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La piana di Gioia conserva ancora  "consuetudini e usi antichissimi" che risalgono ai tempi della Magna Grecia, spesso collegati con quelli della piana di Locri, suo centro fondatore.

"Un detto popolare dice che «tra una rosa e una palma c'è di mezzo una Gioia» alludendo alla ricchezza commerciale di Gioia Tauro, antico centro d'imbarco degli oli e dei vini della piana posta tra Rosarno e Palmi"(1).

Il paesaggio vegetale predominante della piana, ed in particolare di Gioia, è costituito dalle colture agricole.

Le colture più largamente diffuse sono gli agrumi, la vite e l'ulivo.

A Gioia gli agrumi trovano una maggiore diffusione rispetto al resto del territorio della Piana.

Le vigne si espandono nella zona delle Ciambre, al confine con il territorio di Palmi, e nella Lamia.

L'ulivo è la pianta dominante lungo tutto il territorio di Gioia e della Piana.

Esso costituisce "l'essenza più espressiva e simbolica del paesaggio" sono "oltre quattro milioni di piante ... di mole gigantesca nodosi e contorti e dal tronco possente e cavernoso"(2), questi ulivi raggiungono proporzioni gigantesche, tanto che una sola pianta può produrre oltre 140 litri di olio.

 
 

Con l'avvento della grandi vie di comunicazioni, la ferrovia prima e l'autostrada dopo, che attraversano in lungo tutto il territorio di Gioia, la classe dominante cittadina ha compreso che Gioia aveva tutte le carte in regola per diventare la struttura commerciale portante per tutto il territorio della piana. Un centro di supporto commerciale e di servizi in loco, da poter sostituire la grande e lontana città di Reggio Calabria. E così è stato.

Nei primi anni del 1970 una politica a carattere spartitorio assegnava al territorio della Piana di  Gioia Tauro la realizzazione del V centro siderurgico nazionale e un porto a supporto dello stesso. Pochi anni dopo con il sopraggiungere della crisi siderurgica a livello mondiale il progetto si arenò.

Dal fallimento di questo grande progetto è rimasto realizzato solo il porto, il più grande d'Italia e il secondo della comunità Europea per dimensioni.

Questo porto, per lunghi anni, rimase una cattedrale nel deserto, frutto di dell'ennesima espressione politica fallimentare nell'Italia meridionale.

 
 

Improvvisamente negli anni 80 del secolo scorso il porto venne attivato per il servizio di hub transhipment che, con un'area operativa di 1.245.000 m2, un'area di stoccaggio di 790.000 m2 e una capienza massima di 40.000 containers, in pochi anni è divenuto il primo porto del mediterraneo per la movimentazione di container intercontinentali.

   
   

Bibliografia

1. Antonino Basile, La piana di Gioia e la piana di Locri: tradizioni e costumi, 1962

2. Luigi Lacquaniti, La piana di Gioia e la piana di Locri: ambiente e vita economica, 1963

 

 

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