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Comuni della Calabria - Presentazione |
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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia e testi - Veronica Aretini: testi |
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Index u
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Il maggior centro del fertile e popoloso altopiano che si estende a nord del monte Poro è la città di Vibo Valentia, situata sul versante ovest, a 556 metri sul mare, verso la vallata del Mesima, (il nome attuale fu sostituito nel 1928 a quello normanno-svevo di Monteleone). L'abitato, che deve il suo aspetto attuale alla ricostruzione effettuata dopo i terremoti del 1783 e del 1905, scende dal castello normanno, con un'ampia gradinata di vie, verso i quartieri più bassi e pianeggianti. Le sue strade hanno un aspetto semplice, elegante e decoroso e in genere si presentano vivaci specialmente durante i giorni in cui si svolgono i tradizionali mercati, molto frequentati, la cui istituzione risale addirittura al XVI, secolo. |
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Vibo Valentia era il centro ove affluiva, sino a qualche decennio fa e oggi in parte sminuita, la vasta produzione agricola e dell'allevamento della zona del Poro, specialmente grano, olio, vino, ortaggi, carni e derivati del latte, ed è località di tradizione artigiana. Tale produzione ha trovato sbocco, nel corso dei secoli, tramite il porto della città che garantiva l'export - import delle merci, e, inoltre, il servizio postale, i soccorsi e il servizio passeggeri per un vasto territorio della Calabria La maggior parte degli abitanti risiede nel capoluogo, il rimanente e suddivisa nelle varie frazioni di cui si compone il comune. Fra queste la più importante è Vibo Valentia Marina, costruita attorno al porto artificiale iniziato dai Borboni nella baia di santa Venera da cui, sino al 1928, anche il centro prendeva il nome. |
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Il suo entroterra naturale è rappresentato da una zona che comprende in parte la fertile piana di Sant'Eufemia, e in parte la piana di Rosarno, gli altopiani delle Serre e del Poro e l'alta valle del Crati. Nel decennio 1955-1965 il centro era stato designato come zona della futura industrializzazione dell’allora provincia di Catanzaro, ed in quest'ottica ha visto sorgere importanti stabilimenti come la Nuovo Pignone e l’Italcementi. Altra attività di sempre è la pesca che si praticata lungo tutta la costa e le cui industrie ittiche sono quasi tutte concentrate a Pizzo. |
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Bibliografia Liberamente tratto da: Gabriele Sampieri: "Dove fiorì l'arte della seta: l'altipiano vibonese". Firenze, 1963 |
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