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Le chiese più belle della Calabria

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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia

 

La chiesa degli Ottimati è oggi retta dall’adiacente collegio dei Gesuiti. Gli ottimati furono una congregazione di nobili reggini forse fondata dai Normanni.

Il 7 settembre 1594 fu devastata durante l'incursione del rinnegato messinese Scipione Cicala, divenuto ammiraglio dell'imperatore ottomano Amurat III con il nome di Hassan o Sinan Cicala.

"Delle chiese di Reggio era assai ragguardevole quella vetustissima degli Ottimati ... Questa fu assai guasta da' Turchi: l'antico quadro dell'Annunziata fu distrutto, rotti i mosaici del pavimento, rotte le colonne di marmo, ed i sedili in legno che erano ricchi d'intagli e dorature di gran prezzo"1.

La chiesa allora "era costrutta sotterra"1 e formava un "soccorpo alla chiesa più moderna de' gesuiti"1 che stava "sovrapposta" ad essa.

Il tempio fu riedificato, nel 1931, dopo essere stato smontato e spostato per le nuove esigenze della ricostruzione della città.

Secondo alcuni, che tengono conto di una planimetria conservata presso la Soprintendenza Archeologica  della Calabria, presentava forti analogie con altre ben note chiese bizantine della Calabria. Per questo si può ipotizzare che la chiesa degli Ottimati sia nata bizantina e databile al sec. X. 

Il tempio di stile arabo-normanno è a tre navate.

Le volte sono a crociera, sorrette al centro da colonne.

Il pavimento a mosaico e le colonne provengono in parte dalla basilica normanna di Terreti, andata completamente distrutta.

Di particolare valore artistico è la pala dell’altare che rappresenta l’Annunciazione, opera giovanile del Ciampelli.

Dopo la distruzione dell'antico quadro, in seguito all'incursione turchesca, la Congregazione degli Ottimati la commissionò a Roma, nel dicembre 1596: "... nel mese di agosto di quest'anno (ndr. 1597) arrivò il novo quadro di Roma della SS. Vergine annunciata, pittato dal professore celebre di pittura chiamato Agostino Ciampelio Fiorentino, per lo quale si fece la spesa di circa ducati duecento alla quale spesa soggiacerono tutti i nostri Confratelli".

Nel tempio sono custoditi gli stemmi in marmo delle famiglie dei nobili reggini: Filocamo,  Griso,  Altavilla e Borboni. 

 

Bibliografia

1. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, ed. La voce di Calabria, Reggio Calabria, 1957 

 

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