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"Sul versante tirrenico della Calabria meridionale in corrispondenza della pių meridionale delle insenature della penisola italiana, si apre a guisa di un grande teatro rivolto verso le isole Eolie, la piana di Gioia, una regione tra le meglio definite della Calabria per aspetti geografici, con una sua fisionomia antropica ed economica propria e distinta dalle regioni morfologiche e geografiche finitime"(1).

Gioia Tauro, all'interno di questo grande teatro, si posiziona proprio sulla scena. Alle spalle, come a formare la scenografia, l'azzurro mar Tirreno e le mitiche isole Eolie.

Scriveva Leonida Repaci(2) nel 1960, quando ancora il territorio della piana di Gioia Tauro non aveva subėto la grande ferita inferta dalle ruspe per la costruzione del V Centro siderurgico nazionale, del resto poi mai avvenuta: "A nord (dell'Aspromonte) la piana .. di Gioia, (č un) immenso vigneto che trova sul Petrace le prime avanguardie di agrumeti e di uliveti partiti da Amato e da Rosarno, dove la costa gira fino a capo Vaticano ..", ... "Gioia Tauro non ha una storia cosė memorabile, anche se si riallaccia a Locri come sua colonia, fondata sul luogo dell'antica Metaurum.

  In compenso Gioia č la capitale italiana dell'olio, che viene fuori autentico, profumato, dolceamaro, da cinque milioni di piante sparse tra Gioia e l'Aspromonte, e tra le quali la maggior parte sono ulivi saraceni, di trecento, quattrocento anni."

Bibliografia

1. Luigi Lacquaniti, Anfiteatro sul Tirreno, la piana di Gioia e la piana di Locri, FI, 1962

2. Leonida Repaci, Il silenzio della storia, FI, 1962

 

 

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