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Comuni della Calabria - Presentazione

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Il maggior centro del fertile e popoloso altopiano che si estende a nord del monte Poro è la città di Vibo Valentia, situata sul versante ovest, a 556 metri sul mare, verso la vallata del Mesima, (il nome attuale fu sostituito nel 1928 a quello normanno-svevo di Monteleone).

L'abitato, che deve il suo aspetto attuale alla ricostruzione effettuata dopo i terremoti del 1783 e del 1905, scende dal castello normanno, con un'ampia gradinata di vie, verso i quartieri più bassi e pianeggianti.

Le sue strade hanno un aspetto semplice, elegante e decoroso e in genere si presentano vivaci specialmente durante i giorni in cui si svolgono i tradizionali mercati, molto frequentati, la cui istituzione risale addirittura al XVI, secolo.

Vibo Valentia era il centro ove affluiva, sino a qualche decennio fa e oggi in parte sminuita, la vasta produzione agricola e dell'allevamento della zona dell'altipiano del Poro, specialmente grano, olio, vino, ortaggi, carni e derivati del latte, località di tradizione artigiana.

Tale produzione ha trovato sbocco, nel corso dei secoli, tramite il porto della città che garantiva l'export - import delle merci, e, inoltre, il servizio postale, i soccorsi e il servizio passeggeri per un vasto territorio della Calabria

La maggior parte degli abitanti risiede nel capoluogo, il rimanente e suddivisa nelle varie frazioni di cui si compone il comune.

Fra queste la più importante è Vibo Valentia Marina, costruita attorno al porto  artificiale iniziato dai Borboni nella baia di santa Venera da cui, sino al 1928, anche il centro prendeva il nome.

 
 

Il suo entroterra naturale è rappresentato da una zona che comprende in parte la fertile piana di Sant'Eufemia, e in parte la piana di Rosarno, gli altopiani delle Serre e del Poro e l'alta valle del Crati.

Nel decennio 1955-1965 il centro era stato designato come zona della futura industrializzazione dell’allora provincia di Catanzaro, ed in quest'ottica ha visto sorgere importanti stabilimenti come la Nuovo Pignone e l’Italcementi.

Altra attività di sempre è la pesca che si praticata lungo tutta la costa e le cui industrie ittiche sono quasi tutte concentrate a Pizzo.

Bibliografia

Liberamente tratto da:

Gabriele Sampieri: "Dove fiorì l'arte della seta: l'altipiano vibonese". Firenze, 1963

 

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