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Chiese della Calabria - Canolo

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In un documento del 1106, il vescovo di Gerace Leonzio I si lamenta con i suoi predecessori per lo stato in cui hanno abbandonato “gli antichi monasteri” saccheggiati dai saraceni, e che lo stesso si è adoperato per ricostruirne due, di cui uno femminile, e l’altro maschile per un gran numero di monaci.

In quest’ultimo ha costruito una chiesa dedicata alla "Gloriosissima Signora Nostra Deipara e sempre Vergine Maria".

Enzo D’Agostino ritiene che la chiesa menzionata da Leonzio I nel 1106 sia la chiesa detta altrove "S. Maria la Nuova", pertinente al monastero di S. Filippo di Argirò(1) poiché “in un documento del 1101, … il vescovo … geracese ricorda la ricostruzione del monastero di S. Filippo d'Argirò, consistente in una chiesa dedicata alla Madre di Dio e in alcune celle per i monaci”.

Essendo stati definiti, nello stesso documento del 1106, dal vescovo Leonzio I: “antichi monasteri … saccheggiati dagli Agareni” si ritiene che essi avrebbero dovuto essere di origine basiliana della cui fondazione non vi è traccia.

Agareni: antico popolo arabo preteso discendente di Agar, schiava egiziana di Sara, moglie di Abramo, madre di Ismaele.

E’ venerata dai maomettani quale madre degli ismaeliti. Altro termine con cui vengono indicati i Saraceni.

Grangia: Organizzazione religiosa di persone e beni economici avente le caratteristica di una azienda agraria nella quale le figure economiche di produzione sono riunite nella persona giuridica del monastero o abbazia.

Non esistono documenti che attestino la fondazione del santuario di Santa Maria di Prestarona per cui si può supporre che sia nato come monastero o, più sicuramente, come semplice grangia del monastero di San Filippo d'Argirò, da cui era distante circa due chilometri.

Pertanto è da ritenere che i monaci basiliani di tale monastero possedevano, probabilmente molto tempo prima dell'anno mille, la chiesa di Nostra Signora di Prestarona antecedente al saccheggio degli atei agareni, quindi risalente ai primi tempi del bizantinismo in territorio geracese.

La statua della madonna di Prestarona viene raffigurata con in braccio il bambino che gioca con una colomba che in greco è detta περιστερεων (peristéreon) che letteralmente significa Colombaia.

Tutti i titoli di madonna "della Palomba" o madonna "della Colomba" che si trovano in tantissime chiese sparse soprattutto in Calabria, derivano tutti da questo santuario.

La Madonna è particolarmente venerata dagli abitanti di Gerace e Canolo. Scrive l’Oppedisano che nel 1507 i fedeli cantavano le lodi ogni martedì della settimana(2).

Il santuario oggi ricade nel territorio del comune di Canolo.

 
 

La leggenda vuole che la Madonna si allontanasse di nascosto dal convento, andando a pregare nei luoghi a Lei cari: ovvero presso il luogo dove oggi sorge la sua cappelletta oppure nei pressi di un masso dove oggi sorge la chiesa.

Una sera ella non fece più ritorno al convento ed i monaci che uscirono per cercarla la trovarono tramutata in una statua di pietra.

 Il vescovo, messo al corrente dell’accaduto, organizzò una solenne processione per condurre la statua della Madonna nella cattedrale di Gerace ma, il giorno dopo, la madonna ricomparve presso quel masso.

Ancora una volta, il vescovo con una nuova processione più solenne della prima, la riportò nella cattedrale: ma invano.

La mattina successiva la madonna era ricomparsa nello stesso posto.

Il vescovo intuì allora il volere della Madonna e fece edificare il santuario a lei dedicato proprio sopra quel masso, dotandolo di celle per i monaci basiliani.

 

Bibliografia

1. Enzo D'Agostino Da Locri a Gerace: storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480, Rubbettino ed., Soveria M.,

   2005

2. Antonio Oppedisano, Cronistoria della diocesi di Gerace, Franco Pancallo Ed., Locri RC, 2004

 

 

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