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Di origine sicuramente greca, come vuole la tradizione che racconta la leggenda di un nobile guerriero che, a seguito dell’invasione della vicina Medma da parte dei Longobardi e dei Saraceni, scappò verso l’interno fino a raggiungere un affaccio sul mare sufficientemente lontano a cui diede il proprio nome: Kandidus da cui Candidoni.

     Le vicende storiche vedono il centro muoversi su e giù per una scala di valore e di importanza politico-economica che ha seguito le sorti della vicina e più importante città di Borrello.

Appartenne al gran Giustiziere di Calabria Giovanni Candida e ai suoi eredi. Nel 1054 Umfredo il Normanno acquistò il paese con le sue terre e due anni dopo lo cedette al fratello Roberto conte di Calabria.

Passò qualche anno sotto Gualtiero Appard, poi sotto Carlo d’Angiò, Tommaso d’ Argot e Ruggero di Lauria, i Sanseverino, casa d’ Aragona e quindi, come contea di Borrello passò ai Pignatelli che governarono fino al 1806.

Il legame con Borrello non è stato solo politico, ma anche nella sorte.

Il terremoto del 1783 ha cancellato definitivamente Borrello e devastato gravemente Candidoni che ha avuto in quell’occasione 40 morti di cui 22 maschi e 18 femmine.

 Tra i morti si annoverano i nomi del notaio Pasquale Insardà, del fisico D. Carlo Antonio Cognetti, del rev. D. Domenico Loschiavo e del rev. D. Francesco Spanò il cui corpo venne trovato tra le macerie solo quattro mesi più tardi.

Gravi i danni anche al patrimonio artistico: distrutti diversi conventi e le cinque chiese nel centro abitato.

Dieci anni più tardi grazie all’ operosità della gente, veniva consegnata al culto la nuova chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola che, portando la data del 1793, è oggi una delle chiese più vecchie della Piana di Gioia Tauro ed è anche una delle più ricche di opere d’ arte come l’altare marmoreo d’imponente maestosità, le due grandi statue raffiguranti Pietro e Paolo e le numerose statue lignee ed arredi risalenti ai secoli XVII-XVIII.

 Oggi, purtroppo, la chiesa si trova in precarie condizioni e dopo un restauro “assassino” di qualche anno fa, rischia di polverizzarsi nell’ abbandono e nell’ indifferenza al pari dei ruderi di Borrello il cui territorio ricade nel comune di Candidoni.

                                                                            Rocco Giuseppe Tassone

                                                                                                     

 

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