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Comuni della Calabria |
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Tradizioni u Bibliografia
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Plaesano (fraz. di Feroleto) San Biagio, protettore degli animali, nel nostro paesello si festeggia il 3 febbraio, con usanza molto caratteristica. L'agiografia del Santo dice che fu vescovo di Sebaste e che fu martire ai tempi dell'imperatore romano Diocleziano. Aggiunge che s'era dato ad una vita di penitenza e di digiuno e che, nella spelonca del suo rifugio, accoglieva gli animali più feroci, i quali con lui divenivano dolci e mansueti. La leggenda dice ancora che il Santo una volta, tornando dalla Francia, capitò in casa di un uomo buono e d'una donna malvagia. |
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Il marito l'accolse in casa e la moglie dispettosa e cattiva lo fece dormire su un giaciglio di paglia, sul quale aveva versato dell'acqua sporca, e gli dette da mangiare delle spine di pesce. Il Santo sopportò tutto in silenzio, e la mattina, dopo aver ringraziato, si avviò. Ma il figlio della donna stava per soffocare, perché mangiando s'era conficcato una spina nella gola. Il Santo, richiamato indietro, fu buono e guarì il piccolo sofferente. Perciò in tutta la piana s'invoca il Santo come guaritore delle malattie della gola, recitando la seguente historiola: |
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Quando San Brasi veniva di Francia cu na spata e cu na lancia arrivau di n'omu bonu di na fimmana marvasa, pasta rasa, acqua spasa, |
nesci morbu da me casa, reschi di pisci ci dasti a mangiari sta dogghia di gola veni a passari. Mentre per il dolore di pancia, si dice : “sta dogghia di panza veni a passari”. |
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A Plaesano, dove si giunge tra ulivi secolari, il culto del Santo assume anche una forma molto pittoresca. I contadini ed i bovari di Rosarno, di Gioia, di Cittanova, di Galatro, di Anoia, di San Giorgio Morgeto, che arrivavano in pellegrinaggio a Plaesano, si fermavano all'ingresso del paese, presso il Calvario, dove i buoi venivano liberati dal giogo e gli altri animali, quali caprette, pecore, cavalli, asini e muli, fatti riposare. Poi, dopo il riposo, i buoi venivano riaggiogati di nuovo e guidati verso la chiesa del Santo dal padrone, il quale faceva compiere loro tre giri attorno al santuario. Si credeva così di ottenere la purificazione degli animali e dei mezzi, mettendoli sotto la protezione di San Biagio, al quale rivolgevano le suppliche e i voti. |
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E' da tenere presente che, a quei tempi, la sopravvivenza di una famiglia era strettamente legata all'efficienza degli animali domestici. La manifestazione era davvero pittoresca. La festa culminava nella processione del santo. Anche la statua doveva fare i rituali tre giri attorno alla chiesa. Tra un furioso strepitio di tamburi, l'andatura della processione diventava sempre più rapida, sicché il terzo giro era una corsa violenta. Al Santo si offrivano in voto le riproduzioni in cera delle membra guarite per la sua protezione. Questi offriva un galletto vivo, quello un bimbo in cera, altri exvoto come l'immagine di un bimbo confezionato con pane, altri ancora con una specie di pasta dolce di farina, uova e zucchero (u pupatolo, il pupattolo). |
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La festa del Santo era collegata con un rito agrario. I tre giri avvenivano con una furia, con una sempre più aumentata rapidità, quasi che così si potesse liberare dalla statua un'influenza purificatrice e fecondatrice, tanto più forte quanto più rapido e ossessionante era il giro. Particolare interessante: nei giri attorno alla chiesa, mentre i pastori conducevano i loro animali, i contadini reggevano delle piantine, abitualmente d'olivo, che avrebbero piantato l'indomani. Essi credevano che il Santo li benedicesse. Questa specie di "eresione" riconferma il carattere agrario del culto e della processione, la quale, con molta probabilità, si era sostituita ad un rito pagano(1). |
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Feroleto - Plaesano - Altri paesi della piana. Un uso gentilissimo, ancora vivo, è il comparatico di San Giovanni. Un giovanetto contadino invia il 24 giugno all'amico, col quale vuol contrarre il comparatico, un mazzetto di garofani, accompagnati con un dono. L'altro corrisponde con dei fiori e con un dono il giorno San Pietro e Paolo, il 29 giugno, ed il legame è contratto. D'allora i due si chiamano "compari", e lo scambio dei regali e delle gentili attenzioni nelle ricorrenze che dura per tutta la vita è il comparatico di mazzetto o di gramagliettu (dall'italiano "ramaglia", latino ramale, plur. ramalia, stipa, rami, frasche)(2). |
| (1) (2) Liberamente tratto da "La piana di Gioia ...: tradizioni e costumi" di Antonino Basile |
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