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Le più belle chiese della Calabria

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

Sul vecchio Cocumella, che s'alza massiccio dirimpetto al leggendario Consolino con la sua guglia violenta, un luogo ancora oggi aspro e selvaggio, ... salirono, or sono mille e trecento anni (Sec. VIII), i primi monaci greci per vivere nelle grotte eremitiche la più macerante e severa ascesi anacoretica.

Il pellegrino, che oggi sale all'Eremo di Montestella, resta sensibilmente colpito dal luogo - un abisso nelle viscere della terra! - ove per due secoli circa degli Eremiti vissero in contemplazione, in preghiera ed in mortificazione.

 

La storia dell'Eremo S. Maria della Stella si inserisce nel contesto della migrazione monastica.

L'azione di assimilazione alla civiltà bizantina, in modo profondo e drastico, cominciò sul finire del secolo VIII.

In due secoli la Calabria si popolò di anacoreti, di asceti, di monaci.

"...fioriscono gli Eremi e le Laure, i Cenobi ed i Monasteri: muti nell'ombra delle fitte boscaglie, stagliati sulle groppe e crinali dei colli, raccolti nelle chiostre dei monti, silenti nei fondi delle valli... ed i Monaci più dei politici, degli economisti, dei tiranni, dei reggitori trasformano la vita, i costumi, i rapporti e la convivenza sociale".

Nel secolo VIII i primi a giungere in Calabria, provenienti dalla Siria, dalla Palestina e dall'Egitto  furono i monaci siromelchiti, che incalzati dalle orde musulmane, trapiantarono in questa terra un monachesimo anacoretico, violento, macerante e penitente.

L'altra migrazione monastica(1), più numerosa della prima, si ebbe sotto il rigore ed il furore della persecuzione iconoclasta del secolo VIII (ndr. La rottura tra Papato ed Impero bizantino - 722 d.C. - fu causata dalla lotta all’iconoclastia voluta dall'imperatore Leone III l'Isaurico - 717/741- secondo la quale tutte le immagini sacre presenti nell'Impero dovevano essere distrutte).

Sul Cocumella, che s'alza massiccio dirimpetto al leggendario Consolino con la sua guglia violenta, un luogo ancora oggi aspro e selvaggio, ... salirono, or sono mille e trecento anni (Sec. VIII), i primi monaci greci per vivere nelle grotte eremitiche la più macerante e severa ascesi anacoretica.

Il pellegrino, che giunge all'Eremo di Montestella, resta colpito dal luogo - un abisso nelle viscere della terra - ove per due secoli circa degli Eremiti vissero in contemplazione, in preghiera ed in mortificazione.

U rimitiedu” è uno stretto e lungo anfratto, ravvolto dall'ombra più fitta che affonda nella parete sinistra della grotta.

La vita di questi contemplativi ci venne così riassunta da padre Francesco Russo: “La Grotta non era altro che una escavazione naturale nelle pendici della montagna, un rifugio per proteggersi dalle intemperie: in essa si trovava una cuccetta, uno stipetto al muro, dove si depositava il Salterio, che il monaco recitava giornalmente, qualche icona(2) e qualche manoscritto biblico o di contenuto ascetico.

Gli esercizi di pietà gli eremiti li facevano in comune, riunendosi periodicamente in una grotta poco più grande delle altre, adattata a oratorio o cappella.

Il cibo era costituito da quello che le pendici del monte producevano spontaneamente, mentre le mortificazioni corporali erano addirittura inaudite”.

E non fanno difetto i documenti, nonostante la lontana età medioevale, ad indicarci l'Eremo di S. Maria della Stella o della Scala; é ricordato dal Codice greco 598 di Parigi, copiato a S. Maria di Stilo nel 1904 e contenente le opere di S. Efrem diacono. Nello stesso Codice é inserita una lista di Egumeni che ressero l'Eremo.

Le incursioni saracene costrinsero Cristodulo, Egumeno dell'Eremo, a fuggire da Patmo, salvando dei codici preziosi che i monaci avevano trascritto.

Cessata l'invasione saracena il successore di Cristodulo, Paolo, tornò a Stilo riportando molti manoscritti che costituirono il primo fondo di biblioteca nel cenobio di S. Maria.

S. Maria della Stella diviene Monastero (minore) coi Normanni, come si evince dal diploma del 1096, indizione V, col quale il conte Ruggero dota il Vescovo di Squillace - Giovanni Niceforo - della “Abbatìa santi Johannis de Stylo, Abbatìa santi Leonti, et ecclesia santi Nicolai cum Santa Maria quae prope est”.

L'Eremo diviene, coi Normanni, Grancia di San Giovanni Theresti e tale rimane per alcuni secoli.

Da due lettere scritte nel 1569 dal Card. Guglielmo Sirleto - una alla città di Stilo e l'altra al nipote Vescovo Marcello Sirleto che amministrava la diocesi di Squillace - si sa che il Cardinale Antonio Carafa, Abbate Commendatario di S. Giovanni Theresti, percepiva le rendite anche di S. Maria della Stella, e ciò, evidentemente, per la dipendenza di questa Grancia dalla Abbazia madre.

