoltre sul suo viso la bocca alterata, gli zigomi sporgenti e l'asimmetria notevole delle due metà del viso che si pensa possano essere stati causati da un difetto della pietra e cioè una vena rossastra del materiale che disturbava l'artista. 

 
 

Al termine della navata destra si trova un sarcofago romano con la raffigurazione della "Caccia di Melagro" che conterrebbe i resti di Enrico VII, primogenito di Federico II morto suicida.  

Tra le numerose opere d'arte meritano anche attenzione il crocefisso ligneo detto dei Telesio e la tela dell'Immacolata opera di Luca Giordano;nella prima cappella di sinistra vi era l’immagine bizantineggiante della Madonna del Pilerio del sec. XV che è ora conservata nel Palazzo Arcivescovile. 

Ma il vero tesoro del Duomo, conservato sempre nel Palazzo Arcivescovile, è la "Stauroteca" (reliquario della Santa Croce che contiene una reliquia) donata da Federico II in occasione della consacrazione del Duomo. La preziosissima opera è in lamina d'oro, applicata a uno scheletro di legno ed è arricchita da filigrane, smalti e pietre preziose.

 Essa è considerata una delle più preziose opere d’arte della Calabria.

   

 

 

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