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Letteratura calabrese: 700 e 800 |
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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia |
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Letteratura 700/800 u Bibliografia
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All'infuori del gruppo apriglianese, fino all'Ottocento, nella Calabria cosentina non si trovano che altri due soli poeti: Antonio Folino di Scigliano e Giuseppe Gerbasi di Cosenza, i quali, d'altronde, si occuparono soltanto di traduzioni in dialetto. |
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Tra la grande varietà di dialetti, tutti nutriti di termini greci, arabi, spagnoli e francesi, quello apriglianese è considerato il più rappresentativo e il più puro di tutta la regione, tanto che il vocabolario più importante, tipico del vernacolo calabrese, è quello del professore Luigi Accattatis, che raccoglie i vocaboli soprattutto dell'apriglianese. Sebbene a un livello più modesto, vi sono altri esempi di autori di poesia dialettale: Geronimo Filocamo, cui tenne dietro Nicola Colarti, e i sacerdoti di Motta Santa Lucia Gerolamo Scalzo e Antonio Marasco |
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Da allora sempre più poeti si sono cimentati nella produzione poetica vernacola, pertanto, nel panorama generale del folklore, si fa cenno dei più rappresentativi e soprattutto di quelli che attingono dalla vita quotidiana i motivi della loro poesia. L'abate Conia nacque a Galatro nel 1752. Invitato a Roma e nominato predicatore apostolico così da poter parlare in presenza del Papa nella Cappella Sistina, preferì tornare nella sua diletta Galatro. Asceso agli alti gradi nella diocesi di Mileto, fu chiamato a far parte dell'Accademia Florimontana di Monteleone. Le sue opere sono di carattere religioso ed in parte di carattere satirico. |
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La sua opera principale è "Nu ciucciu di cent'anni" dove racconta un gustoso episodio a lui accaduto. Morì ad Oppido, dov’è tutt’ora sepolto, nel 1839. Vincenzo Ammirà è uno dei più grandi poeti arricchitosi di motivi romantici e dialettali dell’800, nato nell'attuale Vibo Valentia e celebre soprattutto per "A Pippa". Scrisse, tra l’altro, la “Ceceide” Vincenzo Padula, nativo di Acri, sacerdote dai bollenti spiriti e notissimo letterato, di cui si ricorda la bella favola contadina "La notte di Natale". La poesia "Ninna Nanna di Natale" ci fa capire l'importanza della poesia dialettale: |
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Michele De Marco, nato a Perito di Pedace e noto col nome di Giardullo, fu un filosofo disilluso, ironico e sempre buono, felice della vita semplice che descrive costantemente nelle sue composizioni. Vittorio Butera, che nacque il 23 dicembre 1877 a Confluenti (CZ), già giovanissimo dedicò riconoscente al suo maestro che più di ogni altro aveva contribuito alla sua formazione, la nota poesia "Thuornu a ra scola". |
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Il Butera è divenne popolare con la pubblicazione dell'unica sua opera "Prima cantu e ddoppu cuntu". L'influenza del folklore nella cultura calabrese è stata sempre notevole, sentita da tutti coloro che alla Calabria hanno dedicato l'opera del loro ingegno... non vi è scrittore o uomo di cultura, infatti, che non abbia esordito nella pubblicistica se non occupandosi delle tradizioni del suo paese natale. |
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