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Comuni della Calabria - Cenni storici

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 Monteleone u

 

 

 

All’indomani della conquista araba di Messina, dell’847, la città dovette subire le devastazioni provocate da reiterate incursioni saracene se dobbiamo credere a quanto riportato dalla storiografia più recente che si occupa dell’età normanda, riportante come sotto il conte Ruggero nella costruzione dell’abbazia di SS. Trinità in Mileto, distrutta dal terremoto del 1783, fossero utilizzati i materiali degli edifici di Monteleone distrutti dai saraceni.

La ricostruzione della città avviene sotto  Federico II di Svevia che, nel 1235, ne ordina la riedificazione sotto il nome di Monteleone(1).

Agli avvii del XVI secolo la città  è importante signoria dei duchi di Monteleone. Difatti  dal 1501 diviene appannaggio della famiglia Pignatelli nelle cui mani, insieme a Monteleone, erano caduti anche gli attuali comuni di Iappolo, Rosarno, Laureana di Borrello, Feroleto della Chiesa.

Confermata dal Cattolico nel 1506, la signoria è ulteriormente rafforzata dalle tante cariche di alta responsabilità mantenute dai Pignatelli nel corso di tutto il ‘500 e per il primo ventennio del ‘600.

Nel 1621, alla morte di Ettore Pignatelli, avvenuta a Madrid, la successione al diritto feudale passa alla figlia secondogenita Geronima.

 
 

Ne nasce una lite giudiziaria da parte dei Carafa di Nocera, ad uno dei quali era andata sposa la figlia primogenita Anna(2).

La lite si spiega con la grande importanza raggiunta nel Cinquecento da questa signoria, la cui robusta produzione agricola, con le connesse attività industriali (seta, zucchero da “cannamele”, tonnare) e la fruizione dell’antico porto di Bivona, è da ritenersi fattore non trascurabile agli effetti dell’ incremento demografico assai netto che al tempo si registra nella città e nel  proprio contado.

Difatti nell’arco di circa un secolo la popolazione si raddoppia passando dai 4560 abitanti del 1532, ai 10750 abitanti del 1648(3).

La consistenza raggiunta da Monteleone ancora alla fine del ‘500 può essere indicata  dal fatto che, nel 1603, il duca Ettore Pignatelli ne aveva affittato le rendite per sei anni al beneventano  Giuseppe Punzo e a Cesare Pessina per la somma assai consistente di 26 mila ducati annui.

Si deve osservare, comunque, che nel corso del secolo precedente anche i Pignatelli erano stati costretti ad alienare sezioni di territorio. Eclatante è l’alienazione  di Iappolo, avvenuta nel 1572 per una somma di 6mila ducati, ad Antonello Galluppi, che rimane poi a lungo ai Galluppi, insieme al vicino casale di Coccorino(4) 

 

NOTE

1) D:Ficarra, Storia della Calabria, Falzea ed., Reggio Cal 1995, p.48,n.11

2) G.Galasso, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Feltrinelli,  Milano 1975,p.32

3) La numerazione è da ritenersi approssimativa  in quanto  ottenuta moltiplicando  per cinque il numero dei fuochi. V.di  F.Albanese,

    Vibo Valentia nella sua storia, Vibo 1974,p.258 

4) SNSP,  Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, ms. XXVIII C 2, parte II, cc.53-57 e 9-12

 

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