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Le chiese più belle della Calabria

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In pieno centro storico, sul pittoresco corso Telesio, sorge il Duomo, in arenaria rosata, di fattura romanico-cistercense, una delle costruzioni religiose più significative.

Secondo alcuni studiosi il duomo di Cosenza è di "remote origini"1 e la sua sede vescovile risale ai tempi dell'era cristiana forse 50, 60 d.C. Secondo altri più probabilmente pare che la prima costruzione sia del quinto, sesto secolo d.C.2, periodo in cui si ha notizia del suo primo vescovo, tal Palumbo, ricordato nel 599 da san Gregorio Magno nelle  sue lettere. Pertanto si presume che in quel periodo il duomo era già in piena attività.

Il disastroso terremoto del 1184 causò gravi danni al tempio.  Completamente riedificato in forme gotico-provenzali così che il 30 gennaio del 1222 il cardinale Niccolò Chiaromonte, vescovo di Tuscolo,  Delegato Apostolico, consacrò il ricostruito Duomo alla presenza dell’imperatore Federico II di Svevia. Il monaco  Luca Campano sedeva sull'allora cattedra arcivescovile

Nel 1276 il tempio, composto da tre altari, riusciva a  contenere i 2901 abitanti di Cosenza .

In seguito subì notevoli trasformazioni specialmente dal 1750 e al 1831, sotto gli arcivescovi  mons. Giuseppe Maria Sanfelice,  Domenico Narni, dei Conti Mancinelli di Napoli; mentre l'arcivescovo Michele Capece Galeota,  fece modificare radicalmente in stile barocco l'interno della cattedrale riconsacrata  poi nel 1759.

Dell'antico tempio medioevale rimangono oggi i poderosi contrafforti esterni, i tre portali d’ingresso, le ogive che sostengono il peso delle volte sui pilastri.  

Il campanile invece risale alla metà del 1600.

La facciata è in stile ibrido barocco, con tre portali a ogiva, tufacei romanici, sormontati dal rosone centrale e dai due più piccoli quadrilobi.

L'interno è a tre navate con otto campate. Le navate sono coperte da un soffitto a capriate, divise da grandi pilastri rettangolari con capitelli che hanno una fascia di foglie scolpite. La parte absidale è adorna di affreschi di Morelli e di vetri. 

Nel transetto sinistro si trova il sepolcro gotico di Isabella d'Aragona, moglie di Filippo III, l'Ardito re di Francia, morta per una caduta da cavallo nel 1271. L'opera, creata da un artista francese raffigura la vergine con il re e la regina.

La regina Isabella inginocchiata alla sinistra della Madonna ha gli occhi chiusi, questo particolare attesta che si tratta di una morta.

Colpiscono, inoltre, sul suo viso la bocca alterata, gli zigomi sporgenti e l'asimmetria notevole delle due metà del viso che si pensa possano essere stati causati da un difetto della pietra e cioè una vena rossastra del materiale che disturbava l'artista. 

Al termine della navata destra si trova un sarcofago romano con la raffigurazione della "Caccia di Melagro" che conterrebbe i resti di Enrico VII, primogenito di Federico II morto suicida.  

Tra le numerose opere d'arte meritano anche attenzione il crocefisso ligneo detto dei Telesio e la tela dell'Immacolata opera di Luca Giordano; nella prima cappella di sinistra vi era l’immagine bizantineggiante della Madonna del Pilerio del sec. XV che è ora conservata nel Palazzo Arcivescovile. 

Ma il vero tesoro del Duomo, conservato sempre nel Palazzo Arcivescovile, è la "Stauroteca" o croce bizantina che raffigura Gesù Cristo morente con incisione degli evangelisti. Sulla stessa è inserita una reliquia del legno della santa croce.

Essa venne donata da Federico II all'arcivescovo Luca Campano in occasione della consacrazione del Duomo. La preziosissima opera è in lamina d'oro, applicata a uno scheletro di legno ed è arricchita da filigrane, smalti e pietre preziose.

 La Stauroteca è considerata una delle più preziose opere d’arte della Calabria.

 

Bibliografia

1. Mario Borretti, La cattedrale di Cosenza: monografia storico-artistica, ed. V. Serafino, Cosenza, 1933;

2. Francesco Russo, Storia dell' arcidiocesi di Cosenza, Rinascita artistica ed., Naples, 1958

 

 Sk

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