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Chiese  della Calabria

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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia

 

 

La Cattedrale di Gerace, dopo quella di Reggio Calabria, è la più vasta chiesa della Calabria con i suoi 26 m. di larghezza e 73 di lunghezza, ed anche quella che presenta, ancor oggi, numerose incognite  stilistici.

Da recenti scavi archeologici è stata individuata una cripta, databile intorno al VII-VIII sec., di origine basiliana su cui, successivamente nel tempo, si sono succedute varie costruzioni. 

Il grandioso edificio bizantino-normanno dedicato all’assunta è stato consacrato per la prima volta nel 1045; parzialmente ricostruito in seguito al terremoto del 1184 è stato riconsacrato, una seconda volta nel 1222, presente l’imperatore Federico II. 

Nel 1431-1433 il conte Caracciolo riedificò l’abside centrale e quello di destra, avanzando il corpo architettonico. Tra il XV e XVI sec. fu più volte ricostruito in seguito ai tanti terremoti, rispettivamente dal vescovo Troilio Carafa, dal Cardinale Antonello Saulio e dal vescovo Vicentini anche se in modo parziale. 

Col sisma del 1783 fu ridotto a un cumulo di macerie a cui si aggiunsero atti di vandalismo, famoso il tentativo delle truppe di occupazione francese di appropriarsi delle colonne magnogreche. 

Abbandonata per oltre 40 anni ogni ipotesi di ricostruzione, solo tra il 1808 ed il 1818  il  vescovo  Pellicanó,  studioso  di antichità, tra enormi difficoltà e con denaro proprio, ricostruì la cattedrale cercando di rispettare la pianta originaria.

 

 

Essa è costituita da un grande corpo basilicale, pianta a croce latina, ad orientamento bizantino, transetto, cupola, coro, abside maggiore con un'abside minore a sinistra: tutte ricostruite in epoche diverse, - l'abside di destra ha dato posto alla cappella del Sacramento nel corso di questo secolo - e, inoltre, sagrestia, cripta, tre navate separate da 20 colonne classiche, che reggono archi a pieno centro.

Il ritmo delle colonne è interrotto a metà della navata da un pesante pilastro.

Dette colonne appartenevano ai templi pagani della Locri magnogreca.

La copertura ricostruita è a capriate di legno, tipico delle basiliche paleocristiane, mentre sulla crociera si eleva la cupola che è a maschera  ottagonale. 

Sotto il transetto ed il coro si trova la cripta le cui volte a crociera ribassate poggiano su una miriade di colonnine.

Alla cripta si collegano la cappella del seicento della Madonna dell'Itria e la cappella del trecento di San Giuseppe, cui si accede dall'esterno tramite un portale scolpito in stile gotico.

Sull'altare è posta una bella statua della Vergine con il Bambino. 

L’impatto che la parte absidale dà al visitatore, vista da piazza Tribuna, è quello di una poderosa fortezza, sia per l’altezza sia per la  compattezza delle  pareti  in pietra  calcarea  con  modanature rettilinee; mentre, in alto, presenta archi trilobati e le due absidi che, come bastioni, fuoriescono dalla parete con rigonfiamenti semicircolari.

Ai lati due corpi di fabbrica ne completano l’effetto. 

All'esterno le pareti longitudinali sono ritmate da lesene con archi a pieno centro, entro i quali sono inserite le monofore che illuminano le navate laterali.

Questo motivo lo troviamo anche sull'unica abside superstite.

Sulla parte opposta vi è la facciata principale a capanna, quasi completamente disadorna, l'unica decorazione consiste in una cornice ad archetti pensili sopra il portone centrale che presenta un finestrone strobato a semplici fasce su piani arretrati, in puro stile romano.  

Le navate laterali in passato avevano ingressi autonomi: quello lato mare è ancora esistente, mentre l'altro, coperto dal grande campanile, a metà Ottocento venne danneggiato e poi riedificato su un solo piano.  

Tutto l’edificio è pervaso da una sobrietà stilistica unica, all’insegna di una severa semplicità morfofunzionale.  

Una curiosità: il progettista del tempo ha ricreato un'illusione ottica, infatti al devoto che ha appena varcato la soglia dell'ingresso principale del tempio l'altare, in fondo alla chiesa, appare lontanissimo; se invece si trova vicino all'altare, l'ingresso appare vicinissimo.

 

 Sk

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