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I comuni della Calabria

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

 

L'odierno sito  di Civita era gią abitato in tempi remoti vi era allocata una stazione di sosta lungo l'antico itinerario dei Sibariti che, risalendo la fiumara dell'Akalandros (Raganello):

- ascendevano verso i boschi dei Pollino per l'approvvigionamento del legname e della pece

 da utilizzare per la costruzione delle navi, che costituivano la sua potente flotta mercantile;

- per il trasporto delle merci da Sibari attraverso le gole del Massiccio in direzione delle

 cittą satelliti della costa tirrenica e viceversa, su questa cui via si muovevano i grandi

 traffici commerciali tra lo Jonio e il Tirreno;

- per la transumanza.

Anche i Romani e i Bizantini utilizzarono il luogo, costruendovi un "castrum" naturalmente difeso e ricco d'acqua, oppure come occasione di vita meditativa presso le abbazie di San Salvatore, di cui, oggi, non rimane nulla e dello Spirito Santo, di cui rimane il rudere.

Dopo la morte di Skanderberg, avvenuta nel 1468, gli Albanesi si sono rifugiati nelle regioni dell'Italia meridionale, per sfuggire alla dominazione dei Turchi ottomani che avevano conquistato i Balcani e l'Albania.

I fuggiaschi, infatti, hanno trovato ospitalitą nei territori del Re di Napoli e dei  suoi  feudatari, sia  perché gią negli anni  precedenti  gli albanesi  erano stati chiamati come soldati mercenari, sia per la necessitą di ripopolare contrade e paesi e, inoltre, rimettere a coltura territori abbandonati e periferici.

Pertanto, intorno al 1471, profughi albanesi provenienti dall'Albania meridionale trovarono, su questo terrazzo naturale, collocato a 450 metri sul livello dei mare,  "uno degli insediamenti umani pił belli della Calabria interna" e vi fondarono Civita.

 In effetti, i profughi si posizionarono sul sito che fu gią dei sibariti, dei romani e successivamente dei bizantini, ripopolando il preesistente "Castrum Sancti Salvatoris", distrutto, in precedenza, da un violento terremoto, intorno alla metą dei secolo XV (1456).

Il primo signore di Civita fu Giorgio Paleologo Assan. Nel seicento la famiglia d'Urso riesce a scorporare Civita dai territori di Cassano, proprietą dei Principi di Bisignano, costituendo per diversi anni un feudo baronale autonomo.

Il Paese passņ poi dai Sanseverino ai Campilongo, ai Rovitti ed infine ai Serra‑Cassano.

All'inizio dell'ottocento Civita ottiene i suoi demani autonomi, che vengono ridefiniti territorialmente dopo l'unitą d'Italia, alla quale hanno contribuito anche diversi suoi figli come Gennaro Placco e Serafino Basta.

Oggi la comunitą arbėrėsh di Civita conta milleduecento abitanti e si presenta come una delle poche autentiche “isole" del mondo orientale, sia per la spiritualitą ed il misticismo dei loro riti, sia per le testimonianze artistiche che abbelliscono le chiese: icone, mosaici e pitture murali bizantine. (1)

 

 

 Sk

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