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Le chiese della Calabria: San Demetrio Corone

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

La prima costruzione risale intorno al 955 per opera del frate Nilo Maleno da Rossano, un monaco basiliano, in seguito proclamato Santo, che qui si fermò sino al 980, fondando, dapprima, un oratorio che in breve tempo diventò un luogo di preghiera, di studio e, con esso, un ricco centro economico e agricolo, al quale di aggiunse, dapprima, una chiesa e, in seguito, un Monastero. 

La chiesa costituisce un raro esempio di architettura romanico - latina in  Calabria e pur essendo uno dei monumenti più rappresentativi è stranamente poco conosciuto.

Il complesso venne distrutto dai saraceni che sbarcarono sulla piana di Sibari attorno al X sec.

In seguito i lavori per la  sua  ricostruzione  furono  avviati da un monaco benedettino, tal Vitale da Castronuovo.

Nei successivi cento anni le vicissitudini della struttura monastica sono ignote fino a quando, nel 1088, il duca Ruggero Borsa, figlio del Guiscardo, lo poneva sotto la giurisdizione dell’abbazia benedettina di La Cava Porta,  e un frate, Pietro di Cava dei Tirreni, a cui era stata affidata l'abbazia, porta a termine i lavori di ricostruzione, impedendo anche il rito greco.

Successivamente la struttura di Sant'Adriano tornò sotto la gestione dei monaci basiliani.

Lo splendore del convento di Sant'Adriano, come tutti gli altri monasteri, cominciò il suo lento e inesorabile declino finché nel 1794 venne soppresso definitivamente.

Nel 1735 in seguito all'ingente numero di immigrati albanesi sul posto aveva convinto papa Clemente XII ad autorizzare un vescovo di rito greco ed a trasformare il convento benedettino di San Benedetto Ullano in un Collegio Italo Albanese,  quindi una specie di seminario per sacerdoti di rito greco.

Ma quest'ultimo, nel 1794, una volta abolito il convento di Sant’Adriano, venne trasferito da parte dei Borboni, insieme con la residenza del vescovo.

"L'impianto attuale risale, senza alcun dubbio all'epoca normanna, al sec. XII, ed è fortemente alterato".1 Dell’ originaria struttura  paleo-bizantina  è  rimasto solo un capitello, "pare trattasi di cosa importata forse da Rossano"2 e il pavimento.

La pianta è basilicale e le navate sono tre, divise da colonne romaniche e pilastri sia a croce sia rettangolari.

Gli stessi archi di sostegno sono disomogenei per dimensione e forma.

I capitelli su cui poggiano gli archi della navata sono affrescati con figure di santi databili dagli studiosi tra il XII e XII sec.

Al posto dell'abside centrale vi è un coro quadrato. La copertura è in legno.

Le losanghe sono disposte in modo tale da creare molteplici illusioni ottiche a seconda dal punto di vista del visitatore.

La fonte battesimale è fatta risalire ad epoca paleo-bizantina.

Un particolare rilievo merita il campanile che risale al X - XI sec, che si mantiene ben conservato.

Numerosi sono i preziosi marmi di provenienza mediorientale e africana presenti nella chiesa.

Il pavimento è composto da un mosaico marmoreo policromo realizzato con una tecnica mista di ispirazione orientale. 

I colori e gli innumerevoli simboli celano un mondo misterioso, arcano: gatti dalla cui bocca escono delle piante; maschere di uomini; un uomo ingoiato da un pesce mostruoso regge un fregio geometrico; leoni; pantere e ancora un serpente attorcigliato fino ad assumere la forma del magico numero 8.

Gli studiosi riconducono a quel numero 8 arcano: otto sono i cieli visibili, otto sono le pene dei dannati, 8 le ricompense dei giusti, otto i parametri del sacerdote, otto l'arcano maggiore della forza, otto la cifra della trasmutazione nel Battesimo, ottava la Casa della Kabbala, dove l'uomo si prepara alla morte. 

Questi motivi zoomorfi derivano dall’arte asiatica e ionica che si diffuse in occidente già in età barbarica. 

 

Bibliografia

1. Calabria Bizantina, atti del primo e secondo incontro di studi Bizantini, ed. parallelo 38, Reggio Calabria, 1974.

2. Calabria Bizantina, op.cit.

 

 Sk

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