Nel 1614 “Prior de gubernio” Bartolo Carrozza descrive la vita fiorente sul piano ascetico e culturale della Grancia di S. Maria, nonchè l'inventario della libreria, compilato il 31 agosto 1604.

Nell'anno 1689, al tramonto del lungo meriggio basiliano, il cuore devoto di Fra Francesco Cabriela sospese ad un muro della vecchia Grancia l'attuale campana.

In una scheda del notaio Giuseppe Vitale da Stilo, risulta che il Monastero Santa Maria della Stella, nell'anno 1646, é ancora “Grancia dell'ordine di S. Basilio”.

L'esigenza di dare rinnovati contenuti spirituali alle varie Congregazioni religiose, indusse il Papa a sopprimere, con Breve del 22 dicembre 1652, le piccole e striminzite comunità conventuali.

Non abbiamo documenti dai quali si possa arguire che la Grancia di S. Maria della Stella sia sopravvissuta alle decisioni pontificie.

E' accertato, invece, che, sul finire del sec. XVII, i monaci basiliani, dopo secoli di vita ascetica, si allontanarono da S. Maria. La notizia ci é data dal Catasto Onciario di Stilo, compilato il 1743: “Il semplice Beneficio o sia Cappellania manuale di S. Maria della Stella, anticamente Grancia del Monastero di S. Giovanni Theresti, del quale presentemente é Rettore il Don Reverendo Paolo Antonio Arciprete Sotira”.

Si parla d'una presenza, alla vecchia grancia basiliana di S. Maria, di Padri Francescani i quali avrebbero costruito anche l'attuale conventino.

Nel difetto della documentazione storica, la memoria corre inalterata nella tradizione.

Nell'insieme cronologico l'unico periodo vacante é quello compreso tra il 1646 ed il- 1743.

Alla prima data S. Maria della Stella compare ancora come "Grancia dell'ordine si S. Basilio" ed al 1743 come “semplice Beneficio o sia Cappellania manuale”. Si alternarono quindi, sotto la giurisdizione amministrativa immediata del parroco pro-tempore di Pazzano, i Romiti laici, addetti alla vigilanza del pio luogo ed alla coltivazione delle terre della Madonna.

Nell'ultimo secolo sorse la Chiesa, si costruì l'acquedotto, fu scavata la strada nella roccia che da qualche anno arriva sino al convento e, il 12 agosto 1957, fu inaugurato l'impianto di illuminazione elettrica .

La tradizione locale vuole che la statua della Vergine della grotta sia di provenienza greca, qui approdata fin dai tempi della persecuzione iconoclasta, ma la data del 1562 iscritta sul basamento è chiarificatrice.

Il XVI sec. è il periodo della transizione dal rito greco a quello latino ed al posto dell'antica Icone  era preferibile innalzare la statua della Vergine.

Si commissionò, allora, una statua alle artistiche botteghe siciliane di scultura (Gagini e Bonanno), e, quando l'opera fu completa, per il trasporto si ricorse a un veliero, unico mezzo possibile all'epoca, il quale quando giunse al largo del nostro mare s'arrestò lasciando i marinai perplessi e indecisi.

Sopravvenuta intanto la notte - e qui lasciamo raccontare padre Giovanni Fiore, molto vicino all'episodio - ecco fra quella scurezza un raggio strisciante di fuoco quale uscito da vascello s'imboccava verso la grotta dei monte in distanza di miglia dieci: non però veduto da pochi pastori, quali vegliavano sulle loro greggi.

Al farsi del giorno pubblicata dai pastori la visione, alla quale dava non leggero peso l'immobilità del legno; con che risvegliata la gente scese in mare e salita su del vascello vi ritrovarono una bellissima statua di pietra tra marmo della Vergine, qual si recava altrove: onde si fece argomento ch'ella gradiva di fermarsi più che in altra parte sicché pubblicandosi dappertutto si moltiplicò la gente con processione ed altre sacre dimostranze per condurre come già si condusse la venerabile statua...”

 Secondo Libero Fiorenza ed Edoardo Pisani, scrittori di Pazzano, venne caricata su di un toro irrequieto che si rese buono sotto il peso amoroso della Madonna.

Salendo il sentiero irto e sassoso sotto il sole della stagione estiva, un limpido zampillo d'acqua sarebbe scaturito dal cuore dell'arsa roccia, per prodigio di Maria.

 

Bibliografia:

Testi liberamente tratti da "La stella sulla vetta - L'eremo di S.Maria della Stella tra storia e spiritualità", a cura di Don Enzo Chiodo, Pazzano 1996, gentilmente concessi dell'autore.

(1) SQUILLACE Mario, L'Eremo di S. Maria della Stella (Grottaferrata 1965) 13-14.

(2) SQUILLACE Mario, L'Eremo. 15-17 

 

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