www.maridelsud.com

Comuni della Calabria

t Home|Index|Foto u

Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia - Rocco Giuseppe Tassone,  testi

 

 Storia u

 Tradizioni

 Prodotti

 Bibliografia

 

Di origine sicuramente greca, come vuole la tradizione che racconta la leggenda di un nobile guerriero che, a seguito dell’invasione della vicina Medma da parte dei Longobardi e dei Saraceni, scappò verso l’interno fino a raggiungere un affaccio sul mare sufficientemente lontano a cui diede il proprio nome: Kandidus da cui Candidoni.

Secondo Giuseppe Pensabene, invece il toponimo è di derivazione latina. Si tratta di guarnigione romana Candida Acies (reparto brillante).

Infatti nelle vicinanze passava la strada costruita dai locresi per raggiungere la colonia Medma e, in seguito, anche la Via Popilia.

Dai toponimi dei paesi vicini, Bellàntoni (Bellantum acies Reparto dei guerrieri), Stellàtone (Stellatina Acies Reparto di Stellate) si evidenzia che la zona, durante il periodo romano, dovette essere molto presidiata.

     Le vicende storiche vedono il centro muoversi su e giù per una scala di valore e di importanza politico-economica che ha seguito le sorti della vicina e più importante città di Borrello.

Appartenne al gran Giustiziere di Calabria Giovanni Candida e ai suoi eredi. Nel 1054 Umfredo il Normanno acquistò il paese con le sue terre e due anni dopo lo cedette al fratello Roberto conte di Calabria.

Passò qualche anno sotto Gualtiero Appard, poi sotto Carlo d’Angiò, Tommaso d’ Argot e Ruggero di Lauria, i Sanseverino, casa d’ Aragona e quindi, come contea di Borrello passò ai Pignatelli che governarono fino al 1806.

Il legame con Borrello non è stato solo politico, ma anche nella sorte.

Il terremoto del 1783 ha cancellato definitivamente Borrello e devastato gravemente Candidoni che ha avuto in quell’occasione 40 morti di cui 22 maschi e 18 femmine.

 Tra i morti si annoverano i nomi del notaio Pasquale Insardà, del fisico D. Carlo Antonio Cognetti, del rev. D. Domenico Loschiavo e del rev. D. Francesco Spanò il cui corpo venne trovato tra le macerie solo quattro mesi più tardi.

Gravi i danni anche al patrimonio artistico: distrutti diversi conventi e le cinque chiese nel centro abitato.

 Dieci anni più tardi grazie all’ operosità della gente, veniva consegnata al culto la nuova chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola che, portando la data del 1793, è oggi una delle chiese più vecchie della Piana di Gioia Tauro ed è anche una delle più ricche di opere d’ arte come l’altare marmoreo d’imponente maestosità, le due grandi statue raffiguranti Pietro e Paolo e le numerose statue lignee ed arredi risalenti ai secoli XVII-XVIII.

 Oggi, purtroppo, la chiesa si trova in precarie condizioni e dopo un restauro “assassino” di qualche anno fa, rischia di polverizzarsi nell’ abbandono e nell’ indifferenza al pari dei ruderi di Borrello il cui territorio ricade nel comune di Candidoni.

                                                 Rocco Giuseppe Tassone

                                                                                                     

 

 Sk

  p Torna su     t Home|Index|Foto u

 

  Risoluzione racc.: 800x600 pixels - 16 mil. colori - Browser min. indicato: I. E. 4.0

 

  Tutti i diritti riservati - webmaster@maridelsud.com - Sul web dal 1997

 by Spiderkapp