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Le chiese più belle della Calabria: Reggio Calabria

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Il Duomo prima del sisma del 1908

 

 

 

La grande vara della Madonna della Consolazione dimora quasi tutto l'anno nel Santuario dell'eremo di Reggio Calabria, per poi passare, dalla seconda settimana del mese di settembre sino all'ultima domenica di novembre, nella Basilica Cattedrale della città.

Il Santuario è adagiato in una splendida posizione, nella zona più alta della città, uno dei maggiori tempi della Cristianità in Calabria, meta costante di pellegrini.  Sul luogo dapprima sorgeva  una piccola edicola sulla quale poi i frati Cappuccini vi edificarono una chiesa e vi collocarono una immagine adeguata al nuovo altare. Oggi l'edificio, costruito in forme moderne, custodisce l'immagine della Madonna della Consolazione.  

La chiesa cattedrale di Reggio Calabria è il tempio più ampio della Calabria, fu riedificato nel 1928 a seguito del terremoto del 1908 che lo ha danneggiato profondamente. Il vecchio duomo sorgeva accanto all'attuale via Castello e si inoltrava verso il corso Garibaldi (est-ovest) ed era identico a quello distrutto dal terremoto del 1783.

La leggenda si rifà ad un primo tempio cristiano costruito sulle rovine di uno pagano dedicato ad Apollo Maggiore. Con l'editto di Milano, emanato nel 313 d.C., in quasi tutto l'impero i templi pagani vennero trasformati in chiese cristiane, ed è quindi probabile che l'allora vescovo abbia adottato il Tempio ad Apollo Maggiore, uno dei più sontuosi della città, a chiesa cristiana. Dal IV al IX sec. non si hanno notizie certe.

Le prime informazioni documentati sulla cattedrale reggina risalgono al 1453 e al 1477 con l'arcivescovo Mons De Ricci che aggiunse un campanile, a terra isolata, alla cattedrale di cui prima era sprovvista.

Secondo alcuni studiosi tale tempio presentava analogie sensibili e perfette con la cattedrale di Cefalù nella forma, nella pianta e nelle dimensioni.

Durante il XVI sec. la chiesa venne, per due volte, saccheggiata e bruciata dai turchi: la prima nell'anno 1574, l'altra nel 1594. Dopo tali occasioni il tempio venne sempre restaurato.

Nel 1741 Mons. Polou riedifica un nuovo tempio, il quale, pochi decenni dopo, nel 1783, venne distrutto dal terremoto e, ancora una volta, ricostruito da Mons. Capobianco, con una struttura a croce latina e a tre navate. 

La cattedrale presenta un’architettura neoromanica nella facciata e gotica nel soffitto. La facciata si presenta con quattro torrette traforate sormontate da cupole. Sulla parte centrale una trifora è sormontata da un rosone; sulla scalinata di accesso, vi sono le monumentali statue di S. Paolo e S. Stefano di Nicea, primo vescovo di Reggio, opera dello scultore Francesco Jerace, autore anche del monumentale pergameno che si trova all’interno. 

I tre portali d’ingresso, in bronzo, sono opera degli artisti Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani. 

All'interno il tempio è a tre navate divise da colonne portanti. Sulla navata di sinistra si aprono otto cappelle. L’abside è poligonale, il soffitto è a capriate scoperte con cassettoni policromi. Lungo le navate trovano ubicazione le cappellette con i monumenti sepolcrali dei vescovi.

 Nella seconda cappella di destra, vi è sepolto l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro, deceduto nel 1992, il cui monumento sepolcrale è opera di Michele Di Raco. 

Nella parte terminale della navata  destra, ai piedi della grande tela di Minaldi, sec. XIX, che raffigura la consacrazione di S. Stefano Vescovo di Reggio da parte di S. Paolo, si trova, protetto da un’urna di vetro, un tronco di colonna che secondo la tradizione sarebbe quella del prodigio di S. Paolo.

Per essere ascoltato dai Reggini e convertirli l’apostolo avrebbe chiesto al popolo di poter parlare giusto il tempo che si consumasse un mozzicone di candela acceso posto lì accanto su una colonna.

Mentre Paolo predicava il mozzicone si consumò ma la fiamma non si spense e continuò ad alimentarsi  dalla colonna.

 Nell’abside centrale l’altare è in stile romanico, opera dello scultore calabrese Concesso Barca (sec. XX), con la cattedra arcivescovile in marmo, opera di A. Monteleone (sec. XIX). Al centro l'altare basilicale di Antonio Berti, decorato con un bassorilievo in bronzo. 

La cappella del Sacramento è il più significativo monumento barocco della città, è a pianta quasi quadrata. Fu edificata nel 1655 da Placido Brandamonte di Messina.

 Le pareti sono decorate con intarsi a mosaico fiorentino del sec. XVIII. I soggetti floreali e animali sono realizzati con marmi teneri colorati e smalti di Venezia. Lateralmente presenta con otto nicchie in cui travano posto le statue di alcuni santi . 

L’altare presenta ai lati quattro colonne monolitiche gialle e sopra un pregevole dipinto, olio su tela, che raffigura il sacrificio di Melchisedeck, di Domenico Maroli (1665).

 

 

 Sk

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